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Torre Fiumicelli

Nel Comune di Otranto in località spiaggia degli Alimini si erge Torre Fiumicelli. Il rudere in stato di abbandono versa in condizioni critiche, raggiunto dalle onde del mare.

Torre Fiumicelli prima dei crolli del 2020 (foto di Fabio Protopapa 2016)

Torre Fiumicelli comunicava visivamente a sud con Torre Santo Stefano e a nord con Torre Sant’Andrea (oggi scomparsa). Torre Fiumicelli si trova a pochi chilometri a nord di Otranto, in località Laghi Alimini. Lungo questo tratto costiero, alte falesie lasciano il posto ad una spiaggia sabbiosa lunga più di 6 km, bordata verso l’interno da un cordone dunare. Come vedremo, la torre fu spesso data per crollata anche da importanti studiosi, Mastronuzzi e Sansò (2014) ne conducono un importante studio del quale riporteremo alcune informazioni. Il loro studio si concentra sulla profonda erosione che ha caratterizzato negli ultimi decenni la spiaggia e che ha messo in serio pericolo il rudere. Purtroppo, nonostante le innumerevoli segnalazioni, non è stato fatto nulla per recuperare la torre che nel 2020 ha subito danni irreparabili.

La Storia

Simbolo della rinascita di Otranto dopo la liberazione dai turchi, il monumento fu edificato dal 1582, sotto l’incarico dell’allora governatore della Terra d’Otranto, Ferdinando Caracciolo per contrastare le invasioni dei Turchi pronti con le loro scorribande a insidiare la città dopo l’assedio del 1480. Martino Cayzza di Lecce fu l’esecutore designato della torre.

L’analisi della cartografia storica permette di comprendere la ragione del nome della torre (Torre del Fiumicello, Torre dei Fiumicelli, Torre Fiumicelli). Nella cartografia, infatti, è riportata la presenza a ridosso della fascia costiera di un’ampia palude connessa con la linea di riva per il tramite di un breve corso d’acqua.

“L’analisi della cartografia storica evidenzia come la posizione della torre sia indicata nella carta di Cartaro (1613, in figura in alto a destra), nella carta del De Rossi (1714, in figura in alto a sinistra), nella carta del De Bargas Machuco (1743), nell’Atlante Marittimo del Rizzi-Zannoni (1785), nell’Atlante Sallentino di Pacelli (1807), nell’Atlante Geografico del Rizzi-Zannoni (1808), nella Carta delle Province Continentali dell’ex Regno di Napoli (1822), nella carta di cabotaggio (1834), nella carta topografica dell’ITMI (1877). E’ interessante notare come già in una carta anonima realizzata nel 1785 la torre venga indicata come diruta. La non facile identificazione della torre sul terreno è testimoniata dalla sua assenza nelle carte del Magini (1620), del Blaew (1631-1635), del Bulifon (1734), del Marzolla (1851) nonostante siano costantemente riportate le torri limitrofe (Torre dell’Orso e Torre Sant’Andrea a nord-ovest, Torre Santo Stefano a sud-est, tutte ubicate in prossimità del ciglio di falesie)” (Mastronuzzi & Sansò, 2014).

Da notare infine che Torre Fiumicelli non compare nelle tavolette IGM in scala 1:25000 del 1948, né nella cartografia IGM in scala 1:50000 del 1987. Torre Fiumicelli viene data per distrutta dagli studiosi che hanno sin qui realizzato cataloghi delle torri costiere costruite lungo le coste della penisola salentina (per es. Faglia et al., 1978; Cosi, 1992). Vittorio Faglia (1978) nel fondamentale catalogo delle torri di difesa costiera di Terra d’Otranto ne conferma la distruzione e ne desume la presenza solo sulla base dei dati storici. Il Cosi (1992) riporta una serie di documenti inediti che rivelano come la costruzione della torre fosse stata appaltata per la prima volta nel 1567 e poi nuovamente nel 1582; nel 1596 la torre risulta ancora in costruzione. Anche questo autore non individua la posizione della torre sul terreno riportando una sua probabile posizione geografica in coordinate metriche e a 5 metri di quota. Il De Salve la segnala “non costruita” nella sua lodevole pubblicazione del 2016. Eppure esiste, la Ferrara la include nel suo libro del 2009.

Torre Fiumicelli “conserva” oggi solo il piano terra che ospita una cisterna voltata a botte. La torre si presenta ubicata in corrispondenza della battigia e con il piede sommerso dai sedimenti di spiaggia. Il moto ondoso ha raggiunto solo da qualche anno lo spigolo Nord Est della torre a causa degli intensi fenomeni erosivi che stanno interessando il litorale.

Fu subito evidente che il mare gradualmente stesse iniziando ad avvicinarsi sempre di più alla torre ma le segnalazioni non furono ascoltate. Nei mesi di gennaio, marzo e aprile 2020 ci sono stati dei crolli che hanno devastato il rudere. La notizia fu riportata da diverse testate giornalistiche tra cui il Nuovo Quotidiano di Puglia e LeccePrima. “Il Comune di Otranto, nel novembre 2017, ha segnalato lo stato di pericolo del monumento a tutti gli enti interessati. In quel caso era arrivata la risposta della Soprintendenza che, nel dicembre 2017, ha inserito la torre tra i monumenti considerati in pericolo. Rischio crollo, insomma. Appelli, lettere, atti di tutela che, però, sono rimasti lettera morta. Inviati e protocollati, ma senza produrre misure concrete. Nè una rete di protezione, nè un’azione di puntellatura. Niente di niente. Nonostante le occasioni rappresentate anche da bandi di varia natura per le torri o il litorale da valorizzare. Nonostante le stime del Comune non portino a cifre impossibili: servirebbero circa 150mila euro per restauro, protezione e messa in sicurezza. Prima che il mare si porti via tutto. Quello che neanche i Turchi riuscirono a fare.” (Nuovo Quotidiano di Puglia, 11 Gennaio 2020).

Mastronuzzi & Sansò, 2014
Francesco Pio Fersini (2018)
LeccePrima, 8 Aprile 2020, in seguito al crollo che ha danneggiato ulteriormente il rudere.

La Struttura

Torre Fiumicelli rientra nel gruppo delle torri troncopiramidali a base quadrata. L’altezza di queste torri si aggira intorno a 12 metri con la misura del lato di base esternamente di 10 o 12 metri. Il piano terra ospitava una cisterna alimentata dalle acque di pioggia convogliate dal terrazzo mediante una canalizzazione ricavata nello spessore della muratura. La volta a botte della cisterna sosteneva il vano abitabile della torre con ingresso sopraelevato da 3 a 5 metri circa, cui si accedeva per mezzo di una scala a pioli retraibile. Al terrazzo si accedeva per mezzo di una gradinata ricavata nello spessore della muratura, preferibilmente sul lato a monte, meno esposto alle offese provenienti dal mare. Un buon esempio di questo tipo di torre è rappresentato da Torre S. Foca.

In particolare, Torre Fiumicelli è costruita con conci (dimensioni 29x29x45 cm) ricavati dalle tenere calcareniti plioceniche affioranti diffusamente nell’area. La torre ha base quadrangolare di 10.5 m di lato. La torre conserva soltanto il piano terra, occupato da un ambiente voltato a botte, probabilmente una cisterna come suggerisce una canalizzazione presente lungo lo spesso muro perimetrale. Il punto più alto della torre è posto a 8 metri sul livello medio del mare. Torre Fiumicelli è posta in corrispondenza della linea di riva e presenta il piede al di sotto del livello del mare. La torre è parzialmente ricoperta da un potente cordone dunare oggi in forte erosione.” (Mastronuzzi & Sansò, 2014).

Il recente crollo ha reso ben visibile la volta a botte che caratterizza quella che un tempo era la cisterna al piano terra.

Alessandro Fersini (2021)

Quotidiano di Lecce del 17 Marzo 2020

Dove si trova: https://goo.gl/maps/vTJPBFXfepTs1G1cA

Bibliografia:

LeccePrima (2020). La torre “Fiumicelli” continua a crollare, avviso di pericolo della capitaneria. Link: https://www.lecceprima.it/cronaca/la-torre-fiumicelli-continua-a-crollare-avviso-di-pericolo-della-capitaneri.html

Mastronuzzi, G. & Sansò, P. (2014). Torre Fiumicelli (Otranto) e l’evoluzione storica del litorale adriatico salentino. Link articolo: http://www.gnrac.it/rivista/Numero22/Articolo10.pdf

Nuovo Quotidiano di Puglia (2020). Prima le falesie, ora l’antica torre: nuovo crollo, allarme ignorato.

Torre Santo Stefano

Nel Comune di Otranto, in località Baia dei Turchi, si ergeva Torre Santo Stefano a 30 metri dal mare e a un’altitudine di 13 metri. Il rudere, quasi del tutto scomparso, si trova all’interno di una proprietà privata.

Vittorio Faglia (1975)

Torre Santo Stefano comunicava un tempo a sud con le fortificazioni di Otranto e a nord con Torre Fiumicelli. Si ergeva molto vicina al mare e dominava la splendida Baia dei Turchi. Purtroppo, quasi del tutto scomparso.

La Storia

L’edificazione della torre risale al 1567, a conferma, in un documento del 9 settembre dello stesso anno, Paduano Baxi di Lecce riceve 100 ducati per la costruzione della Torre di Santo Stefano. Questa, esistente nel 1569, secondo gli Elenchi dei Vicerè, è indicata da molti documenti e in tutta la cartografia antica dal XVI secolo in poi, inizialmente come “Torre del porto di Santo Stefano” e poi “Torre di Santo Stefano”.

Giovanni Cosi (1989) riporta i seguenti documenti dall’Archivio di Stato di Napoli:

“Il maestro Paduano Baxi di Lecce, in virtù di lettere spedite dalla R. Camera il 9 settembre 1567 (In litterarum Curie 40 N. 207) e di mandato spedito il 27 dello stesso mese dal Governatore provinciale, il 3 ottobre 1567 riceve dal Percettore 100 ducati a buon conto per la costruzione della torre di S. Stefano.”

“Il procuratore della città di Otranto Geronimo Centoarti, il 3 ottobre 1576 riceve dal sindaco di Lecce Gaspare Maremonte un pezzo di artiglieria detto mezzo falconetto, della portata di 2 libbre, lungo 6 palmi e mezzo, del peso di 2 cantare e 68 rotoli e 100 palle di ferro, per armamento della torre.”

“Il sindaco di Specchia dei Galloni Felice Notarpietro, il 7 febbraio 1604 rilascia procura a Giovanni Angelo Vitale U.I.D. per farsi rimborsare dalla R. Camera quanto l’Università ha pagato, per più mesi ed anni, ai cavallari della Torre, come da dichiarazioni del sopra-custode Nicola Suarez e da ricevute degli stessi cavallari.”

La torre risultava in buone condizione nel 1825, tanto da essere ancora utilizzata nel 1842 dalle Guardie Doganali. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu danneggiata. Il definitivo crollo avvenne alla fine del XX secolo quando la torre, custodita all’interno di un villaggio turistico, fu abbandonata a se stessa senza che nessuno si occupasse dei necessari interventi.

Cronologia:

1569: Esistente secondo l’Elenco del Vicerè.
1575: Torriero Caporale Mandossino Francesco.
1582: Torriero Caporale Palma Cristoforo.
1655: Torriero Caporale De Fuentes Pedro.
1697: Torriero Caporale Giannocculo Francesco Antonio.
1777: Custodita dagli Invalidi (associazione).
1825: Censita in buono stato.
1842: In uso dalle Guardie Doganali.
1945: Risulta danneggiata durante la guerra.
1975: Censita da Vittorio Faglia (foto in alto).
Anni 2000: Cumolo di macerie.

Nell’immagine a sinistra (Vittorio Faglia, 1975) si nota un importante dettaglio dell’interno della torre, con scala e finestrelle feritoie. L’immagine al centro raffigura il rudere prima del crollo definitivo. A destra infine, le rovine della torre come appaiono ai nostri giorni.

La Struttura

La torre fu descritta nel seguente modo nel 1975, quando ancora il rudere era in discrete condizioni: “Rimangono in piedi solo due spigoli contrapposti della torre: monte-costa sud e mare-costa nord. Il primo moncone è il più interessante. Base tronco-piramidale con cordolo marcapiano e corpo parallelepipedo di un piano. Coronamento distrutto. Rimane ben sezionata la muratura a corsi anche interni regolari e una scaletta interna in luce. All’esterno la costruzione è in blocchi regolari di carparo. Due finestrelle originali il lato costa sud” (Vittorio Faglia).

Torre Santo Stefano, a base quadrata, presentava caratteristiche simili alla torri edificate dallo Stato della Chiesa, integrate con quelle delle masserie fortificate dell’entroterra. Quasi del tutto scomparsa e nascosta dalla vegetazione, sono rimaste tracce del basamento scarpato e del piano agibile verticale, oltre ad indistine macerie dalle quali si percepisce la grandezza della torre in origine.

Le successive foto d’epoca sono tratte dal libro di Giovanni Cosi (1989) indicato in bibliografia.

Il modesto rudere oggi:

Dove si trova: https://goo.gl/maps/AfXdYU5KXQbMfe2E8

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Torre del Serpe

Nel Comune di Otranto, nell’omonima località si erge Torre del Serpe a 200 metri dal mare e a un’altitudine di 35 metri. Il rudere fu recuperato ed è di proprietà comunale.

Antico faro, poi utilizzato come torre costiera, Torre del Serpe è un simbolo della Città di Otranto. Comunicava a nord con le fortificazioni della città e a sud con la vicina Torre dell’Orte. Si erge in uno scenario incantevole ancora incontaminato a sud di Otranto.

La Storia

Torre del Serpe si ritiene edificata in epoca romana. Fu un faro ad olio di grande importanza, punto di riferimento per gli innumerevoli navigli che approdavano nel porto dell’antica Hydruntum. Questa sua funzione la vide protagonista per lungo tempo. Nel XIII secolo, l’imperatore Federico II volle restaurare il faro in seguito ad un potenziamento strategico che coinvolse l’intero territorio.

In seguito alla Battaglia di Otranto del 1480 e all’eccidio deglio 800 martiri, il Regno iniziò la sua grande opera di costruizione di una ininterrota serie di torri costiere. Questo proggetto, oltre a prevedere la costruzione di molte nuove torri, riteneva che le vecchie torri di epoche precedenti fossero acquisite, restaurate ed integrate nella fitta rete di sentinelle. Torre del Serpe era una di queste. Questo giustifica la sua presenza negli Elenchi del Vicerè del 1569 (indicata col nome di “T. di capo Cocorizzo”).

La torre è indicata solo in parte della cartografia antica. Nel 1648 nella carta di Johannes Janssonius porta il nome di “Torre Cocorizzo”. Il nome Torre del Serpe compare solo nella cartografia più moderna. Il nome, legato alla leggenda verrà spiegato successivamente.

Torre del Serpe è costantemente presente nell’iconografia e nell’immaginario collettivo di Otranto, tanto da essere inclusa nello stemma della città. Fu restaurata intorno al 1997, ma le modalità dello stesso hanno comportato un completo snaturamento della torre.

Torre del Serpe, fotografata da Giuseppe Palumbo nel 1923 e disegnata da Primaldo Coco nel 1930.

Torre del Serpe prima del restauro (1919 e 1990 ca.)

La torre prima e dopo il restauro a confronto.

La Struttura

Della torre alta e cilindrica rimane un imponente rudere che vagheggia la forma e le sembianze di una vela posta al di sopra dell’originario zoccolo scarpato, anch’esso consolidato e in parte ricostruito. La sua porzione muraria superstite, in lato mare, conserva ancora visibili alcune feritoie. Un basamento di questo tipo era necessario per dare una maggior superficie di appoggio alle murature che si ergono in altezza. Il diametro del cilidro misurava circa sei metri.

Leggenda e Curiosità

Lo stemma della Comune di Otranto raffigura una torre intorno alla quale scivola un serpente nero. La torre a cui si fa riferimento è senza dubbio Torre del Serpe.

La parte inferiore dello stemma reca la scritta “Civitas Fedelissima Hydrunti”, la fedelissima città di Otranto. Analizzare la simbologia presente nello scudo non è stato facile e tuttora vi sono pareri discordanti, ma ciò che è certo è il fatto che essa derivi da un accadimento fantastico conservato gelosamente nella memoria popolare e tramandato oralmente nel corso del tempo:

Si narra che la torre, in passato, fosse un faro a guardia del quale vi erano dei soldati. Una notte, mentre le sentinelle dormivano, un serpente salì dal mare. Entrato nella torre e, raggiunta la lampada che illuminava i naviganti, bevve tutto l’olio che conteneva, facendola spegnere. E’ proprio questo il motivo per cui la gente chiamò la costruzione “Torre del serpente”.

Tale leggenda contiene alcune verità. Secondo alcuni, la torre, edificata in età imperiale per favorire i traffici via mare, rappresenterebbe la città. La lampada ad olio, invece, raffigurerebbe l’abbondanza dell’entroterra. Il serpe ghiotto di olio ci ricondurrebbe agli scali orientali e italiani che importavano il prezioso nettare.

Antonio Ciatara diede una sua interpretazione in merito alla questione. Egli affermò che il serpente fosse il simbolo della prudenza, riconducibile alla dea Minerva, della quale era il sacro animale. La torre per lui era l’incarnazione del grande coraggio dimostrato dagli otrantini nell’assedio saraceno del 1480. Per Luigi Maggiulli, invece, il faro simboleggerebbe il primo bagliore della fede che, da Otranto, si diffuse poi nel mondo pagano. Difatti, dal mito si evince che questa città fu la prima in Occidente ad accogliere san Pietro. Tante le interpretazioni, diversi gli studiosi che hanno cercato di dare un significato allo stemma di Otranto, ma ancora molti rimangono gli interrogativi a cui dare una risposta.

Altre versioni:

Un’antica leggenda racconta di un serpente che ogni notte saliva dalla scogliera per bere l’olio che teneva accesa la lanterna del faro. Ad un certo punto gli abitanti di Otranto tesero un’imboscata al mostro uccidendolo e la compagna del serpente, saputolo, salì sulla torre, si avvolse attorno e la strinse fino a distruggerla.

Un’altra leggenda narra che pochi anni prima della presa di Otranto nel 1480, i Saraceni si erano diretti verso la città salentina per saccheggiarla, ma anche in quell’occasione il serpente, avendo bevuto l’olio, aveva spento il faro. I pirati senza punti di riferimento passarono oltre e attaccarono la vicina Brindisi.

Foto di Alessandro Fersini (2020)

Dove si trova: https://goo.gl/maps/xB4wpyTGVmrSXZoVA

Bibliografia:

Coco, P. (1930). Porti, Castelli e Torri Salentine. Roma: Istituto di Architettura Militare.

Comune di Otranto (2020). Stemma. Link: https://www.comune.otranto.le.it/vivere-il-comune/territorio/stemma

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Musei Online (2020). Torre del Serpe. Link: https://www.museionline.info/tipologie-museo/torre-del-serpe

Wikipedia (2020). Torre del Serpe. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_del_Serpe

Torre dell’Orte

Nel Comune di Otranto in Località Baia dell’Orte si erge Torre dell’Orte a 100 metri dal mare e a un’altitudine di 35 metri. Il rudere è in proprietà privata ed è in fase di restauro.

Torre dell’Orte comunicava visivamente a nord con la vicina Torre del Serpe e a sud con Torre Palscìa, oggi scomparsa. Si trova in una splendida posizione, sulla scogliera a sud di Otranto e domina l’omonima baia.

La Storia

Esiste un documento che cita Cesare D’Orlando, Tommaso Vangale, Cola D’Andrano e altri compagni di Otranto, come incaricati della costruzione di Torre dell’Orte. Indicata da alcuni documenti e da quasi tutta la cartografia a partire dal XVII secolo, anche col nome di “Torre dell’Horto”. Nel 1608 risultava ancora in costruzione.

Alcuni studiosi, in primis il Faglia, esprimono qualche dubbio sulla contemporaneità con le altre torri del Regno, sia per la sua atipicità, sia per l’immediata e ingiustificata prossimità a Torre del Serpe. La massiccia struttura infatti, la accomuna di più ad una casamatta. Più plausibile che fungesse da avamposto per la difesa della tormentata città di Otranto, che semplice torre d’avvistamento.

Già alla fine del XVIII secolo, ancora vigilata dall’ultimo torriere, la torre risultava in avanzato stato di degrado. Nel 1826, con la definitiva scomparsa dei pericoli che l’avevano resa necessaria, fu abbandonata per poi essere incorporata all’interno di una masseria di cui fungeva da magazzino. Oggi risulta in proprietà privata e sono in corso dei lavori di restauro.

Foto di Fabio Protopapa (2014).

La Struttura

Torre atipica, è caratterizzata da un basso e massiccio corpo quadrangolare scarpato, di 16 metri per lato e presenta un accesso in lato monte. La torre è interamente costruita in carparo, con spigoli rinforzati da bugne dello stesso materiale.

La completa al piano del terrazzo, un basso parapetto definito da toro continuo. In origine quest’ultimo aveva la funzione di facilitare il piazzamento e la movimentazione delle artiglierie lungo tutto il perimetro.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/W5ijRpKSCWkFU1xh9

Bibliografia:

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Ferrara, C. (2009). Le Torri Costiere della Penisola Salentina. Sentinelle di Pietra a Difesa del Territorio. Castiglione: Progeca Edizioni.

Museo Italia (2020). Torre dell’Orte. Link: https://www.museionline.info/tipologie-museo/torre-dell-orte

Wikipedia (2020). Torre dell’Orte. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dell%27Orte

Torre Palascìa

Torre non più esistente.

Torre Palascìa si ergeva sul promontorio più orientale d’Italia, Capo d’Otranto. La sua posizione la rendeva di enorme importanza strategica per l’avvistamento di pericoli provenienti dal mare.

Agibile nel 1569 secondo gli Elenchi del Viceré, era menzionata in tutta la cartografia antica a partire dal XVI secolo. Fu indicata inizialmente come “Torre di Capo della Pelliccia”, poi “Torre Pelagia”, “de Palegia”, “di Pelgia”, “Palanda” e infine “Palascìa”.

Giovanni Cosi (1989) riporta un interessante documento: “Francesco Antonio Antonino di Minervino, caporale della torre «Pelagia», in solido con suo padre Agostino, il 12 marzo 1672, prende in affitto una masseria dell’abate Carlo Guarini dei baroni di Poggiardo.”

Scomparso il pericolo turco, la torre fu abbandonata e nel giro di pochi decenni andò in rovina. Nel 1869, fu definitivamente demolita per far posto alla costruzione del rinomato faro.

Della torre non ci sono più traccie, Si può immaginare, per collocazione, che fosse rotonda piccola della serie di Otranto. Comunicava un tempo a sud con Torre Sant’Emiliano e a nord con Torre dell’Orte.

Dove si trovava: https://goo.gl/maps/7dWwpkDwkvbKoSqd6

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

365 Giorni nel Salento (2020). Torre Palascia. Sito Web.

Torre Sant’Emiliano

Nel Comune di Otranto, nell’omonima località, si erge Torre Sant’Emiliano a 120 metri dal mare e a un’altitudine di 45 metri. Il rudere è in parte diroccato.

Torre Sant’Emiliano si erge isolata a margine di un alto e ripido sperone roccioso e continua a dominare, da secoli, la vallata e l’insenatura che unisce Porto Badisco con Punta Palascìa. Nel cuore di un contesto paesaggistico ancora incontaminato. Particolarmente amata da tutti coloro che, almeno una volta, hanno intrapreso il cammino per raggiungerla potendo godere di un panorama mozzafiato. Un tempo comunicava visivamente con Torre Porto Badisco a sud e con Torre Palascìa a nord, entrambe oggi scomparse.

La Storia

Torre Sant’Emiliano è indicata dalla cartografia antica a partire dal XVI secolo, inizialmente con il nome di “Torre S. Milano”, poi “Torre S. Miliano”, infine “Torre S. Emiliano”. Deve il suo nome, molto probabilmente, alla presenza di una cappelletta votiva dedicata al santo situata nelle vicinanze.

Come le altre torri circolari piccole della serie di Otranto, concentrate in questo tratto di costa, Torre Sant’Emiliano risulta essere tra le prime torri costruite, probabilmente in seguito all’eccidio del 1480 per l’urgenza di difendersi dalle minacce turche. La torre risale dunque agli inizi del XVI secolo. Nei fondali circostanti sono stati riconosciuti resti di navigli corsari.

Cronologia:

1569: Risulta esistente secondo l’Elenco del Vicerè.
1582: Torriero Caporale Caliego Ferdinando.
1654: Torriero Caporale De Blasi Francesco.
1697: Torriero Caporale De Blasi Geronimo.
1777: È custodita dagli Invalidi (associazione).
XX secolo: Rudere in abbandono.
Vittorio Faglia (1975)

La Struttura

Le torri circolari piccole della serie di Otranto sono caratterizzate da una base troncononica in pietrame non regolare e da un corpo cilindrico con all’interno un unico ambiente voltato, possedevano una dimensione minima per l’alloggiamento di una vedetta, giustificata da necessità di urgenza ed economia: con un diametro alla base inferiore ai 9 metri.

Il suggestivo rudere di Torre Sant’Emiliano presenta tuttora un alto basamento, lievemente scarpato, oltre ad un consistente residuo del piano agibile, che conserva ancora intatta parte della volta. In lato monte, alla base della torre, vi è un ampio squarcio causato da un cedimento. Leggibile nella parta alta del piano agibile, l’apertura originaria della porta levatoia.

Attualmente la torre è in un cattivo stato di conservazione e necessiterebbe di un’opera di consolidamento e restauro. Preoccupano particolarmente le rotture presenti in lato monte.

Giovanni Cosi (1989)

Torre Sant’Emiliano vista dall’alto

Dove si trova: https://goo.gl/maps/LBvhZaRyxpEs1LHz8

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Ferrara, C. (2009). Le Torri Costiere della Penisola Salentina. Sentinelle di Pietra a Difesa del Territorio. Castiglione: Progeca Edizioni.

Tricarico, G. (2020). Le fortificazioni litoranee di Terra d’Otranto: una panoramica sulle torri costiere della provincia di Lecce.