Tag: la storia delle torri di terra d'otranto

Torre Borraco

Nel Comune di Manduria, nella località di San Pietro in Bevagna, si erge Torre Borraco a circa 200 metri dal mare e a un’altitudine di 14 metri. La torre è stata restaurata.

Da Wikipedia.

Torre Borraco sorge in contrada Bocca di Borraco e prende il nome dall’omonimo ruscello che scorre a circa 240 metri di distanza. La torre, un esempio classico di tipica del Regno, comunicava visivamente a est con Torre San Pietro in Bevagna e a ovest con Torre Moline. Il suo nome subisce variazioni in base alle fonti consultate: Barraco, Burraco o Boraco sono solo alcune di esse.

La Storia

Torre Borraco appartiene a quella serie di torri che furono erette in seguito all’ordinanza del 1563 del vicerè don Perafan De Ribera che, proprio in quel periodo, incrementò di gran lunga il numero di torri costiere sul territorio. La torre fu iniziata dal maestro Virgilio Pugliese e completata da Leonardo Spalletta. Riguardo la sua costruzione, Giovanni Cosi (1989) riporta i seguenti documenti dall’Archivio di Stato di Napoli:

“Il maestro Virgilio Pugliese si è aggiudicato, oltre a quello delle torri di Porto Cesareo e di Ponte di Castiglione, anche l’appalto della torre di Borraco, con l’offerta di 7 carlini la canna della fabbrica. Nel rilasciare al Percettore una «plegeria» di 300 ducati, il 28 aprile 1568 accetta anche le condizioni dell’appalto, nelle quali viene stabilito, tra l’altro, che la torre dovrà essere costruita secondo il disegno dell’ingegnere Giovanni Tommaso Scala e dovrà essere completata entro 9 mesi dal primo maggio prossimo.”

Alla morte di Virgilio Pugliese subentrò il maestro Spalletta, il Cosi (1989) riporta infatti che: “Leonardo Spalletta che, come è già stato detto, è subentrato al defunto Virgilio Pugliese, il 1° luglio 1569 riceve dal Percettore 40 ducati in acconto”. E infine: “Leonardo Spalletta, il 28 aprile 1583 rilascia procura al figlio per riscuotere dalla Tesoreria generale il saldo anche di questa torre.”

Torre Borraco compare in tutta la cartografia antica a partire dal XVII Secolo con i nomi: Buracco, Beraco, de Sorano, Borago, Borajo, Boraggo, Boraco e anche Boraca. Non è presente nell’elenco del vicerè del 1569.

La torre, oltre a comunicare con le vicine Torre San Pietro in Bevagna, con Torre Moline e con le masserie dell’entroterra, presidiava il vicino fiumicello in quanto era molto appetibile per il rifornimento di saraceni e pirati di ogni tipo.

La torre, scampata la minaccia dal mare fu utilizzata fino all’800 dalle Guardie Doganali. Una volta abbandonata, per via degli agenti atmosferici, si stava sgretolando. Era crollato il tetto e all’interno della struttura cresceva spontaneo un albero di fico. Nel 2011 e per i due anni successivi la torre è stata sottoposta a un restauro completo che l’ha riportata al suo antico splendore e alla costruzione ex novo di una scala. Per maggiori informazioni più dettagliate sul restauro: http://www.architetturadipietra.it/wp/?p=5924

Cronologia

1583: torriero Caporale Garzia Francesco.
1695: torriero Caporale di Lauro Vito Antonio.
1777: custodita dagli Invalidi (associazione).
1825: torre in buono stato (Primaldo Coco).
1842: utilizzata dalle Guardie Doganali.
1978: ruderi (ricognizione Vittorio Faglia).
2011: definitivo restauro.
In parte, Vittorio Faglia (1978)

Torre Borraco prima e dopo il restauro a confronto.

Foto di Lorenzo Netti.
Fabio Protopapa (2014).

Torre Borraco negli anni ’70 e ’80.

La prima foto è di Giovanni Cosi (1989), le successive di Marcello Scalzi (1982), l’ultima è tratta dall’opera di Vittorio Faglia (1978).

La Struttura

Torre Borraco è classificabile nella tipologia di tipica del Regno, tronco piramidale a base quadrata (10,30 x 10,20) a tre caditoie per lato con la caratteristica particolare di due feritoie basse su ogni lato e al centro dei barbacani centrali. E’ caratterizzata da spigoli e caditoie in pietre squadrate, mentre le pareti sono costituite da pietre irregolari disposte in corsi.

Contrariamente alle altre torri, a cui si accedeva tramite una scala esterna, a Torre Borraco si arriva al vano interno mediante una serie di aperture posticce aperte in breccia sulla facciata a monte e nella cisterna. L’ingresso originale è a circa 5 metri da terra. Entrando a destra si trovava l’apertura del pozzo, inoltre, ricavati nella parete, i fori a sezione quadrata che convogliavano le acque raccolte dal terrazzo nella cisterna e a sinistra si trovava il camino. La volta che ricopriva il tutto era a botte.

Foto di Gloria Valente.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/6X2k9YCfHHeHDAUW6

Bibliografia:

Budano, G. (2018). Regine del Mare: Censimento delle Torri Costiere di Terra d’Otranto.

Caprara, A., Crescenzi, C., & Altri (1982). Le torri costiere per la difesa anticorsara in Provincia di Taranto. Firenze-Taranto: Edizioni il David.

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

VisitManduria (2020). Torre Borraco. Sito Web.

Torre San Pietro in Bevagna

Nel Comune di Manduria, nell’omonima località, si erge Torre San Pietro in Bevagna a circa 190 metri dal mare e a un’altitudine di 4 metri. Annessa alla torre vi è la chiesa di San Pietro.

Dal sito Jamaluca.

Torre San Pietro in Bevagna comunicava visivamente a sud con Torre Colimena e Torre delle Saline e a nord con Torre Borraco. La torre, di struttura atipica, ha la peculiare caratteristica di avere una chiesa “incastonata” ad essa. Il nome della località deriva dal fatto che San Pietro, al suo approdo in Italia, sia passato proprio da qui.

La Storia

La torre costiera di San Pietro in Bevagna fu eretta con un duplice scopo: quello di proteggere la cappella e il sacello sottostanti e quello di avvistare i navigli corsari, che, soprattutto nel XVI Secolo, insidiavano le popolazioni salentine.

Per quanto riguarda la costruzione della torre, le fonti sono confuse. Sia la torre che la chiesa hanno subito nel tempo diversi rifacimenti. Le prime notizie circa la costruzione della torre di San Pietro in Bevagna risalgono alla fine del XV Secolo, quando i monaci del Monastero di S. Lorenzo di Aversa la innalzarono per utilizzarla come deposito di biade e come residenza del direttore della Grancia, secondo quanto riportato da Primaldo Coco (1930). Lo studioso Vittorio Faglia (1978) fissa però la sua costruzione al 1575.

Bisogna tener presente che nel 1578 la torre fu stimata dall’ingegnere Paduano Schiero 1500 ducati e fu acquistata dalla Regia corte per 807 ducati. Questo significa che la torre nel 1578 era già esistente e lo stato stava provvedendo al suo acquisto perché ritenuta di pubblica utilità (secondo le volontà del vicerè don Perafan de Ribera). Nel 1656, Gerolamo Marciano descrive il sito dicendo che vi era un antico tempio dedicato a San Pietro al di sotto di una torre costruita per volontà di Filippo II re di Spagna. Questa notizia troverebbe riscontro nella datazione data dal Faglia. Anche il fatto che la torre non risulti nell’elenco del viceré del 1569 potrebbe dimostrare che sia una costruzione successiva a questa data. Un’altra fonte però(Castelli 1974), data la torre, senza una giustificazione, al 1348. Dov’è dunque la verità?

Roberto Caprara in un’importante pubblicazione del 1982 giunge a questa conclusione alquanto verosimile: nel XIV Secolo viene fortificato, presumibilmente con una torre, il sito dove sorge una cappella campestre di nome “S. Petro” come venne indicata in alcune carte del ‘500.

Tra la fine del XV Secolo e gli inizi del XVI, viene riedificata la torre secondo i modelli che si stavano diffondendo nelle fortificazioni più recenti che tengono conto dei progressi dell’artiglieria. Se si considerano i puntoni angolari della torre, essi sono molto simili a quelli del Castello di Bari e di Barletta anch’essi risalenti ad inizio ‘500.

Non si esclude che alcuni rimaneggiamenti potessero essere in corso nel 1575, forse anche in vista dell’acquisto da parte dello stato che in questo periodo, in seguito alle volontà del viceré, stava acquistando tutte le torri preesistenti sul territorio ritenute di pubblica utilità, oltre a costruirne delle nuove.

Nel 1845, con un decreto, Francesco II di Borbone Re di Napoli cedette la torre al Vescovo di Oria, per dimora del Rettore del Santuario o del custode. Nel 1860, con l’incameramento dei beni di proprietà ecclesiastica da parte del Regno d’Italia, la torre divenne di proprietà demaniale. Nel 1900, con atto di compravendita, il Demanio statale cedette la torre al Comune di Manduria.

La chiesa adiacente, come la vediamo oggi, è una costruzione del 1902 ed è stata edificata sulla cappella più antica.

Dal sito SostalaSpecchia.

La Struttura

La torre di San Pietro in Bevagna, diversamente dalla maggior parte delle coeve, presenta un’architettura del tutto particolare. Anziché riproporre la consueta planimetria circolare o quadrangolare, essa ha pianta ottagonale, meglio definita come di “stella a quattro punte” o a “cappello di prete”. Questo tipo di sviluppo, in pianta e in alzato, che la torre di San Pietro in Bevagna condivide con pochissime altre torri costiere e con una ristretta serie di edifici fortificati del sud Italia, deriva dall’applicazione dei nuovi precetti dell’architettura e dell’ingegneria militare, teorizzati per primo dallo spagnolo Pedro Luis Escrivà (1482 ca-1568 ca).

La base, che occupa un’area di circa 14×18 metri, ha una scarpa che si estende fino al toro marcapiano da cui parte il primo piano verticale, coronato anch’esso da un ulteriore toro su cui appoggiano le caditoie. Alcune di esse sono collocate in corrispondenza delle aperture. Sul lato mare è visibile una porta ricavata in tempi più recenti. Sul lato nord sono ben visibili due feritoie. Sempre sul lato nord vi è una porticina a cui si accede con una scala addossata alla torre, anch’essa di costruzione più recente.

Di seguito, alcune sezioni e palnimetrie tratte da Le torri costiere per la difesa anticorsara in Provincia di Taranto (1982).

Dove si trova: https://goo.gl/maps/rDmRCXYTg6AZmZpb7

Bibliografia:

Budano, G. (2018). Regine del Mare: Censimento delle Torri Costiere di Terra d’Otranto.

Caprara, A., Crescenzi, C., & Altri (1982). Le torri costiere per la difesa anticorsara in Provincia di Taranto. Firenze-Taranto: Edizioni il David.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Fondazione Terra d’Otranto (2015). Una fortificazione moderna la torre di San Pietro in Bevagna. Sito Web.

Torre delle Saline

Nel Comune di Manduria, nella Riserva naturale Salina dei Monaci, si ergeva Torre delle Saline a 350 metri dal mare e a 5 metri d’altitudine. Oggi restano solo dei modesti ruderi.

Il rudere della torre alle spalle della salina. Dal sito Visit Manduria.

Torre delle Saline differisce nella sua funzione dalle altre torri costiere sul litorale salentino perché non faceva parte del sistema unitario ideato dagli aragonesi nel XVI Secolo. La torre era adibita alla protezione delle strutture adiacenti dove avveniva la lavorazione e il deposito del sale. Nelle vicinanze vi è anche una piccola cappella, anch’essa in stato di abbandono.

La Storia

Il nome Salina dei Monaci deriva dal fatto che questa fabbrica del sale fu gestita dai monaci benedettini a partire dal XVIII Secolo. Torre delle Saline fu citata per la prima volta nella cartografia antica nell’ultimo decennio del XVI Secolo da Mario Cartaro. Comparirà anche in tutta la successiva cartografia del XVII e XVIII Secolo. Fu indicata nel 1874 e 1947 come Casa della Salina.

Lo studioso Vittorio Faglia (1978) la ritiene più antica di tutte le altre torri ma, non viene data una giustificazione e questa notizia non può essere confermata in quanto l’autore sembra confondere queste saline con quelle di Castellaneta.

Con la fine di questa breve storia, ne inizia una nuova a seguito della bonifica antimalarica negli anni del 1940, che portò a realizzare questo favoloso ambiente naturale ideale per la nidificazione di numerosi uccelli acquatici e migratori. Con una superficie di circa 2,7 Km la Salina dei Monaci e le dune di Campomarino fanno parte della Riserva Naturale Regionale Orientata del Litorale Tarantino a partire dagli anni 2000.

Di seguito, alcune immagini tratte da Le torri costiere per la difesa anticorsara in Provincia di Taranto (1982).

La Struttura

Della torre oggi rimangono pochi ruderi e sembra purtroppo destinato a sparire presto. La costruzione era in conci di tufo regolarmente squadrati, su due piani distinti da un toro marcapiano. Sono caratteristiche collegabili alle torri della Serie di Nardò. Come quelle, la torre presentava base quadrata troncopiramidale, corpo parallelepipedo sul toro, coronamento in lieve sbalzo su beccatelli, caditoie su mensoloni, leggibili fino agli anni ’80. Vi era un locale ricavato al piano terra, probabilmente in comunicazione con i magazzini del sale ma non è possibile fare ulteriori analisi per via del materiale di crollo.

Dalle testimonianze raccolte da Roberto Caprara, nel 1982 era ancora possibile ammirare ciò che restava del primo piano ovvero le pareti vista mare e costa-est. Su quest’ultima si trovava uno stipo e si leggevano le tracce di un’apertura e di una probabile scala al terrazzo in spessore di muro. Entrambi i locali della torre erano voltati a botte. In linea massima, alla base la torre doveva misurare 10 metri per 10 circa, mentre in altezza si doveva sviluppare per circa 12 metri.

Oggi della struttura rimangono due importanti frammenti verticali.

Dal sito del FAI.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/wrYA6uYBY5uWWPGr6

Bibliografia:

Caprara, A., Crescenzi, C., & Altri (1982). Le torri costiere per la difesa anticorsara in Provincia di Taranto. Firenze-Taranto: Edizioni il David.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Punta Prosciutto.com (2020). Salina dei Monaci. Sito Web.

Torre San Leonardo

Nel Comune di Ostuni, in località Pilone, si erge Torre San Leonardo a 20 metri dal mare e a un’altitudine di 2 metri. Oggi restaurata, nel tempo ha subito diversi rifacimenti.

Dal Sito Cultura Salentina.

Muovendosi da nord verso sud, Torre San Leonardo è la prima torre costiera dell’antica Terra d’Otranto. Comunicava un tempo con Torre Canne in Terra di Bari (oggi scomparsa) a nord e con Torre Villanova a sud. Oggi veglia sulla piccola località balneare di Pilone e sorge isolata su di una piccola penisola. É situata all’interno del “Parco Naturale Regionale Dune Costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo”.

La Storia

La “torre del Pilone” fu denominata di San Leonardo in quanto ricadeva nel terreno appartenente all’omonima chiesa, dipendenza dell’importante monastero dei Cavalieri Teutonici di San Leonardo presso Siponto.

Giovanni Cosi (1989) riporta alcuni importanti documenti tratti dall’Archivio di Stato di Napoli. Il seguente fa riferimento alla costruzione della torre, opera del maestro Scipione Lopes:

“Il maestro Scipione Lopes di Gallipoli, in virtù di lettere del 9 settembre 1567 spedite dalla R. Camera (In litterarum Curie 40 N. 207) e di mandato spedito il 27 dello stesso mese dal viceré delle province di Terra d’Otranto e di Bari, il 9 ottobre 1567 riceve a bon conto dal Percettore provinciale Giovanni Bonori 100 ducati per la costruzione della torre di S. Leonardo.”

Inoltre, il Cosi (1989) riporta alcuni documenti i quali attestano che la torre fosse abbondantemente armata e dunque non aveva solo funzione di avvistamento ma anche di difesa. L’area era altamente suscettibile a scorribande saracene. A conferma di ciò, il Cosi trascrive le parole del Governatore Conte di Macchia il 5 novembre 1579 indirizzate al sindaco di Lecce: “Havendoci la università de la citta di Ostuni fatto intendere che per le aque dolci che sono propinque à la torre di S. Leonardo sita in sua marina sogliono la venire vascelli di turchi e fanno gran danno senza posservi da detta Turre dar oltraggio alcuno à causa che in essa torre non è pezzo di artiglieria […]”.

Quando la torre perse la sua originaria funzione nel XIX Secolo, fu utilizzata come residenza estiva. Tuttora risulta proprietà privata.

Ciccio Fumarola, Instagram (2020)

La Struttura

Non è facile immaginare come Torre San Leonardo sarebbe dovuta apparire al tempo della sua costruzione. La torre è stata completamente rimaneggiata. Il piano superiore non è più quello originario, forse è stato ricostruito. Inoltre, è stata aggiunta una costruzione più recente in lato-monte. L’unica parte originale di quella che oggi appare come (ed a tutti gli effetti è) un’abitazione privata è il basamento inferiore, troncopiramidale, lato-mare della struttura “sul retro”. Tanto da essere ancora visibile il cordolo alla sommità della scarpa.

Anche se molto rimaneggiata da restauri poco rispettosi della sua originaria struttura, la costruzione è ben conservata.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/g7emhFegSU8VoP7J9

Bibliografia:

Budano, G. (2018). Regine del Mare: Censimento delle Torri Costiere di Terra d’Otranto.

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

Villaggio Torre San Leonardo (2020). Torre San Leonardo. Sito Web.


Torre Pozzelle

Nel Comune di Ostuni, nell’omonima località, si erge Torre Pozzelle, a 70 metri dal mare e a pochi metri d’altitudine. Il rudere è in parte crollato ma è stato recentemente restaurato.

Foto di Enzo Suma.

Torre Pozzelle (o Pozzella) è inserita in un bellissimo contesto naturale, immersa in un tratto di costa quasi incontaminato, caratterizzato da basse scogliere, macchia mediterranea e piccole insenature. Comunicava visivamente con Torre Santa Sabina a sud e con Torre Villanova a nord.

La Storia

Torre Pozzelle è una torre costiera classificabile come tipica del Regno, la cui origine risale all’Orden General di Perafan De Ribera (1563) che proprio in quel periodo incrementò di gran lunga il numero di torri costiere sul territorio. Nella cartografia antica ha assunto diversi nomi tra cui “Puzzelle”, “Puzzelli”, “Puzzeglie”, “Puzzella” e “de’ Pozzelli”.

Giovanni Cosi (1989) riporta un documento tratto dall’Archivio di Stato di Napoli, a proposito della costruzione della torre affidata a Massenzio Gravili:

“Il maestro Massenzio Gravili di Lecce, in virtù di lettere del 9 settembre 1567 spedite dalla R. Camera (In litterarum Curie 40 N. 207) e di mandato spedito il 27 dello stesso mese del Governatore provinciale, il 3 ottobre 1567 riceve dal Percettore provinciale 100 ducati a bon conto per la costruzione della torre detta le Puzzelle.”

La torre nel XIX Secolo fu abbandonata nel momento in cui perse la sua funzione originaria. In anni recenti vi sono stati degli interventi di restauro che fortunatamente hanno messo in sicurezza la struttura che versava in stato di degrado e rovina.

Cronologia:

XVI Secolo: compare nella cartografia.
1655: torriero Cap.le Cagnas Sebastiano.
1730: torriero Cap.le Calcagno Giovanni.
1777: custodita dagli Invalidi (associazione).
1842: in abbandono.
1978: censita da Vittorio Faglia.
Faglia (1978)
Vittorio Faglia (1978)
Dal sito AgendaBrindisi.

La Struttura

Torre Pozzelle è un classico esempio di torre tipica del Regno, a base troncopiramidale con tre caditoie in controscarpa, ormai poco visibili. Gli angoli sono caratterizzati da blocchi squadrati e regolari, mentre il resto della muratura è costituito da pietrame informe ma disposto in corsi orizzontali. Sulle pareti vi sono anche evidenti segni di intonaco databile ad epoche passate. Al piano terra vi è tuttora la camera un tempo adibita a cisterna.

Attualmente la torre presenta un ampio crollo nella zona lato nord-ovest che ha messo in evidenza l’interno del piano agibile. I recenti interventi di restauro sono ben evidenti in particolare in parte del coronamento.

Vittorio Faglia (1978)
Dal sito Italiani.it
Dal sito BarbarHouse.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/LaegPFM7dTU6Ze7S7

Bibliografia:

Budano, G. (2018). Regine del Mare: Censimento delle Torri Costiere di Terra d’Otranto.

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Torre Santa Sabina

Nel Comune di Carovigno, nell’omonima località, si erge Torre Santa Sabina ad un passo dal mare.

Torre Santa Sabina caratterizza l’omonima località balneare che col tempo si è sviluppata intorno. Essa comunicava visivamente a sud con Torre Guaceto e a nord con Torre Pozzelle.

La Storia

Torre Santa Sabina fu edificata, con ogni probabilità, tra la fine del XV e l’inizio del XVI Secolo, come torre di controllo del porticciolo, dai feudatari di Carovigno. Nella seconda metà del Cinquecento venne poi acquisita dalla Regia Corte secondo le volontà del viceré don Perafan de Ribera, quando anche le torri preesistenti furono inserite nel progetto unitario delle torri costiere di Terra d’Otranto. 

Giovanni Cosi (1989) riporta il seguente documenti riguardo Torre Santa Sabina:

“Donato Antonio Natali di Galatone caporale della torre Sabina (S. Sabina) nella marina di Carovigno, il 18 maggio 1619 costituisce suo procuratore, presso il notaio Giovanni Domenico Tarentino di Putignano e residente in Carovigno, il conterraneo Sebastiano Mega il quale il 21 ottobre 1619, con atto del notaio Sabatino de Magistris di Galatone, restituisce 20 ducati a Nicola Talà a cui il caporale aveva venduto, con riserva, un giardino che era in comune coi suoi fratelli .

Nella seconda metà dell’Ottocento, scampato il pericolo dal mare, la torre che aveva anche ospitato un ufficio della Regia Dogana, fu abbandonata. Ritornò in mani private nel 1915, quando fu acquistata dalla famiglia Dentice di Frasso che la ristrutturò e la vendette in seguito ad altri privati.

La Struttura

Torre Santa Sabina è una torre ottagonale dalla particolare forma a “cappello da prete” riproducente, in pianta, una stella a quattro punte. Il corpo è a scarpa fino al coronamento merlato, probabilmente rifatto in epoche recenti. Ogni lato del coronamento è connotato da cinque grandi beccatelli ogivali, sovrastati da merli con feritoie.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/TvRPtYTvPkiyzxk86

Bibliografia:

Budano, G. (2018). Regine del Mare: Censimento delle Torri Costiere di Terra d’Otranto.

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

Wikipedia (2021). Torre Santa Sabina. Sito Web.

Torre Testa

Nel Comune di Brindisi, in località Giancola o Torre Rossa, si erge Torre Testa a 15 metri dal mare e a un’altitudine di pochi metri. Vi sono stati diversi tentativi di restauro ma mai definitivi.

Dal sito Senza Colonne

Torre Testa, anche detta “Torre Testa di Gallico” o “Capogallo”, è situata a 7km lungo la litoranea nord da Brindisi, in una splendida posizione all’estremità di una piccola penisola lontana dalle più recenti costruzioni. Comunicava un tempo con Torre Punta Penne a sud e con Torre Guaceto a nord.

La Storia

Secondo alcuni, il nome “gallico” deriverebbe dalla forma di testa di gallo del promontorio su cui è posta. In realtà, come sottolineato dal sito BrindisiWeb, è più probabile che derivi dal termine Jaddico che, nelle lingue nordiche, significava bosco o foresta.

Come in altri casi in Terra d’Otranto, Torre Testa era posta alla foce di un canaletto, quasi un fiumicello, detto Giancola, dal quale turchi e corsari potevano rifornirsi di acqua dolce per proseguire i loro nefasti viaggi. Di conseguenza, la sua posizione era estremamente strategica.

Torre tipica del Regno, i lavori di costruzione iniziarono nel 1567, in seguito all’Orden General di Perafan De Ribera che proprio in quel periodo incrementò di gran lunga il numero di torri costiere sul territorio.

Torre Testa fu realizzata da Giovanni Maria Calizzi e continuata da Cesare Schero e Marco Guarino di Lecce. A conferma di ciò, Giovanni Cosi (1989) ha riportato i seguenti documenti reperiti dall’Archivio di Stato di Napoli:

“Il maestro Giovanni Maria Calizzi di Brindisi, in virtù di lettere spedite dalla R. Camera il 9 settembre 1567 (In litterarum Curie 40 N. 207) e di mandato spedito il 27 dello stesso mese dal marchese di Capurso, il 3 ottobre 1567 riceve dal Percettore provinciale 100 ducati a bon conto, per la costruzione della torre detta le Teste de Gallico.”

“Ancora il Calizzi, in virtù di mandato spedito il 30 giugno 1569 dal Governatore provinciale, il giorno successivo (1° luglio 1569) riceve dal Percettore provinciale 22 ducati per la fabbrica della suddetta torre.”

“Dopo 15 anni dall’inizio dei lavori, la Torre non è ancora ultimata ed essendo il maestro Calizzi troppo distante ed in altro occupato, il 30 giugno 1582 affida i lavori di completamento ai maestri leccesi Cesare Schero e Marco Guarino.”

Dal censimento di Vittorio Faglia negli anni ’70 dello scorso secolo, si comprende che la torre versava in pessime condizioni. In anni recenti sono stati effettuati dei necessari interventi di messa in sicurezza e di recupero, purtroppo lasciati incompleti ed insufficienti.

Cronologia:

1569: esistente secondo l’elenco del vicerè.
1582: torriero Caporale Chiabrera Jouan.
1590: torriero Caporale Parescia Consavo.
1596: torriero Caporale Perez Francesco.
1696: torriero Caporale Pinto Donato.
1727: torriero Caporale Santoro Pietro.
1777: custodita dagli Invalidi (associazione).
1825: in cattivo stato (secondo Primaldo Coco).
1842: abbandonata.
1978: ruderi (censimento di Vittorio Faglia).
Faglia (1978).
Vittorio Faglia (1978), lato costa-monte.
Vittorio Faglia (1978), lato nord.
Tiziana Balsamo, Instagram (2021)

La Struttura

Torre Testa è una torre classificabile come tipica del Regno. Essa è caratterizzata da pianta quadra, corpo troncopiramidale e originariamente tre caditoie per lato. Tutte le pareti sono in tufo e nel tempo sono state corrose dal mare ma anche manomesse dagli uomini. Nella parte originale della torre si nota bene il pietrame non regolare utilizzato. All’interno vi era una volta a crociera, un camino e un vano sopra la porta per salire al terrazzo.

Come spesso accade, è crollata la volta del piano agibile superiore. Alcune impalcature sono state montate per prevenire un ulteriore crollo. Il lato nord risulta il più danneggiato. Sono ben riconoscibili i nuovi rifacimenti di muratura che hanno (in parte) messo in sicurezza la torre.

Dal sito BrindisiWeb.
Giovanni Cosi (1989)

Dove si trova: https://goo.gl/maps/zZMvHLfjYDC6URBT7

Bibliografia:

Brindisi Web (2007). Monumenti, Torri Costiere Brindisine. Sito Web.

Budano, G. (2018). Regine del Mare: Censimento delle Torri Costiere di Terra d’Otranto.

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Torre Punta Penne

Nel Comune di Brindisi, nella località di Punta Penne, si erge l’omonima torre, a 50 metri dal mare e all’altitudine di 3 metri. Il rudere è in discrete condizioni.

VolgoBrindisi, Instagram

Torre Punta Penne, o semplicemente Torre Penna, comunicava visivamente con le difese della città di Brindisi a sud e con Torre Testa a nord. Sorge a Punta Penne o Capo Gallo. Il paesaggio costiero è di tipo roccioso con piccole insenature caratterizzate da lidi sabbiosi, basse scogliere, calette e ampi tratti di macchia mediterranea, ma purtroppo fortemente abbandonato a se stesso. Anche la torre versa in una condizione di degrado.

La Storia

Indicata da tutta la cartografia antica, la torre esisteva già prima dell’ordinanza vicereale con la quale, nel 1563, per volontà del vicerè Duca d’Alcalà don Perafan de Ribera, venne ricostruita. La ricostruzione vide impegnato nei lavori, almeno nel 1568, il maestro muratore brindisino Giovanni Parise (lo stesso che terminò i lavori di Torre Mattarelle). Le spese di riparazione di muratura e di falegnameria rimanevano accollate all’Università di Brindisi.

Vicino a Torre Penna, nel 1676 sbarcarono due galere turche e saccheggiarono cinque delle limitrofe masserie spingendosi sino alla Madonna del Casale. Nello stesso anno, una galera turca, sbarcò nella zona compresa tra Torre Penna e Torre Testa, facendovi dodici schiavi dalle vicine masserie. Questi due eventi dimostrano così l’inefficienza della cortina vicereale.

Nel corso del 1800 fu costruito affianco anche un faro, adesso non più presente. La torre fu riutilizzata dalla Guardia di Finanza negli anni immediatamente precedenti la Seconda Guerra Mondiale che intervenne rimuovendo brutalmente buona parte dell’intera struttura che originariamente era molto più alta. Purtroppo, oggi rimane solo la scarpata. Nell’area circostante viene poi realizzata una batteria militare denominata “Menga” con la presenza anche di una polveriera.

In anni più recenti, il Gruppo Archeologico Brindisino ha installato nei pressi di Torre Punta Penne e Torre Testa, un pannello illustrativo che racconta la storia delle torri, sia in lingua italiana che in inglese. Inoltre, sulle torri sono stati apposti degli striscioni con su scritto “AIUTATEMI A NON CROLLARE”.

Dal sito BrindisiWeb

La Struttura

Torre Punta Penne è caratterizzata da una pianta quadrata. La base della torre troncopiramidale è stata secondo Vittorio Faglia (1978) probabilmente svuotata in un secondo tempo. Gli spigoli sono costituiti da pietre regolari e le pareti da pietre non regolari. La scala esterna al primo piano, in parte ricavata nel basamento, è di epoca successiva in quanto, originariamente, si accedeva con scale rimovibili. In origine verosimilmente era classificabile come torre tipica del regno. All’interno vi sono due locali per piano. La rara cartolina d’epoca che ritrae la torre prima di essere troncata lascia pensare che essa abbia subito diversi rifacimenti sia in epoche passate che più recenti.

Torre Penna nel 1970, dal libro di Vittorio Faglia (1978)
Immagini tratte dal libro di Giovanni Cosi (1989)

Dove si trova: https://goo.gl/maps/f9KEWS7SJmjbwHv68

Bibliografia:

ArcheoBrindisi (2013). Torri Costiere Brindisine. Sito Web.

Brindisi Web (2007). Monumenti, Torri Costiere Brindisine. Sito Web.

Budano, G. (2018). Regine del Mare: Censimento delle Torri Costiere di Terra d’Otranto.

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.





Torre Fiumicelli

Nel Comune di Otranto in località spiaggia degli Alimini si erge Torre Fiumicelli. Il rudere in stato di abbandono versa in condizioni critiche, raggiunto dalle onde del mare.

Torre Fiumicelli prima dei crolli del 2020 (foto di Fabio Protopapa 2016)

Torre Fiumicelli comunicava visivamente a sud con Torre Santo Stefano e a nord con Torre Sant’Andrea (oggi scomparsa). Torre Fiumicelli si trova a pochi chilometri a nord di Otranto, in località Laghi Alimini. Lungo questo tratto costiero, alte falesie lasciano il posto ad una spiaggia sabbiosa lunga più di 6 km, bordata verso l’interno da un cordone dunare. Come vedremo, la torre fu spesso data per crollata anche da importanti studiosi, Mastronuzzi e Sansò (2014) ne conducono un importante studio del quale riporteremo alcune informazioni. Il loro studio si concentra sulla profonda erosione che ha caratterizzato negli ultimi decenni la spiaggia e che ha messo in serio pericolo il rudere. Purtroppo, nonostante le innumerevoli segnalazioni, non è stato fatto nulla per recuperare la torre che nel 2020 ha subito danni irreparabili.

La Storia

Simbolo della rinascita di Otranto dopo la liberazione dai turchi, il monumento fu edificato dal 1582, sotto l’incarico dell’allora governatore della Terra d’Otranto, Ferdinando Caracciolo per contrastare le invasioni dei Turchi pronti con le loro scorribande a insidiare la città dopo l’assedio del 1480. Martino Cayzza di Lecce fu l’esecutore designato della torre.

L’analisi della cartografia storica permette di comprendere la ragione del nome della torre (Torre del Fiumicello, Torre dei Fiumicelli, Torre Fiumicelli). Nella cartografia, infatti, è riportata la presenza a ridosso della fascia costiera di un’ampia palude connessa con la linea di riva per il tramite di un breve corso d’acqua.

“L’analisi della cartografia storica evidenzia come la posizione della torre sia indicata nella carta di Cartaro (1613, in figura in alto a destra), nella carta del De Rossi (1714, in figura in alto a sinistra), nella carta del De Bargas Machuco (1743), nell’Atlante Marittimo del Rizzi-Zannoni (1785), nell’Atlante Sallentino di Pacelli (1807), nell’Atlante Geografico del Rizzi-Zannoni (1808), nella Carta delle Province Continentali dell’ex Regno di Napoli (1822), nella carta di cabotaggio (1834), nella carta topografica dell’ITMI (1877). E’ interessante notare come già in una carta anonima realizzata nel 1785 la torre venga indicata come diruta. La non facile identificazione della torre sul terreno è testimoniata dalla sua assenza nelle carte del Magini (1620), del Blaew (1631-1635), del Bulifon (1734), del Marzolla (1851) nonostante siano costantemente riportate le torri limitrofe (Torre dell’Orso e Torre Sant’Andrea a nord-ovest, Torre Santo Stefano a sud-est, tutte ubicate in prossimità del ciglio di falesie)” (Mastronuzzi & Sansò, 2014).

Da notare infine che Torre Fiumicelli non compare nelle tavolette IGM in scala 1:25000 del 1948, né nella cartografia IGM in scala 1:50000 del 1987. Torre Fiumicelli viene data per distrutta dagli studiosi che hanno sin qui realizzato cataloghi delle torri costiere costruite lungo le coste della penisola salentina (per es. Faglia et al., 1978; Cosi, 1992). Vittorio Faglia (1978) nel fondamentale catalogo delle torri di difesa costiera di Terra d’Otranto ne conferma la distruzione e ne desume la presenza solo sulla base dei dati storici. Il Cosi (1992) riporta una serie di documenti inediti che rivelano come la costruzione della torre fosse stata appaltata per la prima volta nel 1567 e poi nuovamente nel 1582; nel 1596 la torre risulta ancora in costruzione. Anche questo autore non individua la posizione della torre sul terreno riportando una sua probabile posizione geografica in coordinate metriche e a 5 metri di quota. Il De Salve la segnala “non costruita” nella sua lodevole pubblicazione del 2016. Eppure esiste, la Ferrara la include nel suo libro del 2009.

Torre Fiumicelli “conserva” oggi solo il piano terra che ospita una cisterna voltata a botte. La torre si presenta ubicata in corrispondenza della battigia e con il piede sommerso dai sedimenti di spiaggia. Il moto ondoso ha raggiunto solo da qualche anno lo spigolo Nord Est della torre a causa degli intensi fenomeni erosivi che stanno interessando il litorale.

Fu subito evidente che il mare gradualmente stesse iniziando ad avvicinarsi sempre di più alla torre ma le segnalazioni non furono ascoltate. Nei mesi di gennaio, marzo e aprile 2020 ci sono stati dei crolli che hanno devastato il rudere. La notizia fu riportata da diverse testate giornalistiche tra cui il Nuovo Quotidiano di Puglia e LeccePrima. “Il Comune di Otranto, nel novembre 2017, ha segnalato lo stato di pericolo del monumento a tutti gli enti interessati. In quel caso era arrivata la risposta della Soprintendenza che, nel dicembre 2017, ha inserito la torre tra i monumenti considerati in pericolo. Rischio crollo, insomma. Appelli, lettere, atti di tutela che, però, sono rimasti lettera morta. Inviati e protocollati, ma senza produrre misure concrete. Nè una rete di protezione, nè un’azione di puntellatura. Niente di niente. Nonostante le occasioni rappresentate anche da bandi di varia natura per le torri o il litorale da valorizzare. Nonostante le stime del Comune non portino a cifre impossibili: servirebbero circa 150mila euro per restauro, protezione e messa in sicurezza. Prima che il mare si porti via tutto. Quello che neanche i Turchi riuscirono a fare.” (Nuovo Quotidiano di Puglia, 11 Gennaio 2020).

Mastronuzzi & Sansò, 2014
Francesco Pio Fersini (2018)
LeccePrima, 8 Aprile 2020, in seguito al crollo che ha danneggiato ulteriormente il rudere.

La Struttura

Torre Fiumicelli rientra nel gruppo delle torri troncopiramidali a base quadrata. L’altezza di queste torri si aggira intorno a 12 metri con la misura del lato di base esternamente di 10 o 12 metri. Il piano terra ospitava una cisterna alimentata dalle acque di pioggia convogliate dal terrazzo mediante una canalizzazione ricavata nello spessore della muratura. La volta a botte della cisterna sosteneva il vano abitabile della torre con ingresso sopraelevato da 3 a 5 metri circa, cui si accedeva per mezzo di una scala a pioli retraibile. Al terrazzo si accedeva per mezzo di una gradinata ricavata nello spessore della muratura, preferibilmente sul lato a monte, meno esposto alle offese provenienti dal mare. Un buon esempio di questo tipo di torre è rappresentato da Torre S. Foca.

In particolare, Torre Fiumicelli è costruita con conci (dimensioni 29x29x45 cm) ricavati dalle tenere calcareniti plioceniche affioranti diffusamente nell’area. La torre ha base quadrangolare di 10.5 m di lato. La torre conserva soltanto il piano terra, occupato da un ambiente voltato a botte, probabilmente una cisterna come suggerisce una canalizzazione presente lungo lo spesso muro perimetrale. Il punto più alto della torre è posto a 8 metri sul livello medio del mare. Torre Fiumicelli è posta in corrispondenza della linea di riva e presenta il piede al di sotto del livello del mare. La torre è parzialmente ricoperta da un potente cordone dunare oggi in forte erosione.” (Mastronuzzi & Sansò, 2014).

Il recente crollo ha reso ben visibile la volta a botte che caratterizza quella che un tempo era la cisterna al piano terra.

Alessandro Fersini (2021)

Quotidiano di Lecce del 17 Marzo 2020

Dove si trova: https://goo.gl/maps/vTJPBFXfepTs1G1cA

Bibliografia:

LeccePrima (2020). La torre “Fiumicelli” continua a crollare, avviso di pericolo della capitaneria. Link: https://www.lecceprima.it/cronaca/la-torre-fiumicelli-continua-a-crollare-avviso-di-pericolo-della-capitaneri.html

Mastronuzzi, G. & Sansò, P. (2014). Torre Fiumicelli (Otranto) e l’evoluzione storica del litorale adriatico salentino. Link articolo: http://www.gnrac.it/rivista/Numero22/Articolo10.pdf

Nuovo Quotidiano di Puglia (2020). Prima le falesie, ora l’antica torre: nuovo crollo, allarme ignorato.

Torre Santo Stefano

Nel Comune di Otranto, in località Baia dei Turchi, si ergeva Torre Santo Stefano a 30 metri dal mare e a un’altitudine di 13 metri. Il rudere, quasi del tutto scomparso, si trova all’interno di una proprietà privata.

Vittorio Faglia (1975)

Torre Santo Stefano comunicava un tempo a sud con le fortificazioni di Otranto e a nord con Torre Fiumicelli. Si ergeva molto vicina al mare e dominava la splendida Baia dei Turchi. Purtroppo, quasi del tutto scomparso.

La Storia

L’edificazione della torre risale al 1567, a conferma, in un documento del 9 settembre dello stesso anno, Paduano Baxi di Lecce riceve 100 ducati per la costruzione della Torre di Santo Stefano. Questa, esistente nel 1569, secondo gli Elenchi dei Vicerè, è indicata da molti documenti e in tutta la cartografia antica dal XVI secolo in poi, inizialmente come “Torre del porto di Santo Stefano” e poi “Torre di Santo Stefano”.

Giovanni Cosi (1989) riporta i seguenti documenti dall’Archivio di Stato di Napoli:

“Il maestro Paduano Baxi di Lecce, in virtù di lettere spedite dalla R. Camera il 9 settembre 1567 (In litterarum Curie 40 N. 207) e di mandato spedito il 27 dello stesso mese dal Governatore provinciale, il 3 ottobre 1567 riceve dal Percettore 100 ducati a buon conto per la costruzione della torre di S. Stefano.”

“Il procuratore della città di Otranto Geronimo Centoarti, il 3 ottobre 1576 riceve dal sindaco di Lecce Gaspare Maremonte un pezzo di artiglieria detto mezzo falconetto, della portata di 2 libbre, lungo 6 palmi e mezzo, del peso di 2 cantare e 68 rotoli e 100 palle di ferro, per armamento della torre.”

“Il sindaco di Specchia dei Galloni Felice Notarpietro, il 7 febbraio 1604 rilascia procura a Giovanni Angelo Vitale U.I.D. per farsi rimborsare dalla R. Camera quanto l’Università ha pagato, per più mesi ed anni, ai cavallari della Torre, come da dichiarazioni del sopra-custode Nicola Suarez e da ricevute degli stessi cavallari.”

La torre risultava in buone condizione nel 1825, tanto da essere ancora utilizzata nel 1842 dalle Guardie Doganali. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu danneggiata. Il definitivo crollo avvenne alla fine del XX secolo quando la torre, custodita all’interno di un villaggio turistico, fu abbandonata a se stessa senza che nessuno si occupasse dei necessari interventi.

Cronologia:

1569: Esistente secondo l’Elenco del Vicerè.
1575: Torriero Caporale Mandossino Francesco.
1582: Torriero Caporale Palma Cristoforo.
1655: Torriero Caporale De Fuentes Pedro.
1697: Torriero Caporale Giannocculo Francesco Antonio.
1777: Custodita dagli Invalidi (associazione).
1825: Censita in buono stato.
1842: In uso dalle Guardie Doganali.
1945: Risulta danneggiata durante la guerra.
1975: Censita da Vittorio Faglia (foto in alto).
Anni 2000: Cumolo di macerie.

Nell’immagine a sinistra (Vittorio Faglia, 1975) si nota un importante dettaglio dell’interno della torre, con scala e finestrelle feritoie. L’immagine al centro raffigura il rudere prima del crollo definitivo. A destra infine, le rovine della torre come appaiono ai nostri giorni.

La Struttura

La torre fu descritta nel seguente modo nel 1975, quando ancora il rudere era in discrete condizioni: “Rimangono in piedi solo due spigoli contrapposti della torre: monte-costa sud e mare-costa nord. Il primo moncone è il più interessante. Base tronco-piramidale con cordolo marcapiano e corpo parallelepipedo di un piano. Coronamento distrutto. Rimane ben sezionata la muratura a corsi anche interni regolari e una scaletta interna in luce. All’esterno la costruzione è in blocchi regolari di carparo. Due finestrelle originali il lato costa sud” (Vittorio Faglia).

Torre Santo Stefano, a base quadrata, presentava caratteristiche simili alla torri edificate dallo Stato della Chiesa, integrate con quelle delle masserie fortificate dell’entroterra. Quasi del tutto scomparsa e nascosta dalla vegetazione, sono rimaste tracce del basamento scarpato e del piano agibile verticale, oltre ad indistine macerie dalle quali si percepisce la grandezza della torre in origine.

Le successive foto d’epoca sono tratte dal libro di Giovanni Cosi (1989) indicato in bibliografia.

Il modesto rudere oggi:

Dove si trova: https://goo.gl/maps/AfXdYU5KXQbMfe2E8

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Torre del Serpe

Nel Comune di Otranto, nell’omonima località si erge Torre del Serpe a 200 metri dal mare e a un’altitudine di 35 metri. Il rudere fu recuperato ed è di proprietà comunale.

Antico faro, poi utilizzato come torre costiera, Torre del Serpe è un simbolo della Città di Otranto. Comunicava a nord con le fortificazioni della città e a sud con la vicina Torre dell’Orte. Si erge in uno scenario incantevole ancora incontaminato a sud di Otranto.

La Storia

Torre del Serpe si ritiene edificata in epoca romana. Fu un faro ad olio di grande importanza, punto di riferimento per gli innumerevoli navigli che approdavano nel porto dell’antica Hydruntum. Questa sua funzione la vide protagonista per lungo tempo. Nel XIII secolo, l’imperatore Federico II volle restaurare il faro in seguito ad un potenziamento strategico che coinvolse l’intero territorio.

In seguito alla Battaglia di Otranto del 1480 e all’eccidio deglio 800 martiri, il Regno iniziò la sua grande opera di costruizione di una ininterrota serie di torri costiere. Questo proggetto, oltre a prevedere la costruzione di molte nuove torri, riteneva che le vecchie torri di epoche precedenti fossero acquisite, restaurate ed integrate nella fitta rete di sentinelle. Torre del Serpe era una di queste. Questo giustifica la sua presenza negli Elenchi del Vicerè del 1569 (indicata col nome di “T. di capo Cocorizzo”).

La torre è indicata solo in parte della cartografia antica. Nel 1648 nella carta di Johannes Janssonius porta il nome di “Torre Cocorizzo”. Il nome Torre del Serpe compare solo nella cartografia più moderna. Il nome, legato alla leggenda verrà spiegato successivamente.

Torre del Serpe è costantemente presente nell’iconografia e nell’immaginario collettivo di Otranto, tanto da essere inclusa nello stemma della città. Fu restaurata intorno al 1997, ma le modalità dello stesso hanno comportato un completo snaturamento della torre.

Torre del Serpe, fotografata da Giuseppe Palumbo nel 1923 e disegnata da Primaldo Coco nel 1930.

Torre del Serpe prima del restauro (1919 e 1990 ca.)

La torre prima e dopo il restauro a confronto.

La Struttura

Della torre alta e cilindrica rimane un imponente rudere che vagheggia la forma e le sembianze di una vela posta al di sopra dell’originario zoccolo scarpato, anch’esso consolidato e in parte ricostruito. La sua porzione muraria superstite, in lato mare, conserva ancora visibili alcune feritoie. Un basamento di questo tipo era necessario per dare una maggior superficie di appoggio alle murature che si ergono in altezza. Il diametro del cilidro misurava circa sei metri.

Leggenda e Curiosità

Lo stemma della Comune di Otranto raffigura una torre intorno alla quale scivola un serpente nero. La torre a cui si fa riferimento è senza dubbio Torre del Serpe.

La parte inferiore dello stemma reca la scritta “Civitas Fedelissima Hydrunti”, la fedelissima città di Otranto. Analizzare la simbologia presente nello scudo non è stato facile e tuttora vi sono pareri discordanti, ma ciò che è certo è il fatto che essa derivi da un accadimento fantastico conservato gelosamente nella memoria popolare e tramandato oralmente nel corso del tempo:

Si narra che la torre, in passato, fosse un faro a guardia del quale vi erano dei soldati. Una notte, mentre le sentinelle dormivano, un serpente salì dal mare. Entrato nella torre e, raggiunta la lampada che illuminava i naviganti, bevve tutto l’olio che conteneva, facendola spegnere. E’ proprio questo il motivo per cui la gente chiamò la costruzione “Torre del serpente”.

Tale leggenda contiene alcune verità. Secondo alcuni, la torre, edificata in età imperiale per favorire i traffici via mare, rappresenterebbe la città. La lampada ad olio, invece, raffigurerebbe l’abbondanza dell’entroterra. Il serpe ghiotto di olio ci ricondurrebbe agli scali orientali e italiani che importavano il prezioso nettare.

Antonio Ciatara diede una sua interpretazione in merito alla questione. Egli affermò che il serpente fosse il simbolo della prudenza, riconducibile alla dea Minerva, della quale era il sacro animale. La torre per lui era l’incarnazione del grande coraggio dimostrato dagli otrantini nell’assedio saraceno del 1480. Per Luigi Maggiulli, invece, il faro simboleggerebbe il primo bagliore della fede che, da Otranto, si diffuse poi nel mondo pagano. Difatti, dal mito si evince che questa città fu la prima in Occidente ad accogliere san Pietro. Tante le interpretazioni, diversi gli studiosi che hanno cercato di dare un significato allo stemma di Otranto, ma ancora molti rimangono gli interrogativi a cui dare una risposta.

Altre versioni:

Un’antica leggenda racconta di un serpente che ogni notte saliva dalla scogliera per bere l’olio che teneva accesa la lanterna del faro. Ad un certo punto gli abitanti di Otranto tesero un’imboscata al mostro uccidendolo e la compagna del serpente, saputolo, salì sulla torre, si avvolse attorno e la strinse fino a distruggerla.

Un’altra leggenda narra che pochi anni prima della presa di Otranto nel 1480, i Saraceni si erano diretti verso la città salentina per saccheggiarla, ma anche in quell’occasione il serpente, avendo bevuto l’olio, aveva spento il faro. I pirati senza punti di riferimento passarono oltre e attaccarono la vicina Brindisi.

Foto di Alessandro Fersini (2020)

Dove si trova: https://goo.gl/maps/xB4wpyTGVmrSXZoVA

Bibliografia:

Coco, P. (1930). Porti, Castelli e Torri Salentine. Roma: Istituto di Architettura Militare.

Comune di Otranto (2020). Stemma. Link: https://www.comune.otranto.le.it/vivere-il-comune/territorio/stemma

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Musei Online (2020). Torre del Serpe. Link: https://www.museionline.info/tipologie-museo/torre-del-serpe

Wikipedia (2020). Torre del Serpe. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_del_Serpe

Torre dell’Orte

Nel Comune di Otranto in Località Baia dell’Orte si erge Torre dell’Orte a 100 metri dal mare e a un’altitudine di 35 metri. Il rudere è in proprietà privata ed è in fase di restauro.

Torre dell’Orte comunicava visivamente a nord con la vicina Torre del Serpe e a sud con Torre Palscìa, oggi scomparsa. Si trova in una splendida posizione, sulla scogliera a sud di Otranto e domina l’omonima baia.

La Storia

Esiste un documento che cita Cesare D’Orlando, Tommaso Vangale, Cola D’Andrano e altri compagni di Otranto, come incaricati della costruzione di Torre dell’Orte. Indicata da alcuni documenti e da quasi tutta la cartografia a partire dal XVII secolo, anche col nome di “Torre dell’Horto”. Nel 1608 risultava ancora in costruzione.

Alcuni studiosi, in primis il Faglia, esprimono qualche dubbio sulla contemporaneità con le altre torri del Regno, sia per la sua atipicità, sia per l’immediata e ingiustificata prossimità a Torre del Serpe. La massiccia struttura infatti, la accomuna di più ad una casamatta. Più plausibile che fungesse da avamposto per la difesa della tormentata città di Otranto, che semplice torre d’avvistamento.

Già alla fine del XVIII secolo, ancora vigilata dall’ultimo torriere, la torre risultava in avanzato stato di degrado. Nel 1826, con la definitiva scomparsa dei pericoli che l’avevano resa necessaria, fu abbandonata per poi essere incorporata all’interno di una masseria di cui fungeva da magazzino. Oggi risulta in proprietà privata e sono in corso dei lavori di restauro.

Foto di Fabio Protopapa (2014).

La Struttura

Torre atipica, è caratterizzata da un basso e massiccio corpo quadrangolare scarpato, di 16 metri per lato e presenta un accesso in lato monte. La torre è interamente costruita in carparo, con spigoli rinforzati da bugne dello stesso materiale.

La completa al piano del terrazzo, un basso parapetto definito da toro continuo. In origine quest’ultimo aveva la funzione di facilitare il piazzamento e la movimentazione delle artiglierie lungo tutto il perimetro.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/W5ijRpKSCWkFU1xh9

Bibliografia:

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Ferrara, C. (2009). Le Torri Costiere della Penisola Salentina. Sentinelle di Pietra a Difesa del Territorio. Castiglione: Progeca Edizioni.

Museo Italia (2020). Torre dell’Orte. Link: https://www.museionline.info/tipologie-museo/torre-dell-orte

Wikipedia (2020). Torre dell’Orte. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dell%27Orte

Torre Sant’Emiliano

Nel Comune di Otranto, nell’omonima località, si erge Torre Sant’Emiliano a 120 metri dal mare e a un’altitudine di 45 metri. Il rudere è in parte diroccato.

Torre Sant’Emiliano si erge isolata a margine di un alto e ripido sperone roccioso e continua a dominare, da secoli, la vallata e l’insenatura che unisce Porto Badisco con Punta Palascìa. Nel cuore di un contesto paesaggistico ancora incontaminato. Particolarmente amata da tutti coloro che, almeno una volta, hanno intrapreso il cammino per raggiungerla potendo godere di un panorama mozzafiato. Un tempo comunicava visivamente con Torre Porto Badisco a sud e con Torre Palascìa a nord, entrambe oggi scomparse.

La Storia

Torre Sant’Emiliano è indicata dalla cartografia antica a partire dal XVI secolo, inizialmente con il nome di “Torre S. Milano”, poi “Torre S. Miliano”, infine “Torre S. Emiliano”. Deve il suo nome, molto probabilmente, alla presenza di una cappelletta votiva dedicata al santo situata nelle vicinanze.

Come le altre torri circolari piccole della serie di Otranto, concentrate in questo tratto di costa, Torre Sant’Emiliano risulta essere tra le prime torri costruite, probabilmente in seguito all’eccidio del 1480 per l’urgenza di difendersi dalle minacce turche. La torre risale dunque agli inizi del XVI secolo. Nei fondali circostanti sono stati riconosciuti resti di navigli corsari.

Cronologia:

1569: Risulta esistente secondo l’Elenco del Vicerè.
1582: Torriero Caporale Caliego Ferdinando.
1654: Torriero Caporale De Blasi Francesco.
1697: Torriero Caporale De Blasi Geronimo.
1777: È custodita dagli Invalidi (associazione).
XX secolo: Rudere in abbandono.
Vittorio Faglia (1975)

La Struttura

Le torri circolari piccole della serie di Otranto sono caratterizzate da una base troncononica in pietrame non regolare e da un corpo cilindrico con all’interno un unico ambiente voltato, possedevano una dimensione minima per l’alloggiamento di una vedetta, giustificata da necessità di urgenza ed economia: con un diametro alla base inferiore ai 9 metri.

Il suggestivo rudere di Torre Sant’Emiliano presenta tuttora un alto basamento, lievemente scarpato, oltre ad un consistente residuo del piano agibile, che conserva ancora intatta parte della volta. In lato monte, alla base della torre, vi è un ampio squarcio causato da un cedimento. Leggibile nella parta alta del piano agibile, l’apertura originaria della porta levatoia.

Attualmente la torre è in un cattivo stato di conservazione e necessiterebbe di un’opera di consolidamento e restauro. Preoccupano particolarmente le rotture presenti in lato monte.

Giovanni Cosi (1989)

Torre Sant’Emiliano vista dall’alto

Dove si trova: https://goo.gl/maps/LBvhZaRyxpEs1LHz8

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Ferrara, C. (2009). Le Torri Costiere della Penisola Salentina. Sentinelle di Pietra a Difesa del Territorio. Castiglione: Progeca Edizioni.

Tricarico, G. (2020). Le fortificazioni litoranee di Terra d’Otranto: una panoramica sulle torri costiere della provincia di Lecce.

Torre Fiume (Quattro Colonne)

Nel Comune di Nardò, nella località di Santa Maria al Bagno si erge Torre Fiume a poco più di 50 metri dal mare e a un’altitudine di circa 3 metri. Oggi all’interno di una propietà privata.

Conosciuta inizialmente come Torre del Fiume di Galatena, o semplicemente come Torre Fiume, è oggi più comunemente nota col nome di “Quattro Colonne”. Torre Fiume era una vera e propria fortezza, un piccolo castello, a protezione di una ricca sorgente d’acqua dolce dalla quale prende il nome. Oggi, rimangono solo i suoi quattro grandi bastioni angolari. Comunicava visivamente al sud con Torre dell’Alto Lido e a nord con Torre Santa Caterina.

La Storia

Questa località veniva ricordata anticamente come Torre del Fiume di Galatena, perché al lato della fortezza, scorreva un tempo una sorgente ricca di acqua dolce oggi purtroppo molto ridotta. Fu costruita con lo scopo di vigilare affinché i corsari non si avvicinassero alla costa per rifornirsi di acqua potabile, indispensabile per le loro imprese. L’approvvigionamento d’acqua, per chi doveva restare in mare per molto tempo, rappresentava un problema vitale anche per corsari e barbareschi. Per questo motivo essi conoscevano perfettamente i punti della costa dove affiorava anche uno zampillo d’acqua che raggiungevano rapidamente e, dopo aver fatto rifornimento del prezioso liquido, proseguivano la loro caccia alle navi in transito nella zona oppure si preparavano a compiere attacchi alle popolazioni della costa, scegliendo il posto più favorevole e aspettando il momento più opportuno.

Tutto ciò era ben noto alle autorità, le quali avevano previsto la costruzione di torri nelle vicinanze e in difesa delle sorgenti d’acqua potabile. Infatti, come riferisce il Coco, fu questo il motivo che nei 1568 spinse il Vescovo di Ugento a fabbricare Torre Mozza, detta anche “Torre Fiumicelli”. Per proteggere il fiume di Nardò, nei pressi di S. Maria al Bagno era stata eretta già nel 1565 la Torre dell’Alto Lido, ma questa costruzione ben presto si rivelò insufficiente allo scopo, in quanto era posta molto in alto e distante un paio di chilometri dalla sorgente. Fu questo il motivo che consigliò l’Università, il Vescovo e i nobili di Nardò ad edificare, proprio alla foce della ricca sorgente d’acqua, una vera fortezza, la cui sola vista doveva scoraggiare turchi e pirati del mare di accostarsi alla riva o addirittura di progettare razzie nell’interno.

Foto di Giuseppe Palumbo, originariamente in bianco e nero.

Il progetto, straordinariamente dettagliato, redatto dall’architetto leccese Giovanni Perulli, incaricato dalla Sacra Regia Provinciale Audienza Hidruntina, venne consegnato il 22 novembre 1595 ai neretini Angelo e Giovanni Vincenzo Spaletta, rispettivamente padre e figlio. I lavori si prolungarono per più di dieci anni, anche a causa di molti dissidi con la Regia Corte (che sospettava da parte degli assegnatari l’utilizzo di materiali scadenti, con ragionevole probabilità di crollo della costruzione) e la litigiosità degli Spalletta. Finalmente la torre, completata, venne ritenuta tenuta in efficienza nel 1606 e l’ultimo pagamento per i lavori fu incassato nel 1609 da Giovanni Vincenzo, essendo Angelo deceduto. Il peso maggiore per l’assistenza a questa fortificazione spettava alla città di Nardò, ma sappiamo pure che Galatone contribuiva con un quarto delle spese occorrenti al mantenimento di un numero adeguato di torrieri.

Il Mazzella e l’Alemanno non la elencano nelle loro opere, mentre è riportata nella mappa geografica del 1613 di Mario Cartaro e in quella successiva di Bari. Esiste notizia sicura che un certo Francesco Scaglione ricopriva la carica il caporale già nel 1609. Nel 1616 fu al comando della torre il caporale Leonardo Vecchio, nativo dì Galatone; nel 1695, come assicura la Sopraguardia Leonardo Antonio Napoli, era caporale Tommaso De Ferraris in compagnia del subalterno Tommaso Camisa; infine nel 1730 esercitava l’ufficio di caporale Angelo Longo, con i compagni Pietro Stasi e Leonardo Antonio Francone. Col tempo i pericoli provenienti dal mare diminuirono, e le attività di controllo della torre erano indirizzate verso gli atti di brigantaggio e contrabbando, soprattutto di sale.

Il corpo centrale, è ipotizzabile che possa essere crollato a causa del famoso Terremoto di Nardò, che si verificò il 20 febbraio del 1743. La torre nel 1820 risultava in pessimo stato e abbandonata.

Nel secondo dopoguerra la struttura interna fu svuotata ed usata per altri scopi, dapprima si insediò un albergo ristorante con palco e pista da ballo, il rinomato “Quattro Colonne Dancing“. Negli anni ’60 il luogo è stato il punto di riferimento del Jet set salentino e pugliese e si sono esibiti artisti di fama internazionale Domenico Modugno, Claudio Villa, Ray Charles, Celentano, Massimo Ranieri, Santo & Jhonny, Bobby Solo, Little Tony, I Platters ed altri. La torre, con quelle di Squillace e di S. Caterina, è soggetta a vincolo del ministero solo dal 1986, grazie alle segnalazioni del circolo culturale “Nardò Nostra”, che se ne occupò con una mostra itinerante e con una pubblicazione non più in commercio. Attualmente il complesso fa parte di “Oasi Quattro Colonne”, continuando nell’attività di ristorazione, sala ricevimenti e music club.

Dal sito del Comune di Nardò

La Struttura

La struttura è atipica e assai differente dalle altre torri costiere. La torre viene comunemente detta “Quattro Colonne” a motivo dei quattro bastioni ancora superstiti, ma nel suo disegno originario costituiva un vero e proprio fortino, capace di ospitare un discreto numero di uomini e di mezzi che potevano garantire il controllo della sorgente d’acqua e della zona circostante. Nella torre risiedevano stabilmente almeno due caporali che avevano il compito di controllare il mare ed avvisare tempestivamente sia le città dell’entroterra, sia le torri con cui comunicavano visivamente.

É composta da un corpo centrale a pianta quadrata completato da quattro torri, alte 16 metri, a pianta esagonale, scarpate fino al secondo toro marcapiano e coronato da parapetto a sbalzo su beccatelli. Da lontano appariva come un vero e proprio baluardo inespugnabile, un piccolo castello più che una torre di avvistamento. I lati della torre misuravano circa 18 metri con lo spessore murario alla base di quasi 9 metri. La struttura si presentava maestos, scandita da due cornici marcapiano e coronata da beccatelli che sorreggevano il cammino di ronda avanzato. Era inoltre dotata di caditoie per proteggere le aperture. L’ingresso avveniva dal primo piano servendosi di una scala in legno. Anche in questa torre il piano terra era occupato dalla cisterna, che garantiva l’approvvigionamento di acqua per i militari presenti. Anche se non ci sono resoconti sulle armi da fuoco presenti, si può ipotizzare che questa torre sia stata una delle meglio rifornite, sia per l’ampio terrazzo e le varie feritoie presenti, sia per il fatto che proteggeva una delle poche sorgenti di acqua dolce molto ambita per i rifornimenti dei pirati.

Dalla Pagina Facebook, Fotografando Lecce e il Salento

Dove si trova: https://goo.gl/maps/N2PrTGr9LriUdk9TA

Bibliografia:

Agenzia Liliana Immobiliare (2018). Storia delle Quattro Colonne. Sito Web.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Ferrara, C. (2009). Le Torri Costiere della Penisola Salentina. Sentinelle di Pietra a Difesa del Territorio. Castiglione: Progeca Edizioni.

Fondazione Terra d’Otranto (2012). Note sulla Torre del Fiume. Sito Web.

Leopizzi, T. (1984). Le torri costiere intorno a Gallipoli. Sito Web.

Santa Maria al Bagno (2020). Le Quattro Colonne. Sito Web.

Torre Castiglione

Nel Comune di Porto Cesareo, nell’omonima località, si ergeva Torre Castiglione a 3 metri sul livello del mare. Oggi il rudere è quasi del tutto scomparso, in pessimo stato di conservazione.

Dal sito 365 Giorni nel Salento

Torre Castiglione comunicava visivamente a sud con Torre Lapillo e a nord con Torre Colimena, nel comune di Manduria. Nella cartografia dell’epoca è indicata inizialmente come “Torre della Punta di Castiglione”. Essa è l’ultima torre presente sulla costa Ionica in provincia di Lecce, muovendosi da sud verso nord.

La Storia

L’edificazione della torre risale al 1568. I lavori furono affidati prima a Virgilio Pugliese e poi, dopo la morte di quest’ultimo, furono proseguiti dal compaesano neretino Leonardo Spalletta. La torre fu censita in buono stato nel 1825 da Primaldo Coco e risultava ancora in uso nel 1842 dalla Guardia Doganale. Succesivamente, in un epoca non precisa, essa crollò probalbilmete a causa di un cedimento del terreno dovuto all’attivo carsismo, un fenomeno che interessa tutto il territorio pugliese.

In prossimità della torre infatti sono presenti delle cavità nel terreno (doline) definite localmente “spunnulate”, termine salentino che indica “le sprofondate”. Si tratta di un fenomeno caratterizzato dal cedimento delle volte di grotte sotterranee, ad opera di corsi d’acqua che si insinuano nel sottosuolo.

La Struttura

É classificata nella serie di Nardò a base quadrata per le caratteristiche dedotte dal rudere ancora presente sulla piccola penisola rocciosa che un tempo dominava. Si evince ancora parte del basamento quadrato scarpato di circa 11 metri per lato.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/gtBUJscP4TUJyN928

Bibliografia:

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Ferrara, C. (2009). Le Torri Costiere della Penisola Salentina. Sentinelle di Pietra a Difesa del Territorio. Castiglione: Progeca Edizioni