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Nel Comune di Squinzano, in località Casalabate, a pochi metri di distanza dal mare e a circa due metri di altitudine si erge Torre Specchiolla, recentemente restaurata.

Gianluigi Tarantino (2021)


Torre Specchiolla domina la marina di Casalabate, nata un tempo come piccolo borgo di pescatori, oggi meta balneare per molti turisti. Comunicava visivamente a nord con Torre San Gennaro  (oggi scomparsa), nel comune di Torchiarolo e a sud con Torre Rinalda.

La storia

Torre Specchiolla è classificabile come torre tipica del Regno. Queste torri furono costruite prevalentemente nel decennio 1565-75 in seguito all’Orden General di Perafan de Ribera emanato nel 1563, per aumentare ulteriormente il numero di torri costiere a protezione della Terra d’Otranto che proprio in quegli anni era in particolare sofferenza. La torre viene indicata in quasi tutta la cartografia antica a partire dal XVI secolo, inizialmente col nome di “Torre della punta dello Specchio”.

La costruzione della torre fu assegnata, come attesta un atto del 19 agosto 1582, a Mario Schero di Lecce in seguito ad una lunga serie di bandi e offerte per l’aggiudicazione e spartizione degli appalti di più torri. Riporta il Cosi (1989), “Al bando fatto in Napoli, verso la metà del 1582, per la costruzione delle torri: Specchiulla, S. Giovanni de la Pedata, fra Saturo e Capo S. Vito (Lama), Fiumicelli di Otranto, Venneri e S. Caterina, partecipa il maestro Martino Cayzza con l’offerta di 90 ducati d’incanto. La R. Camera ordina a Ferdinando Caracciolo Governatore di Terra d’Otranto di rinnovare l’asta per ottenere una migliore offerta.” In un successivo documento del 15 febbraio 1584, Mario Schero reclamava dalla Regia Camera, quanto gli spettava per il lavoro già terminato e approvato dal Regio Ingegnere provinciale Paduano Schero.

La torre agli inizi del XIX secolo venne censita in buono stato e nel 1842 risultava ancora in uso dalla Guardia Doganale. Recentemente ha subito un importante restauro che ne ha consolidato la struttura ma che ha anche snaturato la torre, eliminando alcuni importanti segni ed aggiungendone di nuovi. La torre è tuttora proprietà privata. 

Dalla rivista La Zagaglia (1964)
Carlo Carrisi, Instagram (2017)

La struttura

Torre Specchiolla, come detto, è un bellissimo esempio di torre tipica del Regno, caratterizzata dunque da una base quadrata (circa 11 metri per lato), un corpo scarpato ed il coronamento in controscarpa. Gli spigoli sono costruiti con blocchi squadrati mentre le pareti sono realizzate con pietrame irregolare. La torre presenta dodici caditoie, tre per lato. Dall’appoggio dei barbacani in su è stato tutto ricostruito e, in lato mare, sono state realizzate due grandi aperture, una porta e una finestra. Originariamente, al piano terra vi era una cisterna. Al primo piano invece, il vano agibile al quale si accedeva tramite scala rimovibile o ponte levatoio situato in lato monte (il lato opposto al mare).

Dove si trova: https://goo.gl/maps/NJMicYCatgoYX4rZ7

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Tricarico, G. (2020). Le fortificazioni litoranee di Terra d’Otranto: una panoramica sulle torri costiere della provincia di Lecce.

Torre Rinalda

Torre Rinalda, il cui rudere è stato recuperato, si erge nel Comune di Lecce, sul livello del mare.

Emanuele Stifanelli, Flickr.

Torre Rinalda comunicava visivamente a nord con Torre Specchiolla e a sud con Torre Chianca. Ormai quasi a ridosso del mare per via dell’erosione del litorale sabbioso, la torre ha dato il nome all’omonima località balneare sviluppatasi attorno. É presente in tutta la cartografia antica a partire dal XVII secolo, col nome di “Torre della Rinalda”.

La Storia

La costruzione di Torre Rinalda fu opera del maestro Nicola Saetta di Lecce, come testimoniato da un documento del 2 ottobre 1567, citato dal Cosi (1989) e dal De Salve (2016), che riporta dei 200 ducati che Saetta ricevette dalla Regia Camera per la costruzione della stessa.

Riporta il Cosi: “Il maestro Nicola Saetta di Lecce, in virtù di lettere spedite dalla R. Camera il 9 settembre 1567 (In litterarum Curie 40 N. 207) e di mandato spedito il 27 dello stesso mese dal marchese di Capurso, il 2 ottobre 1567 riceve dal Percettore 200 ducati a buon conto per la costruzione di tre torri, nelle marine di Lecce e Squinzano, nei luoghi detti Raynalda, Vienneri e la Chianca.”

Tra gli altri documenti citati dal Cosi vi sono i seguenti:

“Andrea Perefuan, nominato caporale della torre Rinalda dal vicere Alfonso Pimentel y Herrera con lettere patenti spedite da Napoli il 31 maggio 1607 (Reg. tas in Patentium 1° turrium f.° 49), il 9 agosto 1608 si dimette dall’incarico essendo da molti mesi ammalato nella torre.”

Giovanni Vincenzo Rucco di Nardò, caporale della torre di Rinalda, e Angelo Zacheo di Martano, caporale della torre dello Scorzone (S. Caterina), il 1° agosto 1609 si scambiano le torri (con richiesta di R. Assenso), perché a nessuno dei due è favorevole il clima della torre finora occupata.”

Torre Rinalda fu censita in buone condizioni nel 1825 e nel 1842 risultava ancora in uso dalla Guardia Doganale. Fu restaurata nel 2001 perché gravemente danneggiata dai fenomeni atmosferici e dall’azione del mare. Tuttavia necessiterebbe di maggiori tutele in quanto il livello del mare si avvicina progressivamente, mettendo dunque in forte rischio la struttura.

Giovanni Cosi (1989)

La Struttura

La torre, classificabile come tipica del Regno, appare oggi in discrete condizioni perché fortunatamente restaurata. Rimane del suo grande rudere l’intero basamento scarpato oltre a un’ampia parte del piano agibile. Presenta una struttura troncopiramidale a base quadrata e venne innalzata utilizzando blocchi di carparo regolari. Sono ancora ben visibili due feritoie in lato mare e lato costa-nord. Inoltre è visibile una parte della volta a botte del piano agibile, ormai quasi completamente crollata. La parte superiore è completamente diroccata. Probabilmente presentava dodici caditoie, tre per lato.

Dal sito Robintur.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/T4udYakyMXVqztDH6

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Wikipedia (2020). Torre Rinalda. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Rinalda

Torre Chianca (Lecce)

Nel di Comune di Lecce, nell’omonima località, sorge Torre Chianca a 20 metri dal mare e a un’altitudine di due metri. Il rudere è oggi in stato di abbandono.

Vito Pezzuto (2020).

Torre Chianca, da non confondere con l’omonima torre nel comune di Porto Cesareo, comunicava visivamente a sud con Torre Veneri e a nord con Torre Rinalda. È la prima torre a base circolare grande della provincia di Lecce muovendosi da nord a sud. Il rudere domina questo tratto di litorale roccioso basso e ha dato il nome alla rinomata località turistica.

La Storia

La costruzione della torre fu merito del maestro Nicola Saetta di Lecce, come testimoniato da un documento del 2 ottobre 1567, che riporta dei 200 ducati che lo stesso ricevette dalla Regia Camera per l’edificazione di questa e altre due torri, tra cui la vicina Torre Rinalda.

Viene citata in alcuni documenti e in tutta la cartografia a partire dal XVI secolo, con il nome di “Torre di porto della Chianca” (chianca, nel dialetto locale, significa lastra di pietra) e nel 1569 era già presente negli Elenchi dei Viceré. Venne censita in buono stato nel 1825 e fu utilizzata dalla Guardia Doganale almeno fino al 1842. Come riportato dal de Salve (2016), durante la Seconda Guerra Mondiale la torre fu utilizzata come postazione di artiglieria. Non è chiaro però in quali condizioni fosse la torre all’epoca.

Vito Pezzuto (2020)

La Struttura

Il grande rudere a base circolare si trova in cattive condizioni di conservazione. Resta l’intero basamento, con diametro di circa 12 metri, insieme ad un massiccio frammento verticale del paramento del piano agibile, quest’ultimo quasi interamente crollato. Ancora evidente il segno di quella che un tempo era la porta levatoia d’accesso al piano agibile, in lato monte. Presenta similitudini architettoniche con Torre Porto di Ripa e Torre Nasparo.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/h7s1ugT4DrM9Adhy5

Bibliografia:

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Torre Veneri

Nel Comune di Lecce in località Frigole, si erge Torre Veneri a pochissimi metri dal mare. Il rudere è in stato di abbandono.

Gaetano Andriani de Vito, Instagram

Torre Veneri comunicava visivamente a sud con Torre San Cataldo (oggi scomparsa) e a nord con Torre Chianca. Si trova in un bellissimo tratto di litorale sabbioso, immersa nella natura ancora incontaminata, nelle vicinanze di una vasta area utilizzata per l’addestramento militare. Per raggiungerla è necessario percorrere una stretta via di campagna che dalla strada principale porta alla spiaggia.  Viene indicata in alcuni documenti e nella cartografia a partire dal XVII secolo, anche col nome di “Torre di Manasca”. Nel tempo ha subito un lungo processo di degrado dovuto all’azione degli agenti atmosferici e del mare.

La Storia

Stando ai documenti esistenti citati dal de Salve (2016), la costruzione di Torre Veneri fu assegnata al maestro leccese Alessandro Saponaro con atto del 19 agosto 1582, solo dopo una lunga trafila di offerte per la costruzione di più torri, rinnovi di gara della Regia Camera e ribassi dei vari partecipanti. L’edificazione di questa torre, peró, secondo Onofrio Pasanisi, nel 1608, non era ancora stata completata.

Alessandro Protopapa, Facebook
Dal sito del Quotidiano di Puglia

La Struttura

Torre Veneri è una torre a base quadrata atipica perché presenta caratteristiche simili alle torri dello Stato della Chiesa, integrate con quelle delle masserie fortificate dell’entroterra salentino. La struttura della torre è quadrangolare con corpo scarpato. Ogni lato misura circa 11 metri. Oltre il toro marcapiano continua con un parapetto verticale. Sono evidenti i segni di rovina sui paramenti di ogni lato, in particolare in lato monte dove vi era l’originaria porta levatoia. Piuttosto in rovina anche la parte inferiore del lato mare. Presentava al pian terreno una cisterna e una scala in pietra che conduceva al primo piano. Quest’ultimo, con volte a crociera, conserva ancora l’antico camino e una scala che conduce al terrazzo. Attualmente la torre, in grave rischio crollo, è sostenuta da delle strutture di supporto in ferro in quanto gli stessi spigoli della torre sono gravemente danneggiati.

Giovanni Cosi (1989)

Dove si trova: https://goo.gl/maps/GPpN5sPb2gUUf3kp7

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

365 Giorni nel Salento (2020). Torre Veneri. Sito web.