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Nel Comune di Squinzano, in località Casalabate, a pochi metri di distanza dal mare e a circa due metri di altitudine si erge Torre Specchiolla, recentemente restaurata.

Gianluigi Tarantino (2021)


Torre Specchiolla domina la marina di Casalabate, nata un tempo come piccolo borgo di pescatori, oggi meta balneare per molti turisti. Comunicava visivamente a nord con Torre San Gennaro  (oggi scomparsa), nel comune di Torchiarolo e a sud con Torre Rinalda.

La storia

Torre Specchiolla è classificabile come torre tipica del Regno. Queste torri furono costruite prevalentemente nel decennio 1565-75 in seguito all’Orden General di Perafan de Ribera emanato nel 1563, per aumentare ulteriormente il numero di torri costiere a protezione della Terra d’Otranto che proprio in quegli anni era in particolare sofferenza. La torre viene indicata in quasi tutta la cartografia antica a partire dal XVI secolo, inizialmente col nome di “Torre della punta dello Specchio”.

La costruzione della torre fu assegnata, come attesta un atto del 19 agosto 1582, a Mario Schero di Lecce in seguito ad una lunga serie di bandi e offerte per l’aggiudicazione e spartizione degli appalti di più torri. Riporta il Cosi (1989), “Al bando fatto in Napoli, verso la metà del 1582, per la costruzione delle torri: Specchiulla, S. Giovanni de la Pedata, fra Saturo e Capo S. Vito (Lama), Fiumicelli di Otranto, Venneri e S. Caterina, partecipa il maestro Martino Cayzza con l’offerta di 90 ducati d’incanto. La R. Camera ordina a Ferdinando Caracciolo Governatore di Terra d’Otranto di rinnovare l’asta per ottenere una migliore offerta.” In un successivo documento del 15 febbraio 1584, Mario Schero reclamava dalla Regia Camera, quanto gli spettava per il lavoro già terminato e approvato dal Regio Ingegnere provinciale Paduano Schero.

La torre agli inizi del XIX secolo venne censita in buono stato e nel 1842 risultava ancora in uso dalla Guardia Doganale. Recentemente ha subito un importante restauro che ne ha consolidato la struttura ma che ha anche snaturato la torre, eliminando alcuni importanti segni ed aggiungendone di nuovi. La torre è tuttora proprietà privata. 

Dalla rivista La Zagaglia (1964)
Carlo Carrisi, Instagram (2017)

La struttura

Torre Specchiolla, come detto, è un bellissimo esempio di torre tipica del Regno, caratterizzata dunque da una base quadrata (circa 11 metri per lato), un corpo scarpato ed il coronamento in controscarpa. Gli spigoli sono costruiti con blocchi squadrati mentre le pareti sono realizzate con pietrame irregolare. La torre presenta dodici caditoie, tre per lato. Dall’appoggio dei barbacani in su è stato tutto ricostruito e, in lato mare, sono state realizzate due grandi aperture, una porta e una finestra. Originariamente, al piano terra vi era una cisterna. Al primo piano invece, il vano agibile al quale si accedeva tramite scala rimovibile o ponte levatoio situato in lato monte (il lato opposto al mare).

Dove si trova: https://goo.gl/maps/NJMicYCatgoYX4rZ7

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Tricarico, G. (2020). Le fortificazioni litoranee di Terra d’Otranto: una panoramica sulle torri costiere della provincia di Lecce.

Torre Rinalda

Torre Rinalda, il cui rudere è stato recuperato, si erge nel Comune di Lecce, sul livello del mare.

Emanuele Stifanelli, Flickr.

Torre Rinalda comunicava visivamente a nord con Torre Specchiolla e a sud con Torre Chianca. Ormai quasi a ridosso del mare per via dell’erosione del litorale sabbioso, la torre ha dato il nome all’omonima località balneare sviluppatasi attorno. É presente in tutta la cartografia antica a partire dal XVII secolo, col nome di “Torre della Rinalda”.

La Storia

La costruzione di Torre Rinalda fu opera del maestro Nicola Saetta di Lecce, come testimoniato da un documento del 2 ottobre 1567, citato dal Cosi (1989) e dal De Salve (2016), che riporta dei 200 ducati che Saetta ricevette dalla Regia Camera per la costruzione della stessa.

Riporta il Cosi: “Il maestro Nicola Saetta di Lecce, in virtù di lettere spedite dalla R. Camera il 9 settembre 1567 (In litterarum Curie 40 N. 207) e di mandato spedito il 27 dello stesso mese dal marchese di Capurso, il 2 ottobre 1567 riceve dal Percettore 200 ducati a buon conto per la costruzione di tre torri, nelle marine di Lecce e Squinzano, nei luoghi detti Raynalda, Vienneri e la Chianca.”

Tra gli altri documenti citati dal Cosi vi sono i seguenti:

“Andrea Perefuan, nominato caporale della torre Rinalda dal vicere Alfonso Pimentel y Herrera con lettere patenti spedite da Napoli il 31 maggio 1607 (Reg. tas in Patentium 1° turrium f.° 49), il 9 agosto 1608 si dimette dall’incarico essendo da molti mesi ammalato nella torre.”

Giovanni Vincenzo Rucco di Nardò, caporale della torre di Rinalda, e Angelo Zacheo di Martano, caporale della torre dello Scorzone (S. Caterina), il 1° agosto 1609 si scambiano le torri (con richiesta di R. Assenso), perché a nessuno dei due è favorevole il clima della torre finora occupata.”

Torre Rinalda fu censita in buone condizioni nel 1825 e nel 1842 risultava ancora in uso dalla Guardia Doganale. Fu restaurata nel 2001 perché gravemente danneggiata dai fenomeni atmosferici e dall’azione del mare. Tuttavia necessiterebbe di maggiori tutele in quanto il livello del mare si avvicina progressivamente, mettendo dunque in forte rischio la struttura.

Giovanni Cosi (1989)

La Struttura

La torre, classificabile come tipica del Regno, appare oggi in discrete condizioni perché fortunatamente restaurata. Rimane del suo grande rudere l’intero basamento scarpato oltre a un’ampia parte del piano agibile. Presenta una struttura troncopiramidale a base quadrata e venne innalzata utilizzando blocchi di carparo regolari. Sono ancora ben visibili due feritoie in lato mare e lato costa-nord. Inoltre è visibile una parte della volta a botte del piano agibile, ormai quasi completamente crollata. La parte superiore è completamente diroccata. Probabilmente presentava dodici caditoie, tre per lato.

Dal sito Robintur.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/T4udYakyMXVqztDH6

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Wikipedia (2020). Torre Rinalda. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Rinalda

Torre Chianca (Lecce)

Nel di Comune di Lecce, nell’omonima località, sorge Torre Chianca a 20 metri dal mare e a un’altitudine di due metri. Il rudere è oggi in stato di abbandono.

Vito Pezzuto (2020).

Torre Chianca, da non confondere con l’omonima torre nel comune di Porto Cesareo, comunicava visivamente a sud con Torre Veneri e a nord con Torre Rinalda. È la prima torre a base circolare grande della provincia di Lecce muovendosi da nord a sud. Il rudere domina questo tratto di litorale roccioso basso e ha dato il nome alla rinomata località turistica.

La Storia

La costruzione della torre fu merito del maestro Nicola Saetta di Lecce, come testimoniato da un documento del 2 ottobre 1567, che riporta dei 200 ducati che lo stesso ricevette dalla Regia Camera per l’edificazione di questa e altre due torri, tra cui la vicina Torre Rinalda.

Viene citata in alcuni documenti e in tutta la cartografia a partire dal XVI secolo, con il nome di “Torre di porto della Chianca” (chianca, nel dialetto locale, significa lastra di pietra) e nel 1569 era già presente negli Elenchi dei Viceré. Venne censita in buono stato nel 1825 e fu utilizzata dalla Guardia Doganale almeno fino al 1842. Come riportato dal de Salve (2016), durante la Seconda Guerra Mondiale la torre fu utilizzata come postazione di artiglieria. Non è chiaro però in quali condizioni fosse la torre all’epoca.

Vito Pezzuto (2020)

La Struttura

Il grande rudere a base circolare si trova in cattive condizioni di conservazione. Resta l’intero basamento, con diametro di circa 12 metri, insieme ad un massiccio frammento verticale del paramento del piano agibile, quest’ultimo quasi interamente crollato. Ancora evidente il segno di quella che un tempo era la porta levatoia d’accesso al piano agibile, in lato monte. Presenta similitudini architettoniche con Torre Porto di Ripa e Torre Nasparo.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/h7s1ugT4DrM9Adhy5

Bibliografia:

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Torre Specchia Ruggeri

Nel Comune di Melendugno, in località di Torre Specchia, si erge Torre Specchia Ruggeri a pochi metri dal mare e a 5 metri di altitudine. Il rudere è in stato di abbandono.

Fernando Venuti, Facebook (2020)

Torre Specchia Ruggeri comunicava visivamente a sud con Torre San Foca e a nord con Torre San Cataldo (oggi scomparsa). Il rudere, che ha subito molte modifiche nel tempo, domina uno splendido tratto di costa ancora incontaminato e facilmente raggiungibile dalla litoranea che conduce da San Cataldo a San Foca. Per quanto riguarda il suo nome, la presenza di “specchie” nel territorio salentino ha influenzato anche la toponomastica, tant’è che “Specchia” è appunto un toponimo che deriva dal latino spècula, termine con cui si indicava un luogo, spesso elevato, dotato di visuale privilegiata e utilizzato come osservatorio.

La Storia

La torre compare in tutta la cartografia antica a partire dal XVI secolo ed è indicata inizialmente come “Torre di capo dello Specchio”. Non vi sono notizie specifiche sull’identità del costruttore. Risulta già esistente nel 1569, secondo gli Elenchi dei Viceré.

Dalla documentazione riportata da Giovanni Cosi (1989), la torre fu indicata come “Torre di Specchia de Ruggero, sita nella marina detta Saso e in territorio del Casale di Vanze”. In questi registri militari inoltre, si registra la presenza di un primo corpo di guardia dal 1° dicembre 1566. Il drappello è composto da tre cavallari: Balli Calà di Acquarica di Lecce, Donato Garrofalo di Vanze e Cesare Longo. Rientrava, infatti, nella giurisdizione territoriale dell’Università di Acquarica di Lecce. Lo spagnolo Giovanni Sanchez fu il primo caporale, pagato 8 ducati a bimestre.

La torre, dopo gli importanti interventi di consolidamento del costone roccioso che la ospita, eseguiti tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, periodo a cui si deve anche la costruzione del vistoso corpo a due piani aggiunto all’originaria struttura, è in discrete condizioni. Le stanze aggiuntive erano destinate inizialmente ad abitazione del custode. Successivamente è stata sede di un presidio del Corpo Forestale dello Stato sino agli anni ’70 e ’80 del Novecento. In seguito, fu abbandonata.

La Struttura

La torre presenta pianta quadrata, con le caratteristiche costruttive delle torri tipiche del Regno è però priva di caditoie. Secondo il Faglia (1978), è possibile ipotizzare che siano state abolite completamente, durante uno dei possibili restauri, perché danneggiate o crollate. Oltre al corpo aggiuntivo addossato alla torre, sono leggibili tracce di rifacimenti, dal coronamento alle finestre ad arco sui due lati costa, oltre a quelle di un’apertura in lato mare. Non è possibile vedere l’originaria porta levatoia in lato monte proprio per l’edificio aggiuntivo costruito a ridosso della torre. 

Dove si trova: https://goo.gl/maps/dFCFfg1r7Ma3aY4Q9

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Ferrara, C. (2009). Le Torri Costiere della Penisola Salentina. Sentinelle di Pietra a Difesa del Territorio. Castiglione: Progeca Edizioni.

Visit Melendugno (2020). Torre Specchia Ruggeri. Sito web.

Torre San Foca

Nel Comune di Melendugno nell’omonima località si erge torre San Foca, a 15 metri dal mare e a un’altitudine di 5 metri. La torre fu restaurata ed è oggi utilizzata dalla Capitaneria di Porto.

Fabio Protopapa (2014)

Torre San Foca comunicava visivamente con Torre Roca Vecchia a sud e con Torre Specchia Ruggeri a nord. Un tempo sorgeva isolata, oggi domina il grande porto turistico e peschereccio dell’omonima marina. Nel territorio di Melendugno, Torre San Foca è l’unica ad aver ricevuto un restauro recente, che permette una visione unitaria dell’edificio, a differenza di Torre Roca Vecchia e Torre dell’Orso, compromesse dall’erosione del vento.

La Storia

Torre San Foca, conosciuta anche come “Torre di San Fucà” o “di Capo di Sapone”, fu costruita nel 1568 dal maestro Antonio Saponaro di Lecce, come risulta dal seguente documento del 2 ottobre 1567 riportato da Giovanni Cosi (1989): 

“Il maestro Antonio Saponaro di Lecce, in virtù di lettere spedite dalla R. Camera il 9 settembre 1567 (In litterarum Curie 40 N. 207) e di mandato spedito dal Governatore provinciale il 27 dello stesso mese, il 2 ottobre 1567 riceve dal Percettore provinciale 150 ducati a buon conto per la costruzione della torre nella marina di Acquarica di Lecce, in luogo detto Sapone e della torre nella marina di Otranto in luogo detto Fiumicelli.”

“Il maestro Antonio Saponaro, l’8 giugno 1568, costituisce suo procuratore Marcello Buttazzo per la riscossione degli acconti dovutigli dalla R. Corte per la costruenda torre Santa Focà alias Sapone.” (Cosi, 1989).

Torre San Foca è indicata da tutta la cartografia antica a partire dal XVI secolo, è presente negli Elenchi dei Viceré già nel 1569. Fu censita in buono stato nel 1825 e risultava ancora in uso nel 1842 dalla Guardia Doganale. La torre è stata restaurata alla fine del XX secolo ed ospita oggi gli uffici della Capitaneria di Porto. Il suo restauro però è stato considerato da molti come “invasivo”, ovvero fatto con criteri discutibili, in contrasto con il metodo di restauro conservativo.

Torre San Foca prima del restauro.

La Struttura

Torre San Foca rientra nella categoria di torri tipiche del Regno. Presenta dunque una base quadrata e con corpo troncopiramidale, formata da due piani sovrapposti voltati. Il piano terra era utilizzato come cisterna, mentre il piano superiore era costituito dal vano agibile. La muratura esterna, costruita in conci regolari di tufo, è lievemente scarpata. A differenza di altre torri tipiche del Regno, manca la controscarpa alle caditoie. Queste, tre per lato, sono ricavate in spessore di muro, come nella gemella Torre dell’Orso. Il restauro ha purtroppo cancellato molte delle tracce delle origini ma ha consentito di salvare la struttura rendendola utilizzabile.

Fotografando Lecce e il Salento, Facebook

Dove si trova: https://goo.gl/maps/Ypp4nQuM8bSVhSrGA

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Ferrara, C. (2009). Le Torri Costiere della Penisola Salentina. Sentinelle di Pietra a Difesa del Territorio. Castiglione: Progeca Edizioni.

Torre Vado Info (2020). Torre San Foca. Sito Web.

Visit Melendugno (2020). Torre di San Foca. Sito Web.

Wikipedia (2020). San Foca (Melendugno). Sito Web.

Torre Roca Vecchia

Nel Comune di Melendugno, nell’omonima località, si erge Torre Roca Vecchia a pochi metri dal mare e a un’altitudine di 6 metri. Il rudere è stato recuperato.

Foto di Alfonso Zuccalà.

Torre Roca Vecchia si erge su un piccolo isolotto, nei pressi di Roca, rinomata località per gli importanti scavi archeologici e per la presenza della famosa Grotta della Poesia, meta turistica soprattutto d’estate. Immersa nella bellezza di questo tratto di costa caratterizzato da un mare cristallino, la torre comunicava a sud con Torre dell’Orso e a nord con Torre San Foca, entrambe molto simili per caratteristiche. In passato era conosciuta anche come “Torre di Maradico”, termine corrispondente alla dizione dialettale di “malarico”, che sta ad indicare la natura umida e paludosa della zona circostante. 

La Storia

Si racconta che nel XIV secolo, il conte Gualtiero di Brienne decise di edificare in questo luogo una cittadella fortificata, attratto della sua posizione strategica, e la chiamò Roche, da cui Roca. Gli abitanti di Roca (Vecchia) dopo l’assedio di Otranto del 1480, fuggirono da questo luogo e fondarono il piccolo villaggio di Roca Nuova. Numerose abitazioni furono abbandonate alla ricerca di rifugi più sicuri anche nell’entroterra. Quando la torre fu edificata nel 1568, la città medievale era già da tempo abbandonata e in rovina.

Fu costruita dal maestro Giovanni Tommaso Garrapa al quale fu ordinato che i lavori terminassero entro sei mesi a partire dal 15 aprile 1568 e che si attenesse, come da prassi, al progetto del Regio ingegnere Giovanni Tommaso Scala. Di fatto, la costruzione della torre dopo varie vicende fu ultimata solo molto tempo dopo dal fratello, Giovanni Angelo e fu saldata dalla Regia Corte il 2 giugno 1583. Nel 1576 Antonio Tamiano, procuratore dell’Università di Roca, la munì di un moschetto da una libbra, ricevuto dal sindaco di Lecce.

Nel 1639, il torriero Agostino Lopes a causa dell’età avanzata, rinunciò alla sua carica in favore di Carlo Viglialovos figlio di Giovanni, un milite del Castello di Lecce: “Lo spagnolo Agostino Lopes, caporale della torre di Roca vecchia, non potendo più attendere al servizio della torre, per la sua età di circa 80 anni, il 1° maggio 1639 rinuncia alla sua carica in favore di Carlo Viglialovos, figlio del fu Giovanni già milite del R. Castello di Lecce. Carlo è abile al servizio, essendo stato per molti mesi istruito da Agostino.” (Cosi, 1989).

La torre è indicata in tutta la cartografia antica a partire dal XVI secolo, inizialmente coi nomi di “Torre di punta Rocca Vecchia” o “Torre de Voga” ed è presente negli Elenchi del Vicerè del 1569. Essa rimase attiva per circa due secoli. All’inizio del XIX secolo fu censita in cattivo stato e nel 1842 risultava abbandonata perché diroccata. Il rudere è stato recentemente oggetto di importanti interventi di consolidamento.

Da Fotografando Lecce e il Salento, Facebook

La Struttura

Torre Roca Vecchia è un bellissimo esempio di torre tipica del Regno nonostante il suo stato attuale di rudere. Molto simile per caratteristiche alle vicine Torre dell’Orso e Torre San Foca anche dal punto di vista dei materiali adottati, la sua struttura troncopiramidale a pianta quadrata, ospita al piano terra una grande cisterna un tempo utilizzata per la raccolta dell’acqua. Il primo piano è costituito dal vano abitabile e vi era anche un camino. L’ingresso era raggiungibile con scale a pioli mobili.

Sono crollati, del piano agibile lato monte nord, parte del tetto e due pareti adiacenti. Rimangono tuttora tracce del coronamento di caditoie a filo dei paramenti e una finestra originale. In lato mare, sono distinguibili i barbacani in controscarpa. Il materiale calcareo che la costituisce è pesantemente deteriorato ma il recente intervento di restauro ha fortunatamente messo in sicurezza la struttura.

Luca Candito.
Piero Maraca.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/FkuU4QPqVdvwe5Fw7

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Ferrara, C. (2009). Le Torri Costiere della Penisola Salentina. Sentinelle di Pietra a Difesa del Territorio. Castiglione: Progeca Edizioni.

Visit Melendugno (2020). Area archeologica di Roca Vecchia. Link: https://www.visitmelendugno.com/dettaglio/punti-interesse/storia-e-cultura/area-archeologica-di-roca-vecchia/

Wikipedia (2020). Roca Vecchia. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Roca_Vecchia

Torre dell’Orso

Nel Comune di Melendugno, nell’omonima località, si erge Torre dell’Orso a circa 20 metri dal mare e a un’altitudine di 16 metri. Il rudere è stato recuperato ed è in attesa di ulteriore restauro.

Dal sito Villaggi Hotel Puglia.

Torre dell’Orso fu edificata a picco sul mare, su di un alto sperone roccioso che poi si arresta bruscamente per lasciare posto alla meravigliosa baia sabbiosa che caratterizza l’omonima località balneare. In un luogo difficilmente controllabile da altre posizioni, la torre comunicava visivamente a sud con Torre Sant’Andrea, oggi scomparsa, e a nord con la gemella Torre Roca Vecchia. Al di sotto della torre, nella tenera pietra del costone roccioso, si aprono diverse cavità, che costituiscono un sito rupestre frequentato fin dall’antichità.

Non vi sono certezze riguardo l’origine del nome. Esistono però diverse ipotesi: forse Orso sarebbe da ricondurre a Urso, cognome del probabile proprietario dell’agro nell’antichità. Stando ad un’altra interpretazione, avendo le torri costiere nomi di santi, il suo nome doveva essere Torre di Sant’Orsola, da cui Torre dell’Orso. Altra ipotesi del toponimo è data dal fatto che sotto la torre vi sia una roccia che rappresenta il profilo di un orso. Guardando la spiaggia, con la torre alla propria sinistra, si nota una formazione rocciosa raffigurante il profilo di un orso. L’erosione ha, nel corso dei decenni, modificato tale sembianza ma è tuttora visibile.

La Storia

Nella cartografia antica la torre è indicata a partire dal XVI secolo, inizialmente come “Torre del Porto dell’Orso”, successivamente come “Torre dell’Urso”, poi “Torre del Capo Dorso”, infine “Torre dell’Orso”. Risultava esistente negli Elenchi del Viceré del 1569.

La costruzione fu affidata al maestro leccese Giovanni Tommaso Garrapa. A testimonianza di questo vi è un documento del 27 settembre 1567, in cui si registra che egli ricevette cento ducati per la costruzione della torre. L’opera subì un brusco arresto a causa della sua improvvisa morte. I lavori furono portati a termine successivamente da Angelo Garrapa, fratello di Tommaso. Esiste un documento che dimostra come il povero Angelo stesse ancora cercando di riscuotere il saldo dei lavori conclusi il 12 dicembre 1580. Egli riuscì a recuperare dalla Regia Camera il credito solo nel 1583. Il procuratore dell’Universitas di Borgagne, Bartolomeo Petruzzo, ricevette il compito di armare la torre. Risultava abbandonata nel XIX Secolo perché in cattive condizioni. 

Nell’ottobre 2020, la Regione Puglia riconobbe un contributo per la manutenzione straordinaria, il restauro e la messa in sicurezza della torre e anche il sindaco annunciò che il comune avrebbe contribuito. 

Fotografie tratte dalla pagina Facebook, Fotografando Lecce e il Salento.

La Struttura

Torre dell’Orso rientra nella categoria di torri tipiche del Regno. L’importante rudere della torre, danneggiato dall’erosione degli agenti atmosferici, ha subito un vistoso crollo in spigolo monte-sud che ci permette di osservare la volta interna del piano agibile. Esistono ancora tracce delle caditoie, queste erano originariamente tre per ogni lato, ricavate in spessore di muro e si distinguevano bene nel corpo quadrangolare scarpato della torre. Fu costruita in conci regolari di tufo tenero. Su un lato della muratura si nota ancora una feritoia. Foto d’epoca ci dimostrano come alcuni vistosi crolli siano avvenuti nel corso del Novecento.

Foto di Luca Candito (2018)
Dal sito Agriturismo Antares.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/bMciVnbbvgZwSJrDA

Bibliografia:

Corriere Salentino (2020). Trovate le risorse per il restauro della Torre costiera di Torre dell’Orso. Link: https://www.corrieresalentino.it/2020/10/trovate-le-risorse-per-il-restauro-della-torre-costiera-di-torre-dellorso/

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Ferrara, C. (2009). Le Torri Costiere della Penisola Salentina. Sentinelle di Pietra a Difesa del Territorio. Castiglione: Progeca Edizioni.

Visit Melendugno (2020). La torre di Torre Dell’Orso. Link: https://www.visitmelendugno.com/dettaglio/punti-interesse/storia-e-cultura/la-torre-di-torre-dellorso/

Wikipedia (2020). Torre dell’Orso. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dell%27Orso

Torre Fiumicelli

Nel Comune di Otranto in località spiaggia degli Alimini si erge Torre Fiumicelli. Il rudere in stato di abbandono versa in condizioni critiche, raggiunto dalle onde del mare.

Torre Fiumicelli prima dei crolli del 2020 (foto di Fabio Protopapa 2016)

Torre Fiumicelli comunicava visivamente a sud con Torre Santo Stefano e a nord con Torre Sant’Andrea (oggi scomparsa). Torre Fiumicelli si trova a pochi chilometri a nord di Otranto, in località Laghi Alimini. Lungo questo tratto costiero, alte falesie lasciano il posto ad una spiaggia sabbiosa lunga più di 6 km, bordata verso l’interno da un cordone dunare. Come vedremo, la torre fu spesso data per crollata anche da importanti studiosi, Mastronuzzi e Sansò (2014) ne conducono un importante studio del quale riporteremo alcune informazioni. Il loro studio si concentra sulla profonda erosione che ha caratterizzato negli ultimi decenni la spiaggia e che ha messo in serio pericolo il rudere. Purtroppo, nonostante le innumerevoli segnalazioni, non è stato fatto nulla per recuperare la torre che nel 2020 ha subito danni irreparabili.

La Storia

Torre Fiumicelli comunicava visivamente a sud con Torre Santo Stefano e a nord con Torre Sant’Andrea (oggi scomparsa). La torre si trova a pochi chilometri a nord di Otranto, in località Laghi Alimini. Lungo questo tratto costiero, alte falesie lasciano il posto ad una spiaggia sabbiosa lunga più di 6 km, bordata verso l’interno da un cordone dunare. Come vedremo, la torre fu spesso data per crollata anche da importanti studiosi. Mastronuzzi e Sansò (2014) ne conducono un importante studio del quale riporteremo alcune informazioni. Il loro studio si concentra sulla profonda erosione che ha caratterizzato negli ultimi decenni questa spiaggia e che ha messo in serio pericolo il rudere. Purtroppo, nonostante le innumerevoli segnalazioni, non è stato fatto nulla per recuperare questo rudere che, nel 2020, ha subito danni irreparabili.

La Storia

Simbolo della rinascita di Otranto dopo la liberazione dai turchi, la torre fu edificata nel 1582, sotto l’incarico dell’allora governatore della Terra d’Otranto, Ferdinando Caracciolo. Il maestro Martino Cayzza di Lecce fu l’esecutore designato della torre.

L’analisi della cartografia storica permette di comprendere la ragione del nome della torre (Torre del Fiumicello, Torre dei Fiumicelli, Torre Fiumicelli). Nella cartografia, infatti, è riportata la presenza a ridosso della fascia costiera di un’ampia palude connessa con la linea di riva per il tramite di un breve corso d’acqua, un fiumicello appunto.

“L’analisi della cartografia storica evidenzia come la posizione della torre sia indicata nella carta di Cartaro (1613), nella carta del De Rossi (1714), nella carta del De Bargas Machuco (1743), nell’Atlante Marittimo del Rizzi-Zannoni (1785), nell’Atlante Sallentino di Pacelli (1807), nell’Atlante Geografico del Rizzi-Zannoni (1808), nella Carta delle Province Continentali dell’ex Regno di Napoli (1822), nella carta di cabotaggio (1834), nella carta topografica dell’ITMI (1877). E’ interessante notare come già in una carta anonima realizzata nel 1785 la torre venga indicata come diruta. La non facile identificazione della torre sul terreno è testimoniata dalla sua assenza nelle carte del Magini (1620), del Blaew (1631-1635), del Bulifon (1734), del Marzolla (1851) nonostante siano costantemente riportate le torri limitrofe (Torre dell’Orso e Torre Sant’Andrea a nord-ovest, Torre Santo Stefano a sud-est, tutte ubicate in prossimità del ciglio di falesie)” (Mastronuzzi & Sansò, 2014).

Torre Fiumicelli viene data per distrutta dagli studiosi che hanno sin qui realizzato censimenti delle torri costiere (per es. Faglia et al., 1978; Cosi, 1992). Vittorio Faglia (1978) nel fondamentale catalogo delle torri di difesa costiera di Terra d’Otranto ne conferma la distruzione e ne desume la presenza solo sulla base dei dati storici. Il Cosi (1992) riporta una serie di documenti inediti che rivelano come la costruzione della torre fosse stata appaltata per la prima volta nel 1567 e poi nuovamente nel 1582; nel 1596 la torre risulta ancora in costruzione. Anche questo autore non individua la posizione della torre sul terreno riportando una sua probabile posizione geografica in coordinate metriche e a 5 metri di quota. Il De Salve (2016) la segnala “non costruita” nella sua lodevole pubblicazione. Eppure esiste, la Ferrara la include nel suo libro del 2009.

Torre Fiumicelli “conserva” oggi solo il piano terra che ospitava una cisterna voltata a botte. La torre si presenta ubicata in corrispondenza della battigia e con il piede sommerso dai sedimenti di spiaggia. Il moto ondoso ha raggiunto solo da qualche anno lo spigolo Nord Est della torre a causa degli intensi fenomeni erosivi che stanno interessando il litorale.

Fu subito evidente che il mare gradualmente stesse iniziando ad avvicinarsi sempre di più alla torre ma le segnalazioni non furono ascoltate. Nei mesi di gennaio, marzo e aprile 2020 ci sono stati dei crolli che hanno devastato ulteriormente il rudere. La notizia fu riportata da diverse testate giornalistiche tra cui il Nuovo Quotidiano di Puglia e LeccePrima. “Il Comune di Otranto, nel novembre 2017, ha segnalato lo stato di pericolo del monumento a tutti gli enti interessati. In quel caso era arrivata la risposta della Soprintendenza che, nel dicembre 2017, ha inserito la torre tra i monumenti considerati in pericolo. Rischio crollo, insomma. Appelli, lettere, atti di tutela che, però, sono rimasti lettera morta. Inviati e protocollati, ma senza produrre misure concrete. Né una rete di protezione, né un’azione di puntellatura. Niente di niente. Nonostante le occasioni rappresentate anche da bandi di varia natura per le torri o il litorale da valorizzare. Nonostante le stime del Comune non portino a cifre impossibili: servirebbero circa 150mila euro per restauro, protezione e messa in sicurezza. Prima che il mare si porti via tutto. Quello che neanche i Turchi riuscirono a fare.” (Nuovo Quotidiano di Puglia, 11 Gennaio 2020).

Mastronuzzi & Sansò, 2014
Francesco Pio Fersini (2018)
LeccePrima, 8 Aprile 2020, in seguito al crollo che ha danneggiato ulteriormente il rudere.

La Struttura

Torre Fiumicelli rientra nel gruppo delle torri troncopiramidali a base quadrata, le cosiddette tipiche del Regno. L’altezza di queste torri si aggira intorno a 12 metri con la misura del lato di base esternamente tra i 10 e i 12 metri. Il piano terra ospitava una cisterna alimentata dalle acque di pioggia convogliate dal terrazzo mediante una canalizzazione ricavata nello spessore della muratura. La volta a botte della cisterna sosteneva il vano abitabile della torre con ingresso sopraelevato da 3 a 5 metri circa, cui si accedeva per mezzo di una scala a pioli retraibile. Al terrazzo si accedeva per mezzo di una gradinata ricavata nello spessore della muratura, preferibilmente sul lato a monte, meno esposto alle offese provenienti dal mare. Un buon esempio di questo tipo di torre è rappresentato dalla vicina Torre San Foca.

In particolare, Torre Fiumicelli è costruita con grandi conci ricavati dalle tenere calcareniti plioceniche affioranti diffusamente nell’area. La torre ha una base quadrangolare di 10.5 metri di lato. La torre conserva soltanto il piano terra, occupato da un ambiente voltato a botte, una cisterna, appunto, come suggerisce una canalizzazione presente lungo lo spesso muro perimetrale. Torre Fiumicelli è posta in corrispondenza della linea di riva e presenta il piede al di sotto del livello del mare. La torre è parzialmente ricoperta da un potente cordone dunare oggi in forte erosione.

Il recente crollo ha reso ben visibile la volta a botte che caratterizza quella che un tempo era la cisterna al piano terra.

Alessandro Fersini (2021)

Quotidiano di Lecce del 17 Marzo 2020

Dove si trova: https://goo.gl/maps/vTJPBFXfepTs1G1cA

Bibliografia:

LeccePrima (2020). La torre “Fiumicelli” continua a crollare, avviso di pericolo della capitaneria. Link: https://www.lecceprima.it/cronaca/la-torre-fiumicelli-continua-a-crollare-avviso-di-pericolo-della-capitaneri.html

Mastronuzzi, G. & Sansò, P. (2014). Torre Fiumicelli (Otranto) e l’evoluzione storica del litorale adriatico salentino. Link articolo: http://www.gnrac.it/rivista/Numero22/Articolo10.pdf

Nuovo Quotidiano di Puglia (2020). Prima le falesie, ora l’antica torre: nuovo crollo, allarme ignorato.

Torre del Serpe

Nel Comune di Otranto, nell’omonima località si erge Torre del Serpe a 200 metri dal mare e a un’altitudine di 35 metri. Il rudere fu recuperato ed è di proprietà comunale.

Prima antico faro, poi utilizzato come torre costiera, Torre del Serpe è un simbolo della Città di Otranto. Comunicava a nord con le fortificazioni della città e a sud con la vicina Torre dell’Orte. Si erge in uno scenario incantevole ancora incontaminato a sud di Otranto.

La Storia

Torre del Serpe si ritiene edificata in epoca romana. Fu un faro ad olio di grande importanza, punto di riferimento per gli innumerevoli navigli che approdavano nel porto dell’antica Hydruntum. Questa sua funzione la vide protagonista per lungo tempo. Nel XIII secolo, l’imperatore Federico II volle restaurare il faro in seguito ad un potenziamento strategico che coinvolse l’intero territorio.

In seguito alla Battaglia di Otranto del 1480 e all’eccidio degli 800 martiri, il Regno iniziò la sua grande opera di costruzione di una ininterrotta serie di torri costiere. Questo progetto, oltre a prevedere la costruzione di molte nuove torri, riteneva che le vecchie torri di epoche precedenti fossero acquisite, restaurate ed integrate nella fitta rete di nuove sentinelle. Torre del Serpe era una di queste. Questo giustifica la sua presenza negli Elenchi del Vicerè del 1569 (indicata col nome di “T. di capo Cocorizzo”).

La torre è indicata solo in parte della cartografia antica. Nel 1648 nella carta di Johannes Janssonius porta il nome di “Torre Cocorizzo”. Il nome Torre del Serpe compare solo nella cartografia più moderna. Il nome, legato alla leggenda verrà spiegato successivamente.

Torre del Serpe è costantemente presente nell’iconografia e nell’immaginario collettivo di Otranto, tanto da essere inclusa nello stemma della città. Fu restaurata intorno al 1997, ma le modalità dello stesso hanno comportato un completo snaturamento della torre.

Torre del Serpe, fotografata da Giuseppe Palumbo nel 1923 e disegnata da Primaldo Coco nel 1930.

Torre del Serpe prima del restauro (1919 e 1990 ca.)

La torre prima e dopo il restauro a confronto.

La Struttura

Della torre alta e cilindrica rimane un imponente rudere che sembra quasi avere la forma e le sembianze di una vela posta al di sopra dell’originario zoccolo scarpato, anch’esso consolidato e in parte ricostruito. La sua porzione muraria superstite, in lato mare, conserva ancora visibili alcune feritoie. Un basamento di questo tipo era necessario per dare una maggior superficie di appoggio alle murature che si ergono in altezza. Il diametro del cilindro misurava circa sei metri.

Leggenda e Curiosità

Lo stemma della Comune di Otranto raffigura una torre intorno alla quale scivola un serpente nero. La torre a cui si fa riferimento è senza dubbio Torre del Serpe.

Lo stemma della Comune di Otranto raffigura una torre intorno alla quale scivola un serpente nero. La torre a cui si fa riferimento è senza dubbio Torre del Serpe.

La parte inferiore dello stemma reca la scritta “Civitas Fidelissima Hydrunti”, la fedelissima città di Otranto. Analizzare la simbologia presente nello scudo non è stato facile e tuttora vi sono pareri discordanti, ma ciò che è certo è il fatto che essa derivi da un accadimento fantastico conservato gelosamente nella memoria popolare e tramandato oralmente nel corso del tempo:

Si narra che la torre che pochi anni prima della presa di Otranto nel 1480, i Saraceni si erano diretti verso la città salentina per saccheggiarla, ma anche in quell’occasione il serpente, avendo bevuto l’olio, aveva spento il faro. I pirati senza punti di riferimento passarono oltre e attaccarono la vicina Brindisi.

Secondo alcuni, la torre, edificata in età imperiale per favorire i traffici via mare, rappresenterebbe la città. La lampada ad olio, invece, raffigurerebbe l’abbondanza dell’entroterra. Il serpe ghiotto di olio ci ricondurrebbe agli scali orientali e italiani che importavano il prezioso nettare.

Antonio Ciatara diede una sua interpretazione in merito alla questione. Egli affermò che il serpente fosse il simbolo della prudenza, riconducibile alla dea Minerva, della quale era il sacro animale. La torre per lui era l’incarnazione del grande coraggio dimostrato dagli otrantini nell’assedio saraceno del 1480. Per Luigi Maggiulli, invece, il faro simboleggerebbe il primo bagliore della fede che, da Otranto, si diffuse poi nel mondo pagano. Difatti, dal mito si evince che questa città fu la prima in Occidente ad accogliere San Pietro. 

Altre versioni:

Un’antica leggenda racconta di un serpente che ogni notte saliva dalla scogliera per bere l’olio che teneva accesa la lanterna del faro. Ad un certo punto gli abitanti di Otranto tesero un’imboscata al mostro uccidendolo e la compagna del serpente, saputolo, salì sulla torre, si avvolse attorno e la strinse fino a distruggerla.

Foto di Alessandro Fersini (2020)

Dove si trova: https://goo.gl/maps/xB4wpyTGVmrSXZoVA

Bibliografia:

Coco, P. (1930). Porti, Castelli e Torri Salentine. Roma: Istituto di Architettura Militare.

Comune di Otranto (2020). Stemma. Link: https://www.comune.otranto.le.it/vivere-il-comune/territorio/stemma

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Musei Online (2020). Torre del Serpe. Link: https://www.museionline.info/tipologie-museo/torre-del-serpe

Wikipedia (2020). Torre del Serpe. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_del_Serpe

Torre Sant’Emiliano

Nel Comune di Otranto, nell’omonima località, si erge Torre Sant’Emiliano a 120 metri dal mare e a un’altitudine di 45 metri. Il rudere è in parte diroccato.

Torre Sant’Emiliano si erge isolata a margine di un alto e ripido sperone roccioso e continua a dominare, da secoli, la vallata e l’insenatura che unisce Porto Badisco con Punta Palascìa. Nel cuore di un contesto paesaggistico ancora incontaminato. Particolarmente amata da tutti coloro che, almeno una volta, hanno intrapreso il cammino per raggiungerla potendo godere di un panorama mozzafiato. Un tempo comunicava visivamente con Torre Porto Badisco a sud e con Torre Palascìa a nord, entrambe oggi scomparse.

La Storia

Torre Sant’Emiliano è indicata dalla cartografia antica a partire dal XVI secolo, inizialmente con il nome di “Torre S. Milano”, poi “Torre S. Miliano”, infine “Torre S. Emiliano”. Deve il suo nome, molto probabilmente, alla presenza di una cappelletta votiva dedicata al santo situata nelle vicinanze.

Come le altre torri circolari piccole della serie di Otranto, concentrate in questo tratto di costa, Torre Sant’Emiliano risulta essere tra le prime torri costruite, probabilmente in seguito all’eccidio del 1480 per l’urgenza di difendersi dalle minacce turche. La torre risale dunque agli inizi del XVI secolo. Nei fondali circostanti sono stati riconosciuti resti di navigli corsari.

Cronologia:

1569: Risulta esistente secondo l’Elenco del Vicerè.
1582: Torriero Caporale Caliego Ferdinando.
1654: Torriero Caporale De Blasi Francesco.
1697: Torriero Caporale De Blasi Geronimo.
1777: È custodita dagli Invalidi (associazione).
XX secolo: Rudere in abbandono.
Vittorio Faglia (1975)

La Struttura

Le torri circolari piccole della serie di Otranto sono caratterizzate da una base troncononica in pietrame non regolare e da un corpo cilindrico con all’interno un unico ambiente voltato, possedevano una dimensione minima per l’alloggiamento di una vedetta, giustificata da necessità di urgenza ed economia: con un diametro alla base inferiore ai 9 metri.

Il suggestivo rudere di Torre Sant’Emiliano presenta tuttora un alto basamento, lievemente scarpato, oltre ad un consistente residuo del piano agibile, che conserva ancora intatta parte della volta. In lato monte, alla base della torre, vi è un ampio squarcio causato da un cedimento. Leggibile nella parta alta del piano agibile, l’apertura originaria della porta levatoia.

Attualmente la torre è in un cattivo stato di conservazione e necessiterebbe di un’opera di consolidamento e restauro. Preoccupano particolarmente le rotture presenti in lato monte.

Giovanni Cosi (1989)

Torre Sant’Emiliano vista dall’alto

Dove si trova: https://goo.gl/maps/LBvhZaRyxpEs1LHz8

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Ferrara, C. (2009). Le Torri Costiere della Penisola Salentina. Sentinelle di Pietra a Difesa del Territorio. Castiglione: Progeca Edizioni.

Tricarico, G. (2020). Le fortificazioni litoranee di Terra d’Otranto: una panoramica sulle torri costiere della provincia di Lecce.

Torre Minervino

Nel Comune di Santa Cesarea Terme, nella località di Villaggio Paradiso, si erge Torre Minervino a 100 metri dal mare e a un’altitudine di 60 metri. Il rudere è stato recuperato.

Da Quarta Caffè, Facebook

Sicuramente tra le torri più pittoresche, in un luogo molto suggestivo, Torre Minervino si erge alta sulla costa rocciosa, facilmente raggiungibile dalla litoranea. La posizione di Torre Minervino permetteva di osservare Torre Porto Badisco (oggi scomparsa) a nord e Torre Specchia la Guardia verso meridione. Assieme, il complesso delle tre torri garantiva una pressoché totale copertura dello spazio costiero. Da Torre Minervino, scrutando verso nord, si vedono anche Torre Sant’Emiliano e punta Palascia.

La Storia

La torre compare negli Elenchi dei Vicerè nel 1569 con il nome di “Torre del Porto Raso”. Successivamente, nella cartografia antica, compare con i nomi di “Torre del Porto Rosso”, “Torre di Porto Fondo”, e a partire dal XVIII secolo, come “Torre del Vento”. Fu indicata infine come “Torre Minervino” ed è con questo nome ad essere conosciuta tuttora.

Non si conoscono epoca e circostanze sulla sua costruizione. Si sa per certo che fu edificata nel XVI secolo, a difesa dell’entroterra dalle insidie provenienti dal mare. É così chiamata perchè fu l‘Universitas di Minervino a contribuire alle spese per la sua realizzazione.

Giovanni Cosi (1989) riporta un’interessante documento che regala uno spaccato di vita quotidiana: “Cataldo Accoto, caporale della torre di Porto Russo, cioè di Minervino, e Innocenza Calso stipulano il 25 aprile 1572, i capitoli del loro matrimonio, stando nella casa del futuro sposo, sita in Minervino nel luogo detto «La Curte delli Sciausi, o Scelsi, o Scieli”.

Cronologia:

1569: Esistente secondo l’Elenco del Vicerè.
1587: Data per crollata per via di “mala fabbrica”.
1655: Torriero Caporale Guasta Francesco Antonio.
1703: Indicata dal Pacichelli.
1730: Torriero Caporale Aprile Marco.
1777: Custodita da un torriero temporaneo.
1825: Censita in buono stato.
1842: Abbandonata perché diruta.
2009-10 ca: il rudere subisce due interventi di restauro.
Vittorio Faglia (1975), escluso ultimo rigo.

Torre Minervino come appariva prima del suo restauro.

Torre Minervino dopo il primo restauro (2009 circa), sicuramente poco gradito, tanto da essere modificato poco tempo dopo.

Come appare Torre Minervino oggi, dopo gli accurati rifacimenti.

La Struttura

La torre presenta un alto corpo scarpato troncoconico dal diamentro di circa 9 metri alla base. Presenta un modesto cordolo, nel coronamento a scarpa minore. In quest’ultimo, fragili barbacani rifatti vogliono rievocare la presenza di piombatoie controscarpate (De Salve). Vittorio Faglia, nel 1975, già dubita che essi possano essere originari.

La muratura è abbastanza irregolare e alterna pietre piccole a pietre più grandi. Particolarmente modesto lo spazio agibile all’interno della torre stessa, motivo per cui si ritiene che le sentinelle non vi alloggiassero, ma si dessero piuttosto il cambio per i turni.

Torre Minervino vista dall’alto.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/Z5VkTe31TpuJFE3P6

Bibliografia:

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Viaggiare in Puglia (2020). Torre Minervino. Sito Web.

365 Giorni nel Salento (2020). Torre Minervino. Sito Web.

Torre Capo Lupo

Nel Comune di Diso, nella frazione di Marittima, si erge Torre Capo Lupo a 450 metri dal mare e a un’altitudine di 105 metri. Il rudere è all’interno di una proprietà privata.

Giulia Fersini (2020).

La torre fu indicata nella cartografia antica inizialmente col nome di “Torre della Cala del Lupo”. Successivamente, fu conosciuta anche come “Torre di Marittima” o semplicemente “Torre Lupo”. La più a sud tra le torri rotonde piccole della serie di Otranto, Torre Capo Lupo comunicava inizialmente solo con le fortificazioni di Castro, ma in seguito comunicò anche con Torre Diso a nord e Torre Porto di Ripa a sud, costruite più tardi.

La torre sorge isolata su una notevole altura, in un luogo incantevole e quasi incontaminato. Essa domina l’intero tratto di costa rocciosa che va dalla baia di Castro fino a Marina di Andrano. 

La Storia

Non esistono notizie certe riguardo l’edificazione di Torre Capo Lupo. Si pensa che la costruzione della torre risalga alla fine del XV oppure agli inizi del XVI Secolo, pochi anni dopo la battaglia di Otranto. Questo farebbe di Torre Capo Lupo una delle più antiche della zona. 

La torre compare in tutta la cartografia antica a partire dal XVI secolo. Esistono delle testimonianze storiche riportate da Vittorio Faglia (1978), Giovanni Cosi (1989) e Vittorio Boccadamo (1983) grazie alle quali si può risalire ai nomi di alcuni dei caporali che hanno prestato servizio presso la torre: Giovanni Urso fino al 1617, Leonardo Forte nel 1672, Giuseppe Danesi nel 1762. Successivamente, il Faglia (1978) accenna ad un torriero interino che, nel 1777, aveva bisogno di risarcimenti. Pochi anni dopo, come tutte le torri costiere, essa fu dismessa.

Esistono poi testimonianze confuse e contrastanti, per le quali la torre nel 1800 risultava distrutta dalle flotte navali inglesi durante il Blocco Continentale napoleonico, nel 1825 invece, si rivelava ancora in buone condizioni. In una successiva ricognizione del 1842, Torre Capo Lupo è abbandonata perché “angusta e poco diruta”.

Un tempo Torre Capo Lupo sorvegliava le sorgenti d’acqua dolce che si trovano all’interno di Seno dell’Acquaviva, dove turchi e corsari facevano spesso rifornimento per proseguire i loro nefasti viaggi.

Non abbiamo trovato certezze per quanto riguarda l’origine del nome della torre. Boccadamo (1983) ritiene che il nome “Lupo” non faccia riferimento all’animale, forse mai stato presente in zona. Piuttosto, Lupo poteva essere il nome del costruttore, o forse, l’originario proprietario della collina su cui essa sorge, tenuto conto che il nome di persona Lupo era abbastanza comune nel Cinquecento.

Oggi la torre è di proprietà privata e in stato di abbandono.

Giulia Fersini (2020)

Torre Capo Lupo vista da Giovanni Cosi nel 1989

La Struttura

Torre Capo Lupo appartiene alla tipologia di torri “a pianta circolare piccole della serie di Otranto.” Queste torri risultano essere tra le prime costruite, probabilmente in seguito all’eccidio del 1480 a Otranto, per l’urgenza di difendersi dalle minacce turche. In generale esse sono composte da una base troncoconica in pietrame e da un corpo cilindrico con all’interno un unico ambiente voltato, possedevano una dimensione minima per l’alloggiamento di una vedetta. La loro struttura è giustificata principalmente da necessità di urgenza ed economia.

Torre Capo Lupo si presenta ai nostri giorni come un’affascinante rudere. Il suo basamento di forma troncoconica integro, privo di aperture, ha diametro di circa 9 metri e un’altezza di 7,20. A divisione del basamento ed il piano agibile vi è un ricco cordolo con fascia orizzontale in pietra squadrata. Il piano agibile, che è la parte della torre più danneggiata dai crolli, consiste in un corpo cilindrico che si sviluppa verticalmente. Ancora visibile all’interno, l’attacco della volta del locale quadrato in conci regolari e lavorati ad angolo nello spigolo.

Foto di Giulia Fersini (2020).
Foto di Maria Cristina Fersini (2017).

Dove si trova: https://goo.gl/maps/yrZp2TDsnxUrBVip8

Bibliografia:

Boccadamo, V. (1983). Marittima. Ambiente e Storia. Galatina: Congedo Editore.

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Ferrara, C. (2009). Le Torri Costiere della Penisola Salentina. Sentinelle di Pietra a Difesa del Territorio. Castiglione: Progeca Edizioni.

Tricarico, G. (2020). Le fortificazioni litoranee di Terra d’Otranto: una panoramica sulle torri costiere della provincia di Lecce. Sito Web.