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Torre Borraco

Nel Comune di Manduria, nella località di San Pietro in Bevagna, si erge Torre Borraco a circa 200 metri dal mare e a un’altitudine di 14 metri. La torre è stata restaurata.

Da Wikipedia.

Torre Borraco sorge in contrada Bocca di Borraco e prende il nome dall’omonimo ruscello che scorre a circa 240 metri di distanza. La torre, un esempio classico di tipica del Regno, comunicava visivamente a est con Torre San Pietro in Bevagna e a ovest con Torre Moline. Il suo nome subisce variazioni in base alle fonti consultate: Barraco, Burraco o Boraco sono solo alcune di esse.

La Storia

Torre Borraco appartiene a quella serie di torri che furono erette in seguito all’ordinanza del 1563 del vicerè don Perafan De Ribera che, proprio in quel periodo, incrementò di gran lunga il numero di torri costiere sul territorio. La torre fu iniziata dal maestro Virgilio Pugliese e completata da Leonardo Spalletta. Riguardo la sua costruzione, Giovanni Cosi (1989) riporta i seguenti documenti dall’Archivio di Stato di Napoli:

“Il maestro Virgilio Pugliese si è aggiudicato, oltre a quello delle torri di Porto Cesareo e di Ponte di Castiglione, anche l’appalto della torre di Borraco, con l’offerta di 7 carlini la canna della fabbrica. Nel rilasciare al Percettore una «plegeria» di 300 ducati, il 28 aprile 1568 accetta anche le condizioni dell’appalto, nelle quali viene stabilito, tra l’altro, che la torre dovrà essere costruita secondo il disegno dell’ingegnere Giovanni Tommaso Scala e dovrà essere completata entro 9 mesi dal primo maggio prossimo.”

Alla morte di Virgilio Pugliese subentrò il maestro Spalletta, il Cosi (1989) riporta infatti che: “Leonardo Spalletta che, come è già stato detto, è subentrato al defunto Virgilio Pugliese, il 1° luglio 1569 riceve dal Percettore 40 ducati in acconto”. E infine: “Leonardo Spalletta, il 28 aprile 1583 rilascia procura al figlio per riscuotere dalla Tesoreria generale il saldo anche di questa torre.”

Torre Borraco compare in tutta la cartografia antica a partire dal XVII Secolo con i nomi: Buracco, Beraco, de Sorano, Borago, Borajo, Boraggo, Boraco e anche Boraca. Non è presente nell’elenco del vicerè del 1569.

La torre, oltre a comunicare con le vicine Torre San Pietro in Bevagna, con Torre Moline e con le masserie dell’entroterra, presidiava il vicino fiumicello in quanto era molto appetibile per il rifornimento di saraceni e pirati di ogni tipo.

La torre, scampata la minaccia dal mare fu utilizzata fino all’800 dalle Guardie Doganali. Una volta abbandonata, per via degli agenti atmosferici, si stava sgretolando. Era crollato il tetto e all’interno della struttura cresceva spontaneo un albero di fico. Nel 2011 e per i due anni successivi la torre è stata sottoposta a un restauro completo che l’ha riportata al suo antico splendore e alla costruzione ex novo di una scala. Per maggiori informazioni più dettagliate sul restauro: http://www.architetturadipietra.it/wp/?p=5924

Cronologia

1583: torriero Caporale Garzia Francesco.
1695: torriero Caporale di Lauro Vito Antonio.
1777: custodita dagli Invalidi (associazione).
1825: torre in buono stato (Primaldo Coco).
1842: utilizzata dalle Guardie Doganali.
1978: ruderi (ricognizione Vittorio Faglia).
2011: definitivo restauro.
In parte, Vittorio Faglia (1978)

Torre Borraco prima e dopo il restauro a confronto.

Foto di Lorenzo Netti.
Fabio Protopapa (2014).

Torre Borraco negli anni ’70 e ’80.

La prima foto è di Giovanni Cosi (1989), le successive di Marcello Scalzi (1982), l’ultima è tratta dall’opera di Vittorio Faglia (1978).

La Struttura

Torre Borraco è classificabile nella tipologia di tipica del Regno, tronco piramidale a base quadrata (10,30 x 10,20) a tre caditoie per lato con la caratteristica particolare di due feritoie basse su ogni lato e al centro dei barbacani centrali. E’ caratterizzata da spigoli e caditoie in pietre squadrate, mentre le pareti sono costituite da pietre irregolari disposte in corsi.

Contrariamente alle altre torri, a cui si accedeva tramite una scala esterna, a Torre Borraco si arriva al vano interno mediante una serie di aperture posticce aperte in breccia sulla facciata a monte e nella cisterna. L’ingresso originale è a circa 5 metri da terra. Entrando a destra si trovava l’apertura del pozzo, inoltre, ricavati nella parete, i fori a sezione quadrata che convogliavano le acque raccolte dal terrazzo nella cisterna e a sinistra si trovava il camino. La volta che ricopriva il tutto era a botte.

Foto di Gloria Valente.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/6X2k9YCfHHeHDAUW6

Bibliografia:

Budano, G. (2018). Regine del Mare: Censimento delle Torri Costiere di Terra d’Otranto.

Caprara, A., Crescenzi, C., & Altri (1982). Le torri costiere per la difesa anticorsara in Provincia di Taranto. Firenze-Taranto: Edizioni il David.

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

VisitManduria (2020). Torre Borraco. Sito Web.

Torre Pozzelle

Nel Comune di Ostuni, nell’omonima località, si erge Torre Pozzelle, a 70 metri dal mare e a pochi metri d’altitudine. Il rudere è in parte crollato ma è stato recentemente restaurato.

Foto di Enzo Suma.

Torre Pozzelle (o Pozzella) è inserita in un bellissimo contesto naturale, immersa in un tratto di costa quasi incontaminato, caratterizzato da basse scogliere, macchia mediterranea e piccole insenature. Comunicava visivamente con Torre Santa Sabina a sud e con Torre Villanova a nord.

La Storia

Torre Pozzelle è una torre costiera classificabile come tipica del Regno, la cui origine risale all’Orden General di Perafan De Ribera (1563) che proprio in quel periodo incrementò di gran lunga il numero di torri costiere sul territorio. Nella cartografia antica ha assunto diversi nomi tra cui “Puzzelle”, “Puzzelli”, “Puzzeglie”, “Puzzella” e “de’ Pozzelli”.

Giovanni Cosi (1989) riporta un documento tratto dall’Archivio di Stato di Napoli, a proposito della costruzione della torre affidata a Massenzio Gravili:

“Il maestro Massenzio Gravili di Lecce, in virtù di lettere del 9 settembre 1567 spedite dalla R. Camera (In litterarum Curie 40 N. 207) e di mandato spedito il 27 dello stesso mese del Governatore provinciale, il 3 ottobre 1567 riceve dal Percettore provinciale 100 ducati a bon conto per la costruzione della torre detta le Puzzelle.”

La torre nel XIX Secolo fu abbandonata nel momento in cui perse la sua funzione originaria. In anni recenti vi sono stati degli interventi di restauro che fortunatamente hanno messo in sicurezza la struttura che versava in stato di degrado e rovina.

Cronologia:

XVI Secolo: compare nella cartografia.
1655: torriero Cap.le Cagnas Sebastiano.
1730: torriero Cap.le Calcagno Giovanni.
1777: custodita dagli Invalidi (associazione).
1842: in abbandono.
1978: censita da Vittorio Faglia.
Faglia (1978)
Vittorio Faglia (1978)
Dal sito AgendaBrindisi.

La Struttura

Torre Pozzelle è un classico esempio di torre tipica del Regno, a base troncopiramidale con tre caditoie in controscarpa, ormai poco visibili. Gli angoli sono caratterizzati da blocchi squadrati e regolari, mentre il resto della muratura è costituito da pietrame informe ma disposto in corsi orizzontali. Sulle pareti vi sono anche evidenti segni di intonaco databile ad epoche passate. Al piano terra vi è tuttora la camera un tempo adibita a cisterna.

Attualmente la torre presenta un ampio crollo nella zona lato nord-ovest che ha messo in evidenza l’interno del piano agibile. I recenti interventi di restauro sono ben evidenti in particolare in parte del coronamento.

Vittorio Faglia (1978)
Dal sito Italiani.it
Dal sito BarbarHouse.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/LaegPFM7dTU6Ze7S7

Bibliografia:

Budano, G. (2018). Regine del Mare: Censimento delle Torri Costiere di Terra d’Otranto.

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Torre Testa

Nel Comune di Brindisi, in località Giancola o Torre Rossa, si erge Torre Testa a 15 metri dal mare e a un’altitudine di pochi metri. Vi sono stati diversi tentativi di restauro ma mai definitivi.

Dal sito Senza Colonne

Torre Testa, anche detta “Torre Testa di Gallico” o “Capogallo”, è situata a 7km lungo la litoranea nord da Brindisi, in una splendida posizione all’estremità di una piccola penisola lontana dalle più recenti costruzioni. Comunicava un tempo con Torre Punta Penne a sud e con Torre Guaceto a nord.

La Storia

Secondo alcuni, il nome “gallico” deriverebbe dalla forma di testa di gallo del promontorio su cui è posta. In realtà, come sottolineato dal sito BrindisiWeb, è più probabile che derivi dal termine Jaddico che, nelle lingue nordiche, significava bosco o foresta.

Come in altri casi in Terra d’Otranto, Torre Testa era posta alla foce di un canaletto, quasi un fiumicello, detto Giancola, dal quale turchi e corsari potevano rifornirsi di acqua dolce per proseguire i loro nefasti viaggi. Di conseguenza, la sua posizione era estremamente strategica.

Torre tipica del Regno, i lavori di costruzione iniziarono nel 1567, in seguito all’Orden General di Perafan De Ribera che proprio in quel periodo incrementò di gran lunga il numero di torri costiere sul territorio.

Torre Testa fu realizzata da Giovanni Maria Calizzi e continuata da Cesare Schero e Marco Guarino di Lecce. A conferma di ciò, Giovanni Cosi (1989) ha riportato i seguenti documenti reperiti dall’Archivio di Stato di Napoli:

“Il maestro Giovanni Maria Calizzi di Brindisi, in virtù di lettere spedite dalla R. Camera il 9 settembre 1567 (In litterarum Curie 40 N. 207) e di mandato spedito il 27 dello stesso mese dal marchese di Capurso, il 3 ottobre 1567 riceve dal Percettore provinciale 100 ducati a bon conto, per la costruzione della torre detta le Teste de Gallico.”

“Ancora il Calizzi, in virtù di mandato spedito il 30 giugno 1569 dal Governatore provinciale, il giorno successivo (1° luglio 1569) riceve dal Percettore provinciale 22 ducati per la fabbrica della suddetta torre.”

“Dopo 15 anni dall’inizio dei lavori, la Torre non è ancora ultimata ed essendo il maestro Calizzi troppo distante ed in altro occupato, il 30 giugno 1582 affida i lavori di completamento ai maestri leccesi Cesare Schero e Marco Guarino.”

Dal censimento di Vittorio Faglia negli anni ’70 dello scorso secolo, si comprende che la torre versava in pessime condizioni. In anni recenti sono stati effettuati dei necessari interventi di messa in sicurezza e di recupero, purtroppo lasciati incompleti ed insufficienti.

Cronologia:

1569: esistente secondo l’elenco del vicerè.
1582: torriero Caporale Chiabrera Jouan.
1590: torriero Caporale Parescia Consavo.
1596: torriero Caporale Perez Francesco.
1696: torriero Caporale Pinto Donato.
1727: torriero Caporale Santoro Pietro.
1777: custodita dagli Invalidi (associazione).
1825: in cattivo stato (secondo Primaldo Coco).
1842: abbandonata.
1978: ruderi (censimento di Vittorio Faglia).
Faglia (1978).
Vittorio Faglia (1978), lato costa-monte.
Vittorio Faglia (1978), lato nord.
Tiziana Balsamo, Instagram (2021)

La Struttura

Torre Testa è una torre classificabile come tipica del Regno. Essa è caratterizzata da pianta quadra, corpo troncopiramidale e originariamente tre caditoie per lato. Tutte le pareti sono in tufo e nel tempo sono state corrose dal mare ma anche manomesse dagli uomini. Nella parte originale della torre si nota bene il pietrame non regolare utilizzato. All’interno vi era una volta a crociera, un camino e un vano sopra la porta per salire al terrazzo.

Come spesso accade, è crollata la volta del piano agibile superiore. Alcune impalcature sono state montate per prevenire un ulteriore crollo. Il lato nord risulta il più danneggiato. Sono ben riconoscibili i nuovi rifacimenti di muratura che hanno (in parte) messo in sicurezza la torre.

Dal sito BrindisiWeb.
Giovanni Cosi (1989)

Dove si trova: https://goo.gl/maps/zZMvHLfjYDC6URBT7

Bibliografia:

Brindisi Web (2007). Monumenti, Torri Costiere Brindisine. Sito Web.

Budano, G. (2018). Regine del Mare: Censimento delle Torri Costiere di Terra d’Otranto.

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Torre dell’Orso

Nel Comune di Melendugno, nell’omonima località, si erge Torre dell’Orso a circa 20 metri dal mare e a un’altitudine di 16 metri. Il rudere è stato recuperato ed è in attesa di ulteriore restauro.

Dal sito Villaggi Hotel Puglia.

Torre dell’Orso fu edificata a picco sul mare, su di un alto sperone roccioso che poi si arresta bruscamente per lasciare posto ad un lungo tratto di spiaggia che caratterizza l’omonima località balneare. In un luogo difficilmente controllabile da altre posizioni, la torre comunicava visivamente a sud con Torre Sant’Andrea, oggi scomparsa, e a nord con la gemella Torre Roca Vecchia. Al di sotto della torre, nella tenera pietra del costone roccioso, si aprono diverse cavità, che costituiscono un sito rupestre frequentato fin dall’antichità.

Non vi sono certezze riguardo l’origine del nome. Esistono diverse ipotesi: sarebbe da ricondurre a Urso, cognome del probabile proprietario dell’agro nell’antichità. Stando ad un’altra interpretazione, avendo le torri costiere nomi di santi, il suo nome doveva essere Torre di Sant’Orsola, da cui Torre dell’Orso. Altra ipotesi del toponimo è data dal fatto che sotto la torre vi sia una roccia che rappresenta il profilo di un orso. Guardando la spiaggia, con la torre alla propria sinistra, si potrà notare una formazione rocciosa raffigurante il profilo di un orso con il muso e le orecchie ben definite. L’erosione ha, nel corso dei decenni, modificato tale sembianza ma è tuttora ben visibile.

La Storia

Nella cartografia antica la torre è indicata a partire dal XVI secolo, inizialmente come “Torre del Porto dell’Orso”, successivamente come “Torre dell’Urso”, poi “Torre del Capo Dorso”, infine “Torre dell’Orso”. Risulta esistente negli negli Elenchi dei Viceré del 1569.

La costruzione fu affidata al maestro leccese Giovanni Tommaso Garrapa. A testimonianza di questo vi è un documento del 27 settembre 1567, in cui si registra che egli recevette cento ducati per la costruzione della torre. L’opera però subì dei rallentamenti a causa della sua morte. Il 12 dicembre 1580, il maestro Angelo Garrapa, fratello ed erede di Tommaso, che ultimò i lavori, cercava ancora di riscuotere il saldo dei lavori delle torri. Egli riuscì a recuperare dalla Regia Camera il credito dei lavori conclusi solo nel 1583. Il procuratore dell’università di Borgagne, Bartolomeo Petruzzo, ricevette il compito di armare la torre.

La torre fu censita in cattivo stato agli inizi del XIX secolo e nel 1842 risultava abbandonata perché “in parte diruta” (De Salve).

Nell’ottobre 2020, la Regione Puglia ha riconosciuto un contributo per la “manutenzione straordinaria, restauro e messa in sicurezza della Torre costiera di Torre dell’Orso. Il sindaco Marco Potì annuncia che anche il Comune metterà delle risorse” (Corriere Salentino).

Fotografie tratte dalla pagina Facebook, Fotografando Lecce e il Salento.

La Struttura

Torre dell’Orso rientra nella categoria di torri tipiche del Regno. L’importante rudere della torre, danneggiato dall’erosione degli agenti atmosferici, ha subito un vistoso crollo in spigolo monte-sud che ci permette di osservare la volta interna del piano agibile. Esistono ancora tracce delle piombatoie. Queste erano in origine tre per ogni lato, ricavate in spessore di muro e si distinguevano bene nel corpo quadrangolare scarpato della torre. Fu costruita in conci regolari di tufo tenero e per questo hanno subito un facile degrado. Su un lato della muratura si scorge una finestrella-feritoia.

Foto di Luca Candito (2018)
Dal sito Agriturismo Antares.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/bMciVnbbvgZwSJrDA

Bibliografia:

Corriere Salentino (2020). Trovate le risorse per il restauro della Torre costiera di Torre dell’Orso. Link: https://www.corrieresalentino.it/2020/10/trovate-le-risorse-per-il-restauro-della-torre-costiera-di-torre-dellorso/

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Ferrara, C. (2009). Le Torri Costiere della Penisola Salentina. Sentinelle di Pietra a Difesa del Territorio. Castiglione: Progeca Edizioni.

Visit Melendugno (2020). La torre di Torre Dell’Orso. Link: https://www.visitmelendugno.com/dettaglio/punti-interesse/storia-e-cultura/la-torre-di-torre-dellorso/

Wikipedia (2020). Torre dell’Orso. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dell%27Orso

Torre Fiumicelli

Nel Comune di Otranto in località spiaggia degli Alimini si erge Torre Fiumicelli. Il rudere in stato di abbandono versa in condizioni critiche, raggiunto dalle onde del mare.

Torre Fiumicelli prima dei crolli del 2020 (foto di Fabio Protopapa 2016)

Torre Fiumicelli comunicava visivamente a sud con Torre Santo Stefano e a nord con Torre Sant’Andrea (oggi scomparsa). Torre Fiumicelli si trova a pochi chilometri a nord di Otranto, in località Laghi Alimini. Lungo questo tratto costiero, alte falesie lasciano il posto ad una spiaggia sabbiosa lunga più di 6 km, bordata verso l’interno da un cordone dunare. Come vedremo, la torre fu spesso data per crollata anche da importanti studiosi, Mastronuzzi e Sansò (2014) ne conducono un importante studio del quale riporteremo alcune informazioni. Il loro studio si concentra sulla profonda erosione che ha caratterizzato negli ultimi decenni la spiaggia e che ha messo in serio pericolo il rudere. Purtroppo, nonostante le innumerevoli segnalazioni, non è stato fatto nulla per recuperare la torre che nel 2020 ha subito danni irreparabili.

La Storia

Simbolo della rinascita di Otranto dopo la liberazione dai turchi, il monumento fu edificato dal 1582, sotto l’incarico dell’allora governatore della Terra d’Otranto, Ferdinando Caracciolo per contrastare le invasioni dei Turchi pronti con le loro scorribande a insidiare la città dopo l’assedio del 1480. Martino Cayzza di Lecce fu l’esecutore designato della torre.

L’analisi della cartografia storica permette di comprendere la ragione del nome della torre (Torre del Fiumicello, Torre dei Fiumicelli, Torre Fiumicelli). Nella cartografia, infatti, è riportata la presenza a ridosso della fascia costiera di un’ampia palude connessa con la linea di riva per il tramite di un breve corso d’acqua.

“L’analisi della cartografia storica evidenzia come la posizione della torre sia indicata nella carta di Cartaro (1613, in figura in alto a destra), nella carta del De Rossi (1714, in figura in alto a sinistra), nella carta del De Bargas Machuco (1743), nell’Atlante Marittimo del Rizzi-Zannoni (1785), nell’Atlante Sallentino di Pacelli (1807), nell’Atlante Geografico del Rizzi-Zannoni (1808), nella Carta delle Province Continentali dell’ex Regno di Napoli (1822), nella carta di cabotaggio (1834), nella carta topografica dell’ITMI (1877). E’ interessante notare come già in una carta anonima realizzata nel 1785 la torre venga indicata come diruta. La non facile identificazione della torre sul terreno è testimoniata dalla sua assenza nelle carte del Magini (1620), del Blaew (1631-1635), del Bulifon (1734), del Marzolla (1851) nonostante siano costantemente riportate le torri limitrofe (Torre dell’Orso e Torre Sant’Andrea a nord-ovest, Torre Santo Stefano a sud-est, tutte ubicate in prossimità del ciglio di falesie)” (Mastronuzzi & Sansò, 2014).

Da notare infine che Torre Fiumicelli non compare nelle tavolette IGM in scala 1:25000 del 1948, né nella cartografia IGM in scala 1:50000 del 1987. Torre Fiumicelli viene data per distrutta dagli studiosi che hanno sin qui realizzato cataloghi delle torri costiere costruite lungo le coste della penisola salentina (per es. Faglia et al., 1978; Cosi, 1992). Vittorio Faglia (1978) nel fondamentale catalogo delle torri di difesa costiera di Terra d’Otranto ne conferma la distruzione e ne desume la presenza solo sulla base dei dati storici. Il Cosi (1992) riporta una serie di documenti inediti che rivelano come la costruzione della torre fosse stata appaltata per la prima volta nel 1567 e poi nuovamente nel 1582; nel 1596 la torre risulta ancora in costruzione. Anche questo autore non individua la posizione della torre sul terreno riportando una sua probabile posizione geografica in coordinate metriche e a 5 metri di quota. Il De Salve la segnala “non costruita” nella sua lodevole pubblicazione del 2016. Eppure esiste, la Ferrara la include nel suo libro del 2009.

Torre Fiumicelli “conserva” oggi solo il piano terra che ospita una cisterna voltata a botte. La torre si presenta ubicata in corrispondenza della battigia e con il piede sommerso dai sedimenti di spiaggia. Il moto ondoso ha raggiunto solo da qualche anno lo spigolo Nord Est della torre a causa degli intensi fenomeni erosivi che stanno interessando il litorale.

Fu subito evidente che il mare gradualmente stesse iniziando ad avvicinarsi sempre di più alla torre ma le segnalazioni non furono ascoltate. Nei mesi di gennaio, marzo e aprile 2020 ci sono stati dei crolli che hanno devastato il rudere. La notizia fu riportata da diverse testate giornalistiche tra cui il Nuovo Quotidiano di Puglia e LeccePrima. “Il Comune di Otranto, nel novembre 2017, ha segnalato lo stato di pericolo del monumento a tutti gli enti interessati. In quel caso era arrivata la risposta della Soprintendenza che, nel dicembre 2017, ha inserito la torre tra i monumenti considerati in pericolo. Rischio crollo, insomma. Appelli, lettere, atti di tutela che, però, sono rimasti lettera morta. Inviati e protocollati, ma senza produrre misure concrete. Nè una rete di protezione, nè un’azione di puntellatura. Niente di niente. Nonostante le occasioni rappresentate anche da bandi di varia natura per le torri o il litorale da valorizzare. Nonostante le stime del Comune non portino a cifre impossibili: servirebbero circa 150mila euro per restauro, protezione e messa in sicurezza. Prima che il mare si porti via tutto. Quello che neanche i Turchi riuscirono a fare.” (Nuovo Quotidiano di Puglia, 11 Gennaio 2020).

Mastronuzzi & Sansò, 2014
Francesco Pio Fersini (2018)
LeccePrima, 8 Aprile 2020, in seguito al crollo che ha danneggiato ulteriormente il rudere.

La Struttura

Torre Fiumicelli rientra nel gruppo delle torri troncopiramidali a base quadrata. L’altezza di queste torri si aggira intorno a 12 metri con la misura del lato di base esternamente di 10 o 12 metri. Il piano terra ospitava una cisterna alimentata dalle acque di pioggia convogliate dal terrazzo mediante una canalizzazione ricavata nello spessore della muratura. La volta a botte della cisterna sosteneva il vano abitabile della torre con ingresso sopraelevato da 3 a 5 metri circa, cui si accedeva per mezzo di una scala a pioli retraibile. Al terrazzo si accedeva per mezzo di una gradinata ricavata nello spessore della muratura, preferibilmente sul lato a monte, meno esposto alle offese provenienti dal mare. Un buon esempio di questo tipo di torre è rappresentato da Torre S. Foca.

In particolare, Torre Fiumicelli è costruita con conci (dimensioni 29x29x45 cm) ricavati dalle tenere calcareniti plioceniche affioranti diffusamente nell’area. La torre ha base quadrangolare di 10.5 m di lato. La torre conserva soltanto il piano terra, occupato da un ambiente voltato a botte, probabilmente una cisterna come suggerisce una canalizzazione presente lungo lo spesso muro perimetrale. Il punto più alto della torre è posto a 8 metri sul livello medio del mare. Torre Fiumicelli è posta in corrispondenza della linea di riva e presenta il piede al di sotto del livello del mare. La torre è parzialmente ricoperta da un potente cordone dunare oggi in forte erosione.” (Mastronuzzi & Sansò, 2014).

Il recente crollo ha reso ben visibile la volta a botte che caratterizza quella che un tempo era la cisterna al piano terra.

Alessandro Fersini (2021)

Quotidiano di Lecce del 17 Marzo 2020

Dove si trova: https://goo.gl/maps/vTJPBFXfepTs1G1cA

Bibliografia:

LeccePrima (2020). La torre “Fiumicelli” continua a crollare, avviso di pericolo della capitaneria. Link: https://www.lecceprima.it/cronaca/la-torre-fiumicelli-continua-a-crollare-avviso-di-pericolo-della-capitaneri.html

Mastronuzzi, G. & Sansò, P. (2014). Torre Fiumicelli (Otranto) e l’evoluzione storica del litorale adriatico salentino. Link articolo: http://www.gnrac.it/rivista/Numero22/Articolo10.pdf

Nuovo Quotidiano di Puglia (2020). Prima le falesie, ora l’antica torre: nuovo crollo, allarme ignorato.

Torre Santo Stefano

Nel Comune di Otranto, in località Baia dei Turchi, si ergeva Torre Santo Stefano a 30 metri dal mare e a un’altitudine di 13 metri. Il rudere, quasi del tutto scomparso, si trova all’interno di una proprietà privata.

Vittorio Faglia (1975)

Torre Santo Stefano comunicava un tempo a sud con le fortificazioni di Otranto e a nord con Torre Fiumicelli. Si ergeva molto vicina al mare e dominava la splendida Baia dei Turchi. Purtroppo, quasi del tutto scomparso.

La Storia

L’edificazione della torre risale al 1567, a conferma, in un documento del 9 settembre dello stesso anno, Paduano Baxi di Lecce riceve 100 ducati per la costruzione della Torre di Santo Stefano. Questa, esistente nel 1569, secondo gli Elenchi dei Vicerè, è indicata da molti documenti e in tutta la cartografia antica dal XVI secolo in poi, inizialmente come “Torre del porto di Santo Stefano” e poi “Torre di Santo Stefano”.

Giovanni Cosi (1989) riporta i seguenti documenti dall’Archivio di Stato di Napoli:

“Il maestro Paduano Baxi di Lecce, in virtù di lettere spedite dalla R. Camera il 9 settembre 1567 (In litterarum Curie 40 N. 207) e di mandato spedito il 27 dello stesso mese dal Governatore provinciale, il 3 ottobre 1567 riceve dal Percettore 100 ducati a buon conto per la costruzione della torre di S. Stefano.”

“Il procuratore della città di Otranto Geronimo Centoarti, il 3 ottobre 1576 riceve dal sindaco di Lecce Gaspare Maremonte un pezzo di artiglieria detto mezzo falconetto, della portata di 2 libbre, lungo 6 palmi e mezzo, del peso di 2 cantare e 68 rotoli e 100 palle di ferro, per armamento della torre.”

“Il sindaco di Specchia dei Galloni Felice Notarpietro, il 7 febbraio 1604 rilascia procura a Giovanni Angelo Vitale U.I.D. per farsi rimborsare dalla R. Camera quanto l’Università ha pagato, per più mesi ed anni, ai cavallari della Torre, come da dichiarazioni del sopra-custode Nicola Suarez e da ricevute degli stessi cavallari.”

La torre risultava in buone condizione nel 1825, tanto da essere ancora utilizzata nel 1842 dalle Guardie Doganali. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu danneggiata. Il definitivo crollo avvenne alla fine del XX secolo quando la torre, custodita all’interno di un villaggio turistico, fu abbandonata a se stessa senza che nessuno si occupasse dei necessari interventi.

Cronologia:

1569: Esistente secondo l’Elenco del Vicerè.
1575: Torriero Caporale Mandossino Francesco.
1582: Torriero Caporale Palma Cristoforo.
1655: Torriero Caporale De Fuentes Pedro.
1697: Torriero Caporale Giannocculo Francesco Antonio.
1777: Custodita dagli Invalidi (associazione).
1825: Censita in buono stato.
1842: In uso dalle Guardie Doganali.
1945: Risulta danneggiata durante la guerra.
1975: Censita da Vittorio Faglia (foto in alto).
Anni 2000: Cumolo di macerie.

Nell’immagine a sinistra (Vittorio Faglia, 1975) si nota un importante dettaglio dell’interno della torre, con scala e finestrelle feritoie. L’immagine al centro raffigura il rudere prima del crollo definitivo. A destra infine, le rovine della torre come appaiono ai nostri giorni.

La Struttura

La torre fu descritta nel seguente modo nel 1975, quando ancora il rudere era in discrete condizioni: “Rimangono in piedi solo due spigoli contrapposti della torre: monte-costa sud e mare-costa nord. Il primo moncone è il più interessante. Base tronco-piramidale con cordolo marcapiano e corpo parallelepipedo di un piano. Coronamento distrutto. Rimane ben sezionata la muratura a corsi anche interni regolari e una scaletta interna in luce. All’esterno la costruzione è in blocchi regolari di carparo. Due finestrelle originali il lato costa sud” (Vittorio Faglia).

Torre Santo Stefano, a base quadrata, presentava caratteristiche simili alla torri edificate dallo Stato della Chiesa, integrate con quelle delle masserie fortificate dell’entroterra. Quasi del tutto scomparsa e nascosta dalla vegetazione, sono rimaste tracce del basamento scarpato e del piano agibile verticale, oltre ad indistine macerie dalle quali si percepisce la grandezza della torre in origine.

Le successive foto d’epoca sono tratte dal libro di Giovanni Cosi (1989) indicato in bibliografia.

Il modesto rudere oggi:

Dove si trova: https://goo.gl/maps/AfXdYU5KXQbMfe2E8

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Torre del Serpe

Nel Comune di Otranto, nell’omonima località si erge Torre del Serpe a 200 metri dal mare e a un’altitudine di 35 metri. Il rudere fu recuperato ed è di proprietà comunale.

Antico faro, poi utilizzato come torre costiera, Torre del Serpe è un simbolo della Città di Otranto. Comunicava a nord con le fortificazioni della città e a sud con la vicina Torre dell’Orte. Si erge in uno scenario incantevole ancora incontaminato a sud di Otranto.

La Storia

Torre del Serpe si ritiene edificata in epoca romana. Fu un faro ad olio di grande importanza, punto di riferimento per gli innumerevoli navigli che approdavano nel porto dell’antica Hydruntum. Questa sua funzione la vide protagonista per lungo tempo. Nel XIII secolo, l’imperatore Federico II volle restaurare il faro in seguito ad un potenziamento strategico che coinvolse l’intero territorio.

In seguito alla Battaglia di Otranto del 1480 e all’eccidio deglio 800 martiri, il Regno iniziò la sua grande opera di costruizione di una ininterrota serie di torri costiere. Questo proggetto, oltre a prevedere la costruzione di molte nuove torri, riteneva che le vecchie torri di epoche precedenti fossero acquisite, restaurate ed integrate nella fitta rete di sentinelle. Torre del Serpe era una di queste. Questo giustifica la sua presenza negli Elenchi del Vicerè del 1569 (indicata col nome di “T. di capo Cocorizzo”).

La torre è indicata solo in parte della cartografia antica. Nel 1648 nella carta di Johannes Janssonius porta il nome di “Torre Cocorizzo”. Il nome Torre del Serpe compare solo nella cartografia più moderna. Il nome, legato alla leggenda verrà spiegato successivamente.

Torre del Serpe è costantemente presente nell’iconografia e nell’immaginario collettivo di Otranto, tanto da essere inclusa nello stemma della città. Fu restaurata intorno al 1997, ma le modalità dello stesso hanno comportato un completo snaturamento della torre.

Torre del Serpe, fotografata da Giuseppe Palumbo nel 1923 e disegnata da Primaldo Coco nel 1930.

Torre del Serpe prima del restauro (1919 e 1990 ca.)

La torre prima e dopo il restauro a confronto.

La Struttura

Della torre alta e cilindrica rimane un imponente rudere che vagheggia la forma e le sembianze di una vela posta al di sopra dell’originario zoccolo scarpato, anch’esso consolidato e in parte ricostruito. La sua porzione muraria superstite, in lato mare, conserva ancora visibili alcune feritoie. Un basamento di questo tipo era necessario per dare una maggior superficie di appoggio alle murature che si ergono in altezza. Il diametro del cilidro misurava circa sei metri.

Leggenda e Curiosità

Lo stemma della Comune di Otranto raffigura una torre intorno alla quale scivola un serpente nero. La torre a cui si fa riferimento è senza dubbio Torre del Serpe.

La parte inferiore dello stemma reca la scritta “Civitas Fedelissima Hydrunti”, la fedelissima città di Otranto. Analizzare la simbologia presente nello scudo non è stato facile e tuttora vi sono pareri discordanti, ma ciò che è certo è il fatto che essa derivi da un accadimento fantastico conservato gelosamente nella memoria popolare e tramandato oralmente nel corso del tempo:

Si narra che la torre, in passato, fosse un faro a guardia del quale vi erano dei soldati. Una notte, mentre le sentinelle dormivano, un serpente salì dal mare. Entrato nella torre e, raggiunta la lampada che illuminava i naviganti, bevve tutto l’olio che conteneva, facendola spegnere. E’ proprio questo il motivo per cui la gente chiamò la costruzione “Torre del serpente”.

Tale leggenda contiene alcune verità. Secondo alcuni, la torre, edificata in età imperiale per favorire i traffici via mare, rappresenterebbe la città. La lampada ad olio, invece, raffigurerebbe l’abbondanza dell’entroterra. Il serpe ghiotto di olio ci ricondurrebbe agli scali orientali e italiani che importavano il prezioso nettare.

Antonio Ciatara diede una sua interpretazione in merito alla questione. Egli affermò che il serpente fosse il simbolo della prudenza, riconducibile alla dea Minerva, della quale era il sacro animale. La torre per lui era l’incarnazione del grande coraggio dimostrato dagli otrantini nell’assedio saraceno del 1480. Per Luigi Maggiulli, invece, il faro simboleggerebbe il primo bagliore della fede che, da Otranto, si diffuse poi nel mondo pagano. Difatti, dal mito si evince che questa città fu la prima in Occidente ad accogliere san Pietro. Tante le interpretazioni, diversi gli studiosi che hanno cercato di dare un significato allo stemma di Otranto, ma ancora molti rimangono gli interrogativi a cui dare una risposta.

Altre versioni:

Un’antica leggenda racconta di un serpente che ogni notte saliva dalla scogliera per bere l’olio che teneva accesa la lanterna del faro. Ad un certo punto gli abitanti di Otranto tesero un’imboscata al mostro uccidendolo e la compagna del serpente, saputolo, salì sulla torre, si avvolse attorno e la strinse fino a distruggerla.

Un’altra leggenda narra che pochi anni prima della presa di Otranto nel 1480, i Saraceni si erano diretti verso la città salentina per saccheggiarla, ma anche in quell’occasione il serpente, avendo bevuto l’olio, aveva spento il faro. I pirati senza punti di riferimento passarono oltre e attaccarono la vicina Brindisi.

Foto di Alessandro Fersini (2020)

Dove si trova: https://goo.gl/maps/xB4wpyTGVmrSXZoVA

Bibliografia:

Coco, P. (1930). Porti, Castelli e Torri Salentine. Roma: Istituto di Architettura Militare.

Comune di Otranto (2020). Stemma. Link: https://www.comune.otranto.le.it/vivere-il-comune/territorio/stemma

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Musei Online (2020). Torre del Serpe. Link: https://www.museionline.info/tipologie-museo/torre-del-serpe

Wikipedia (2020). Torre del Serpe. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_del_Serpe

Torre dell’Orte

Nel Comune di Otranto in Località Baia dell’Orte si erge Torre dell’Orte a 100 metri dal mare e a un’altitudine di 35 metri. Il rudere è in proprietà privata ed è in fase di restauro.

Torre dell’Orte comunicava visivamente a nord con la vicina Torre del Serpe e a sud con Torre Palscìa, oggi scomparsa. Si trova in una splendida posizione, sulla scogliera a sud di Otranto e domina l’omonima baia.

La Storia

Esiste un documento che cita Cesare D’Orlando, Tommaso Vangale, Cola D’Andrano e altri compagni di Otranto, come incaricati della costruzione di Torre dell’Orte. Indicata da alcuni documenti e da quasi tutta la cartografia a partire dal XVII secolo, anche col nome di “Torre dell’Horto”. Nel 1608 risultava ancora in costruzione.

Alcuni studiosi, in primis il Faglia, esprimono qualche dubbio sulla contemporaneità con le altre torri del Regno, sia per la sua atipicità, sia per l’immediata e ingiustificata prossimità a Torre del Serpe. La massiccia struttura infatti, la accomuna di più ad una casamatta. Più plausibile che fungesse da avamposto per la difesa della tormentata città di Otranto, che semplice torre d’avvistamento.

Già alla fine del XVIII secolo, ancora vigilata dall’ultimo torriere, la torre risultava in avanzato stato di degrado. Nel 1826, con la definitiva scomparsa dei pericoli che l’avevano resa necessaria, fu abbandonata per poi essere incorporata all’interno di una masseria di cui fungeva da magazzino. Oggi risulta in proprietà privata e sono in corso dei lavori di restauro.

Foto di Fabio Protopapa (2014).

La Struttura

Torre atipica, è caratterizzata da un basso e massiccio corpo quadrangolare scarpato, di 16 metri per lato e presenta un accesso in lato monte. La torre è interamente costruita in carparo, con spigoli rinforzati da bugne dello stesso materiale.

La completa al piano del terrazzo, un basso parapetto definito da toro continuo. In origine quest’ultimo aveva la funzione di facilitare il piazzamento e la movimentazione delle artiglierie lungo tutto il perimetro.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/W5ijRpKSCWkFU1xh9

Bibliografia:

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Ferrara, C. (2009). Le Torri Costiere della Penisola Salentina. Sentinelle di Pietra a Difesa del Territorio. Castiglione: Progeca Edizioni.

Museo Italia (2020). Torre dell’Orte. Link: https://www.museionline.info/tipologie-museo/torre-dell-orte

Wikipedia (2020). Torre dell’Orte. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dell%27Orte

Torre Palascìa

Torre non più esistente.

Torre Palascìa si ergeva sul promontorio più orientale d’Italia, Capo d’Otranto. La sua posizione la rendeva di enorme importanza strategica per l’avvistamento di pericoli provenienti dal mare.

Agibile nel 1569 secondo gli Elenchi del Viceré, era menzionata in tutta la cartografia antica a partire dal XVI secolo. Fu indicata inizialmente come “Torre di Capo della Pelliccia”, poi “Torre Pelagia”, “de Palegia”, “di Pelgia”, “Palanda” e infine “Palascìa”.

Giovanni Cosi (1989) riporta un interessante documento: “Francesco Antonio Antonino di Minervino, caporale della torre «Pelagia», in solido con suo padre Agostino, il 12 marzo 1672, prende in affitto una masseria dell’abate Carlo Guarini dei baroni di Poggiardo.”

Scomparso il pericolo turco, la torre fu abbandonata e nel giro di pochi decenni andò in rovina. Nel 1869, fu definitivamente demolita per far posto alla costruzione del rinomato faro.

Della torre non ci sono più traccie, Si può immaginare, per collocazione, che fosse rotonda piccola della serie di Otranto. Comunicava un tempo a sud con Torre Sant’Emiliano e a nord con Torre dell’Orte.

Dove si trovava: https://goo.gl/maps/7dWwpkDwkvbKoSqd6

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

365 Giorni nel Salento (2020). Torre Palascia. Sito Web.

Torre Porto Badisco

Questa torre non è più esistente.

La sua esistenza è confermata negli Elenchi del Vicerè nel 1569. La torre è presente in alcuni documenti e in tutta la cartografia antica a partire dal XVI secolo, inizialmente con i nomi di “Torre di Porto di Vasco”, “Torre di Porta di Badiscio”, “Torre di Vadisco”, infine “Torre di Badisco”. Essa comunicava con la vicina Torre Sant’Emiliano a nord e con Torre Minervino a sud. É plausibile che essa fosse a base circolare come le sue vicine. Sorgeva a difesa dell’omonimo porto sulla sponda meridionale. La Platea di San Nicola di Casole del 1665 è un importante documento che ci descrive la sua posizione.

Fu bombardata dalle forze navali inglesi all’inizio del XIX secolo durante epoca del Blocco Continentale napoleonico. Venne segnalata in cattivo stato nel 1825. Nel 1842 fu dichiarata “abbandonata perché distrutta dagli inglesi” (De Salve). Di questa torre non esistono più tracce.

Dove (probabilmente) si trovava: https://goo.gl/maps/22cAwmyg6rTew3S86

Bibliografia:

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Torre Minervino

Nel Comune di Santa Cesarea Terme, nella località di Villaggio Paradiso, si erge Torre Minervino a 100 metri dal mare e a un’altitudine di 60 metri. Il rudere è stato recuperato.

Da Quarta Caffè, Facebook

Sicuramente tra le torri più pittoresche, in un luogo molto suggestivo, Torre Minervino si erge alta sulla costa rocciosa, facilmente raggiungibile dalla litoranea. La posizione di Torre Minervino permetteva di osservare Torre Porto Badisco (oggi scomparsa) a nord e Torre Specchia la Guardia verso meridione. Assieme, il complesso delle tre torri garantiva una pressoché totale copertura dello spazio costiero. Da Torre Minervino, scrutando verso nord, si vedono anche Torre Sant’Emiliano e punta Palascia.

La Storia

La torre compare negli Elenchi dei Vicerè nel 1569 con il nome di “Torre del Porto Raso”. Successivamente, nella cartografia antica, compare con i nomi di “Torre del Porto Rosso”, “Torre di Porto Fondo”, e a partire dal XVIII secolo, come “Torre del Vento”. Fu indicata infine come “Torre Minervino” ed è con questo nome ad essere conosciuta tuttora.

Non si conoscono epoca e circostanze sulla sua costruizione. Si sa per certo che fu edificata nel XVI secolo, a difesa dell’entroterra dalle insidie provenienti dal mare. É così chiamata perchè fu l‘Universitas di Minervino a contribuire alle spese per la sua realizzazione.

Giovanni Cosi (1989) riporta un’interessante documento che regala uno spaccato di vita quotidiana: “Cataldo Accoto, caporale della torre di Porto Russo, cioè di Minervino, e Innocenza Calso stipulano il 25 aprile 1572, i capitoli del loro matrimonio, stando nella casa del futuro sposo, sita in Minervino nel luogo detto «La Curte delli Sciausi, o Scelsi, o Scieli”.

Cronologia:

1569: Esistente secondo l’Elenco del Vicerè.
1587: Data per crollata per via di “mala fabbrica”.
1655: Torriero Caporale Guasta Francesco Antonio.
1703: Indicata dal Pacichelli.
1730: Torriero Caporale Aprile Marco.
1777: Custodita da un torriero temporaneo.
1825: Censita in buono stato.
1842: Abbandonata perché diruta.
2009-10 ca: il rudere subisce due interventi di restauro.
Vittorio Faglia (1975), escluso ultimo rigo.

Torre Minervino come appariva prima del suo restauro.

Torre Minervino dopo il primo restauro (2009 circa), sicuramente poco gradito, tanto da essere modificato poco tempo dopo.

Come appare Torre Minervino oggi, dopo gli accurati rifacimenti.

La Struttura

La torre presenta un alto corpo scarpato troncoconico dal diamentro di circa 9 metri alla base. Presenta un modesto cordolo, nel coronamento a scarpa minore. In quest’ultimo, fragili barbacani rifatti vogliono rievocare la presenza di piombatoie controscarpate (De Salve). Vittorio Faglia, nel 1975, già dubita che essi possano essere originari.

La muratura è abbastanza irregolare e alterna pietre piccole a pietre più grandi. Particolarmente modesto lo spazio agibile all’interno della torre stessa, motivo per cui si ritiene che le sentinelle non vi alloggiassero, ma si dessero piuttosto il cambio per i turni.

Torre Minervino vista dall’alto.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/Z5VkTe31TpuJFE3P6

Bibliografia:

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Viaggiare in Puglia (2020). Torre Minervino. Sito Web.

365 Giorni nel Salento (2020). Torre Minervino. Sito Web.

Torre Specchia La Guardia

Nel Comune di Santa Cesarea Terme, nella località di Mastefina, si erge Torre Specchia La Guardia a 290 metri dal mare e a un’altitudine di 115 metri. Il rudere versa in stato di abbandono.

Foto di Luigi Schifano (2017).

Torre Specchia La Guardia è classificata come torre piccola rotonda della serie di Otranto. La stessa tipologia di Torre Minervino e Torre Santa Cesarea, con le quali comunicava rispettivamente a nord e a sud. É sicuramente una tra le torri più difficoltose da raggiungere. Si erge sul ciglio di un altipiano in una zona rurale, ancora incontaminata. La si intravede dal basso, percorrendo la litoranea Santa Cesarea Terme – Otranto.

La Storia

Non si hanno notizie sul periodo della sua edificazione o dell’identità dei costruttori. É menzionata in pochi documenti ma è presente in tutta la cartografia a partire dal XVII secolo. Indicata inizialmente come “Torre di Pecchia della Guardia” poi come “Torre Specchio di Guardia” infine “Specchia di Guardia”.

Cronologia:

1655: Torriero Caporale Rizzo Giulio.
1695: Torriero Caporale Sarcinella Stefano.
1727: Torriero Caporale de Falco Benedetto.
1777: Custodita dagli Invalidi (associazione).
XX secolo: rudere in stato di abbandono con piano agibile crollato.
Vittorio Faglia (1975)

La Struttura

Il rudere conserva ancora integro e ben conservato l’intero basamento scarpato della torre (diametro di 8 metri), ad eccezione di una piccola rottura in lato mare. Il piano agibile è interamente crollato in circostanze non conosciute. Sulla sua cima vi è cresciuta della vegetazione spontanea.

Giulia Fersini (2021)

Dove si trova: https://goo.gl/maps/fjurY8dHW15g4z9i8

Bibliografia:

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Torre Santa Cesarea

Nel Comune di Santa Cesarea Terme, nell’area della Cala dei Balcani, sorge Torre Santa Cesarea o Monte Saracino a 300 metri dal mare e a un’altitudine di 70 metri. La torre è stata restaurata ed è di propietà privata.

Dal sito Internet di Cala dei Balcani

Torre Santa Cersarea o Torre Monte Saracino è una torre rotonda piccola della serie di Otranto. Immersa nella vegetazione di una grande pineta, è ubicata su un costone roccioso della collina che sovrasta l’abitato della città termale salentina. Oggi è custodita all’interno del ristorante Cala dei Balcani. Un tempo comunicava a nord con Torre Specchia la Guardia e a sud con Torre Miggiano e con le fortificazioni di Castro.

La Storia

La Torre Santa Cesarea è indicata nella cartografia e nei documenti antichi quasi sempre come “Torre Monte Saracino” o “Saraceno“. Non si conosce con esattezza l’anno della sua costruzione ma la troviamo citata nella cartografia del XVI secolo.

Come le altre torri a pianta circolare piccole concentrate nella costa alta e scoscesa a sud di Otranto, risultano essere tra le prime costruite, probabilmente in seguito all’eccidio del 1480 per l’urgenza di difendersi dalle minacce turche. Anche la loro piccola dimensione è giustificata da fattori di urgenze ed economici.

É circondata da fitta vegetazione boschiva costituita da piante ad alto e medio fusto di pini, lecci, olivastri ed un sottobosco con essenze tipiche della macchia mediterranea la cui piantumazione risale ai primi decenni del secolo passato. Un tempo, quando la collina era brulla, la torre svettava sul panorama della città ed era visibile da qualunque posto di osservazione a riprova della sua originaria destinazione di torre di avvistamento: ne sono chiara documentazione le cartoline d’epoca e le foto panoramiche eseguite da molti turisti all’inizio del secolo ed ancora esistenti.

Gli interventi di recupero, completati nel 2013 dagli attuali proprietari, hanno consentito la salvaguardia della torre, nella sua configurazione originaria quasi completa, e dei due locali circostanti,i quali, nell’insieme, hanno ripristinato l’antico complesso architettonico, testimonianza molto rilevante per la storia di questo lembo di territorio salentino.

Foto d’epoca tratte dalla pagina Facebook: Fotografando Lecce e il Salento.

Torre Santa Cesarea prima e dopo il restauro a confronto.

La torre nel 1989 come vista da Giovanni Cosi nel suo censimento:

La Struttura

Con una base circolare di circa nove metri di diametro la torre si eleva a corpo troncoconico per un’altezza di circa 10 metri, modificata dai diversi crolli del coronamento e dei paramenti dal lato terra che l’hanno segnata nella sua configurazione originaria. Il corpo murario, costituito da pietre informi legate da una malta a base di bolo e calce con frammenti di sabbia calcarea e tegole frantumate, si erge come sentinella che occupa ancora la sua posizione nonostante gli assalti degli uomini e del tempo. É stata ricostruita una consistente porzione del piano agibile e un pezzo del coronamento. Sono visibili, in lato mare, una finestrella e, in lato monte, parte della porta levatoia, anch’essa ricostruita.

Dal sito Cala dei Balcani

Dove si trova: https://goo.gl/maps/HeGqbrtmUwFVLdTY6

Bibliografia:

Cala dei Balcani (2020). “La Torre di Santa Cesaria“. Link: https://www.caladeibalcani.it/torre/

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Torre Miggiano

Nel Comune di Santa Cesarea Terme, nella località di Porto Miggiano, sorge l’omonima torre a 10 metri dal mare e a un’altitudine di 14 metri. La torre è stata restaurata.

Dalla pagina Facebook di Quarta Caffè

Torre Miggiano, nei pressi dell’omonimo porticciolo, è una grande torre a base circolare che un tempo comunicava sud con le fortificazioni di Castro e a nord con Torre Santa Cesarea.

La Storia

Torre Miggiano, fu costruita attorno ai primi del ‘500. Non si conosce con esattezza l’anno di realizzazione della torre, ma viene riportata nella cartografia antica a partire dal XVII secolo col nome di “Torre Porto Mingrano”. Nella cartografia successiva prenderà anche il nome dialettale “Misciano”, infine “Miggiano”.

Qualche notizia più certa è riscontrabile dai documenti in relazione ai militari ivi stanziati, una prima documentazione registra che nel 1583 “vi era il torriero caporale Arico Consalvo” con un drappello di soldati per salvaguardare l’incolumità dei cavatori che lavoravano nelle vicine cave di carparo. Nonostante ciò, la presenza delle cave non può essere confermata.

La torre, per dimensioni, struttura e artiglieria, era sicuramente più adatta alla difesa, che alla vedetta (De Salve). Secondo il Faglia però, data la sua vulnerabile posizione, essa poteva anche essere abbandonata, poiché Torre Santa Cesarea a nord e le fortificazioni di Castro a sud, potevano scorgere lo stesso mare da più in alto.

Come ben visibile dalle fotografie selezionate, nel XX secolo, l’imponente rudere versava in condizioni drammatiche. Un accurato restauro dei primi anni Novanta ne restituisce l’antico splendore e la torre giunge fino ai nostri giorni riqualificata e quasi integra.

Cronologia:

1583: Torriero Caporale Arico Consalvo.
1655: Torriero Caporale Tronci Cesare.
1669: Torriero Caporale Cuorlo Leonardo.
1730: Torriero Caporale Nusso Giuseppe.
1777: Custodita dagli Invalidi (associazione).
1930 ca. – 1975: Rudere in stato di abbandono (fotografie di Palumbo e Faglia).
1990 ca: Restauro.

La facciata vista mare, prima e dopo il restauro. 1975 e 2020 a confronto.

Le seguenti immagini, scattate rispettivamente negli anni ’30 (Giuseppe Palumbo), anni ’70 (Vittorio Faglia) e nel 2020, evidenziano il progressivo deterioramento in cui andava incontro la torre. A circa 40 anni di distanza dal primo scatto, nella seconda fotografia si notano ulteriori peggioramenti. Infine, l’importante restauro che ha salvato la torre.

La Struttura

La struttura si presenta a basamento scarpato troncoconico (diametro di 14 m circa) realizzata in muratura con pietre irregolari allineati in corsi orizzontali e rinforzate da pilastri di spina posti a intervalli cadenzati secondo una tecnica muraria di ascendenza medievale che in Terra d’Otranto dura fino alle soglie del XIX secolo.

Nel paramento si aprono tre finestre in prossimità del cordolo. Oltre questo, interrotto nei tratti delle bocche di gittata, in un ampio tratto del piano agibile verticale, si sviluppano i barbacani delle piombatoie (molto distanziate e anomale) a spessore di muro. Il coronamento, leggermente controscarpato, ospita, tra due altri cordoli, una serie di troniere. In seguito al restauro, in lato monte è stato tenuto a vista un tratto del piano agibile franato, che ci permette di apprezzare altri dettagli dell’interno della costruzione (De Salve), come ad esempio, tracce della volta.

Torre Miggiano vista da Giovanni Cosi nel 1989:

Torre Miggiano oggi (immagini tratte dal sito di Camping Miggiano e da Santa Cesarea Terme, Instagram):

Curiosità

Un particolare decorativo, dipinto su di uno dei lati della base di appoggio della statua della Madonna del Rosario di Pompei, sita nel Santuario di Castro Marina, risalente al 1897, raffigura una torre che con molta probabilità è proprio Torre Miggiano. Raffigurata ovviamente con spunto artistico e creativo, non necessariamente realistica.

Foto di Angelo Micello

Torre Miggiano vista dall’alto

Dove si trova: https://goo.gl/maps/23Bv2FSZnE9us54N9

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Wikipedia (2020). Porto Miggiano. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Porto_Miggiano

Torre Diso

Nel Comune di Castro, nella località di Castro Marina, si erge Torre Diso a 145 metri dal mare e a un’altitudine di circa 40 metri. Il rudere è quasi interamente crollato e in proprietà privata.

Giulia Fersini (2021)

Torre Diso comunicava visivamente con Torre Capo Lupo a sud e con le fortificazioni di Castro a nord. Il rudere si trova in un bellissimo contesto, anche se ormai fortemente urbanizzato, tanto da “nascondersi” per via della folta vegetazione e delle abitazioni annesse ad esso. Per questo motivo, Torre Diso sfugge anche ad alcune pubblicazioni, trascorrendo un periodo di dimenticanza ed abbandono. É presente in gran parte della cartografia antica ma in pochi documenti.

La Storia

Nella cartografia antica, Torre Diso subisce alcune variazioni di nome: “Torre della Casa”, “Torre della Cala” o “della Cala del Cubo”, dunque “Torre de Diso”. Nelle antiche pubblicazioni del XVII secolo, Scipione Mazzella (1601) ed Enrico Bacco Alemanno (1629) la indicano col nome di “Torre della Casa del Rio”.

Nel 1537 e nel 1573, la Città di Castro, al tempo Contea e Diocesi, fu assediata, brutalmente saccheggiata e distrutta, in entrambe le occasioni, dalle armate turche. Da quel momento in poi, passarono secoli prima che Castro potesse riprendersi. “I pochi abitanti superstiti vissero tra le rovine delle antiche fortezze, nel ricordo soltanto della passata grandezza” (Boccadamo).
A conferma della gravità del momento storico, il Regno di Napoli decise di aumentare il numero delle torri costiere presenti sul territorio. Queste nuove torri, cosiddette tipiche del Regno, furono costruite prevalentemente nel decennio 1565-1575, in seguito all’Orden General di Parafan De Ribera. Torre Diso era una di queste.

In un documento del 1580, riportato dal Cosi (1989) e dal De Salve (2016), risulta che, “il maestro Cesare Schero di Lecce, il 2 giugno 1580 rilascia procura al figlio Pietro Angelo per riscuotere presso la generale Tesoreria di questo Regno, quanto gli è dovuto per le fabbriche da lui eseguite nella città di Otranto ed in altri luoghi e segnatamente nella torre sita nel territorio di Diso”. 

Il Cosi (1989) e Boccadamo (1994) riportano un ulteriore documento che narra una peculiare vicenda. “Lo Spagnolo Gregorio Martines, nominato caporale della Torre di Diso alias della Cala del Cubo con lettera del 25 agosto 1581 dell’allora Viceré Iuan de Zuniga, il 16 agosto 1586 rinuncia al caporalato a favore del connazionale Francesco Rois. Il motivo delle dimissioni proviene dall’odio e malevolenza di alcune persone che, istigate da animo diabolico, gli spararono un colpo di archibugio mentre andava a ritirare il suo stipendio nel Casale di Sanarica e poco mancò che non venisse ucciso; e, permanendo in codesto esercizio nel quale ha contratto capitali inimicizie, rischia la vita.”

Vittorio Faglia (1975) nel suo grande censimento delle torri costiere di Terra d’Otranto, cita l’esistenza di un documento risalente al 1777, secondo il quale la torre fosse custodita da un torriere interino che chiedeva un risarcimento. Questo presuppone che la torre svolgesse ancora la sua funzione sul finire del XVIII Secolo. Le notizie successive riguardo Torre Diso appaiono spesso confuse. La torre viene prima riportata distrutta all’inizio del XIX Secolo dalle truppe navali inglesi durante il periodo del Blocco Continentale napoleonico; viene poi censita in buone condizioni nel 1825 (lo confermano il Faglia e De Salve). Ne fece una ricognizione il Faglia nel suo censimento del 1975, ma negli anni ’80 il Cosi non fu in grado di individuarla e con il passare degli anni passò inosservata anche in successive pubblicazioni come quella di Ferrara del 2009.

La torre è quasi interamente crollata. Secondo il Faglia fu danneggiata verosimilmente dagli uomini (per le navi inglesi essa era abbastanza fuori tiro). Non si sa per certo cosa abbia causato tale deterioramento. In quale percentuale lo sfacelo sia dovuto all’incompetenza del progettista, alla disonestà dell’appaltatore (fenomeno esistente anche allora ed ampiamente provato per più di una costruzione) o al vandalismo e all’incuria dei posteri, è molto difficile determinarlo.

Nel 2020, ci sono stati degli sforzi da parte di alcuni cittadini, affinché l’amministrazione comunale si prendesse carico del rudere, in ottica di una possibile riqualifica. Potrebbero infatti esserci presto nuovi risvolti.

La Struttura

Torre Diso appartiene alla tipologia di torri tipiche del Regno, a base quadrata e corpo scarpato. Non si è in grado di ipotizzare se la torre avesse avuto tre caditoie per lato o nessuna caditoia, come la vicina Torre del Sasso. Questa tipologia di torri, come detto, risale al periodo dell’Orden General di Perafan de Ribera (1563). La sua struttura è ben distinguibile dalle poche fotografie risalenti alla seconda metà del ‘900. L’attuale rudere risulta ancor di più deteriorato soprattutto nel suo lato-mare che fino agli anni ‘90 poteva contare diversi metri di altezza in più.  Il rudere è stato a lungo minacciato dalla presenza di folta vegetazione, che con rami e radici rischiava di provocare danni irrimediabili, vista la situazione già critica.

Nel 1975, il Faglia riuscì ad individuare addirittura alcune caratteristiche della struttura interna della torre, oggi non più distinguibili. Scrisse infatti “all’interno si legge un inizio di volta e risega di appoggio (cisterna o locale sotterraneo)”. Torre Diso come ogni torre costiera della sua tipologia presentava una cisterna al piano terra ed un vano agibile al primo piano. Fu costruita con pietre irregolari ricavate dall’ambiente circostante e molto probabilmente nei suoi quattro angoli vi erano pietre regolari e squadrate come nella vicina Torre del Sasso, nel Comune di Tricase.

Torre Diso come appariva in alcuni scatti d’epoca.

Il rudere in una foto del 2009 mostra gravi segni di peggioramento. Si nota infatti che, a differenza delle immagini precedenti, la parete lato-mare è crollata, infatti non supera più in altezza il cavo della corrente elettrica.

Torre Diso nel 2009. Foto di Gianfranco Budano.

Dove si trova: https://goo.gl/maps/baWxZvwSQ7B58ohg7

Bibliografia:

Alemanno, E. B. (1629). Nuova, e Perfettissima Descrittione del Regno di Napoli […]. Napoli: Per Lazaro Scoriggio.

Boccadamo, V. (1994). Guida di Castro. La Città, il Territorio, il Mare e le Grotte. Galatina: Congedo Editore.

Budano, G. (2009). Cultura Salentina. Tra i Due Mari a Caccia di Torri. Sito Web.

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Ferrara, C. (2009). Le Torri Costiere della Penisola Salentina. Sentinelle di Pietra a Difesa del Territorio. Castiglione: Progeca Edizioni.

Mazzella, S. (1601). Descrittione del Regno di Napoli […]. Napoli: Ad istanza di Gio. Battista Cappello.

Tricarico, G. (2020). Le fortificazioni litoranee di Terra d’Otranto: una panoramica sulle torri costiere della provincia di Lecce.

Torre Capo Lupo

Nel Comune di Diso, nella frazione di Marittima, si erge Torre Capo Lupo a 450 metri dal mare e a un’altitudine di 105 metri. Il rudere è all’interno di una proprietà privata.

Giulia Fersini (2020).

La torre fu indicata nella cartografia antica inizialmente col nome di “Torre della Cala del Lupo”. Successivamente, fu conosciuta anche come “Torre di Marittima” o semplicemente “Torre Lupo”. La più a sud tra le torri rotonde piccole della serie di Otranto, Torre Capo Lupo comunicava visivamente con Torre Porto di Ripa a sud, con Torre Diso e con le fortificazioni di Castro a nord.

La torre sorge alta sul mare al limite di un altopiano, in un luogo incantevole e quasi incontaminato. Essa domina l’intero tratto di costa rocciosa che va dalla baia di Castro fino a Marina di Andrano.

La Storia

Esistono poche testimonianze storiche riguardo Torre Capo Lupo. Secondo Caterina Ferrara, l’edificazione della torre risale al XV secolo oppure agli inizi del XVI secolo. Questo farebbe di Torre Capo Lupo una delle più antiche della zona.

La torre compare in tutta la cartografia antica a partire dal XVI secolo. Esistono delle testimonianze storiche riportate da Vittorio Faglia (1978) e da Giovanni Cosi (1989). Secondo queste fonti risultava che “l’8 agosto 1672, Leonardo Forte è il caporale della torre di Marittima alias di Capo Lupo”.

In un atto notarile locale del 20 luglio1762, si parla di Giuseppe Danesi di Diso, “Caporale della Torre della Cava del Lupo”.

Successivamente, lo studioso Vittorio Faglia (1978) accenna ad un torriero interino che, nel 1777, aveva bisogno di risarcimenti. Pochi anni dopo, come tutte le torri costiere, essa fu dismessa.

Esistono poi testimonianze confuse e contrastanti, per le quali la torre nel 1800 risultava distrutta dalle flotte navali inglesi durante il Blocco Continentale Napoleonico, nel 1825 invece, si rivelava ancora in buone condizioni. In una successiva ricognizione del 1842, Torre Capo Lupo è abbandonata perchè “angusta e poco diruta”.

Un tempo Torre Capo Lupo sorvegliava le sorgenti d’acqua dolce che si trovano all’interno di Seno dell’Acquaviva, dove turchi e corsari barbareschi facevano spesso rifornimento per proseguire i loro nefasti viaggi.

Non abbiamo trovato certezze per quanto riguarda l’origine del nome della torre. É verosimile che faccia riferimento alla presenza di lupi che un tempo popolavano la zona. Non confermata la voce per la quale “Lupo” fosse il nome di un Caporale.

Oggi la torre è di proprietà privata e in stato di abbandono.

Giulia Fersini (2020)

Torre Capo Lupo vista da Giovanni Cosi nel 1989

La Struttura

Torre Capo Lupo appartiene alla tipologia di torri “a pianta circolare piccole della serie di Otranto.” Queste torri risultano essere tra le prime costruite, probabilmente in seguito all’eccidio del 1480 a Otranto, per l’urgenza di difendersi dalle minacce turche. In generale esse sono composte da una base troncoconica in pietrame e da un corpo cilindrico con all’interno un unico ambiente voltato, possedevano una dimensione minima per l’alloggiamento di una vedetta. La loro struttura è giustificata principalmente da necessità di urgenza ed economia.

Torre Capo Lupo si presenta ai nostri giorni come un’affascinante rudere. Il suo basamento di forma troncoconica integro, privo di aperture, ha diametro di circa 9 metri. A divisione del basamento ed il piano agibile vi è un ricco cordolo con fascia orizzontale in pietra squadrata. Il piano agibile, che è la parte della torre più danneggiata dai crolli, consiste in un corpo cilindrico che si sviluppa verticalmente. Ancora visibile all’interno, l’attacco della volta del locale quadrato in conci regolari e lavorati ad angolo nello spigolo.

Foto di Giulia Fersini (2020).
Foto di Maria Cristina Fersini (2017).

Dove si trova: https://goo.gl/maps/yrZp2TDsnxUrBVip8

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

Ferrara, C. (2009). Le Torri Costiere della Penisola Salentina. Sentinelle di Pietra a Difesa del Territorio. Castiglione: Progeca Edizioni.

Tricarico, G. (2020). Le fortificazioni litoranee di Terra d’Otranto: una panoramica sulle torri costiere della provincia di Lecce. Sito Web.

Nel Comune di Tricase, nella località di Marina Serra, si erge Torre Palane a pochi metri dal mare e a un’altitudine di 10 metri. La torre è stata recentemente restaurata.

Da Wikipedia.

Presente nella cartografia antica con diversi nomi, Torre Palane fu indicata inizialmente come “Torre di Punta di Plano”, “Torre Piana”, “Torre di Palena”, “Torre di Plano”, “Torre de Plane” e anche “Torre di Pallana”.

Comunicava visivamente a sud con Torre Nasparo e a nord con Torre Porto di Tricase (non più esistente). Costruita a pochi metri dalla rinomata “piscina naturale”, l’incantevole insenatura di Marina Serra.

La Storia

Già esistente nel 1569 secondo gli elenchi dei Vicerè, è inoltre presente in altri documenti e in tutta la cartografia antica con diversi nomi a partire dal XVI secolo. Risultava in cattive condizioni nel 1825 e abbandonata nel 1842 (De Salve).

Giovanni Cosi (1989) riporta alcuni documenti dall’Archivio di Stato di Napoli nei quali vengono riportate prevalentemente le paghe dei torrieri e caporali:

“L’Università di Tricase, il 4 maggio 1584, nomina due procuratori leccesi per riscuotere dal Percettore, quanto da essa già pagato, per i primi quattro mesi dell’anno, al caporale ed ai soci della Plana.”

“Francesco Barragane, caporale e Pietro Barracane, socio della torre detta Plane in territorio di Tricase, il 10 giugno 1588 ricevono dall’Università di Tricase, rispettivamente 20 ducati e 12 ducati e mezzo per i primi cinque mesi dell’anno.”

“Giovanni Battista Micetto, caporale e Lupo Antonio Micetto, socio e custode ordinario della Torre, il 5 gennaio 1607 nominano un procuratore per riscuotere il salario del mese di dicembre scorso: ducati 4 per il caporale e ducati 2,5 per il socio.”

“Il sindaco di Tricase Antonio Simeone, il 16 maggio 1614 incarica un procuratore dell’Università di prelevare la polvere per munizione della Torre.”

Il sindaco di Tricase Giulio Cesare Micetto, il 16 settembre 1618 rilascia procura a Gaspare Brizio per ricevere dal Percettore, in base al mandato di Antonio de Mendoza capitano generale in questa provincia, il rimborso di 13 ducati che l’Università ha già pagato al caporale della torre Plane Giovanni Battista Micetto ed al custode Florio Arseni, per il loro salario dei mesi di giugno-agosto.”

Recentemente è stata restaurata ed è di proprietà demaniale.

Da Rete Comuni Italiani.

La Struttura

Torre Palane è una torre quadrangolare, una struttura simile a quella delle torri delle masserie fortificate diffuse nell’entroterra. Dunque molto atipica in confronto alle altre torri costiere. Ha un basamento leggermente scarpato, con accesso recente in lato nord. Oltre il toro marcapiano, si sviluppa verticale il corpo del piano agibile fino al coronamento, sostenuto da beccatelli, e con una sopraelevazione a monte (probabilmente più recente). É presente una piombatoia che proteggeva la porta levatoia d’accesso (oggi una finestra).

Dove si trova: https://goo.gl/maps/jqjATYpDgLqJQRHo7

Bibliografia:

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Ferrara, C. (2009). Le Torri Costiere della Penisola Salentina. Sentinelle di Pietra a Difesa del Territorio. Castiglione: Progeca Edizioni.

Torre San Gregorio

Torre San Gregorio è una torre non più esistente.

La torre diede il nome alla Marina di San Gregorio, Comune di Patù. Essa comunicava visivamente a nord con Torre Vado e a sud con Torre Marchiello.

Presente nella cartografia e nei documenti dell’epoca con diversi nomi (Torre della Punta di Morchione, Torre di S. Lioro, Torre del porto, Torre di Tato, infine Torre di San Gregorio), risultava costruita nel 1569. Come riporta il de Salve, un documento del 22 luglio 1697 registra l’impegno che il sindaco di Patù insieme ad altri personaggi assunsero verso la Regia Corte l’impegno “di riparare la gettarola sopra la porta e l’altra verso scirocco della torre di S Gregorio, entro il mese di agosto prossimo”.

Le rovine di questa torre, probabilmente danneggiata nel corso di una non precisata invasione, nel 1899, sono state definitivamente rimosse per fare posto ad una costruzione privata, una villa, posta sul Capo San Gregorio. É anche verosimile che la torre sia stata inglobata nella costruzione stessa,

Giovanni Cosi (1989)
Fabio Protopapa (2014).

Dove si trovava: https://goo.gl/maps/WBrU1eGE2Xbjbo8Z6

Bibliografia:

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Torre Mozza

Nel Comune di Ugento, nell’omonima località, si erge Torre Mozza a circa 40 metri dal mare e a un’altitudine di 2 metri. Oggi il rudere è stato recuperato ed è di proprietà del Comune.

Dal sito Full Travel.it

Indicata nella cartografia antica inizialmente come Torre Fiumicelli, comunicava visivamente a sud con Torre Pali e a nord con Torre San Giovanni Marittimo. Sorge poco discostata dalle abitazioni della marina a cui ha dato il nome.

La Storia

Nel 1547, quattrocento turchi sbarcarono, con ventidue galee, nelle acque di Ugento. Le autorità locali in questo periodo, vista la costante minaccia piratesca, decisero di costruire torri costiere nelle vicinanze e in difesa delle sorgenti d’acqua potabile (come succederà anche per Torre Fiume).

L’edificazione della torre fu consegnata nel 1583 ai leccesi Cesare Schero e Giovanni Mischinello. Fu costruita su volontà del vescovo di Gemini a presidio delle preziose fonti d’acqua dolce (da questo il nome originario Torre Fiumicelli), spesso utilizzate da turchi e predoni per il rifornimento.

Di seguito un raro e significativo documento riportato da A. Corchia, nella rivista La Zagaglia (1961).

« Erezione della Torre Mozza in feudo di Gemini presso Ugento. (Archivio di Stato di Napoli. Partium Summariae, n. 589, f. 14).

Il Vescovo di Ugento fa sapere che in quella marina ave uno feudo detto di Gemini presso la marina e un fiume d’acqua dolce con comodità dei vascelli dei Corsari che approdano e si fanno la provvisione dell’acqua, per ovviare a questo abuso e……. fu deciso di fabbricare una torre acciò i corsari non venissero più. Fu deciso che dovessero contribuire i vassalli e pagare duc. 200 per edificare detta Torre mentre l’università vi spese 1600 ducati, per essa si chiede di essere rimborsata la somma ora che detta torre è stata eretta. 23 dic. 1568 ».

Giovanni Cosi (1989) riporta ulteriori documenti di grande interesse:

“I maestri Cesare Schero e Giovanni Mischinello, di Lecce, a cui era stato assegnato, verso la fine del 1583, l’appalto per la costruzione della torre detta delli Fiumicelli in maritima di Ugento, il 15 febbraio 1584 costituiscono loro procuratore il maestro Martino Cayzza per riscuotere quanto a loro dovuto dalla R. Camera per il lavoro eseguito e misurato dall’ingegnere provinciale.”

“Nicola Caballo di Ugento, caporale della torre detta delli Fiumicelli della Terra di Presicce, trovandosi malsano ed occupato per altre sue necessità, il 9 aprile 1628 si dimette dal servizio, demandando alla R. Corte l’incarico di provvedere alla sua sostituzione.”

Il nome Mozza, col quale oggi è più conosciuta, ha invece origine dalla sua conformazione più recente, in seguito ai crolli subiti nel tempo. Nella cartografia antica è indicata come Torre Mozza solo a partire dal XVIII secolo. Nel 1825 fu censita in buono stato da Primaldo Coco e nel 1842 risulatava ancora in uso dalla Guardia Doganale.

“Si racconta” che durante la Seconda Guerra Mondiale Torre Mozza sia stata utilizzata dai soldati come postazione di difesa.

Nel 2021 è stato approvato un progetto per degli interventi di restauro conservativo e di consolidamento statico della torre (Piazzasalento, 2021).

La Struttura

L’imponente rudere a base circolare, oggi accortamente risanato, è costituito da uno zoccolo scarpato del diametro di 16 metri alla base, in origine definito da un coronamento aggettante sostenuto da beccatelli (di questo rimane un interessante frammento). Conserva parte della porta levatoia e altre aperture in fascia alta. Le piccole aperture sui lati lasciano intravedere lo spessore delle massicce mura interne. Fu costruita da conci regolari alla base, prosegue poi con pietre irregolari. Non sono leggibili altre eventuali trasformazioni subite.

Dalla Pagina Facebook: Viaggio tra le torri del Salento

Dove si trova: https://goo.gl/maps/y7ScstZopzZwT1P96

Bibliografia:

Corchia, A. (1961). Monumenti Costieri Salentini Abbandonati. In La Zagaglia, Rassegna di Scienze Lettere e Arti, notiziario del gruppo speleologico salentino. Dicembre 1961, pg 35-42.

Cosi, G. (1989). Torri Marittime di Terra d’Otranto. Galatina: Congedo Editore.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Ferrara, C. (2009). Le Torri Costiere della Penisola Salentina. Sentinelle di Pietra a Difesa del Territorio. Castiglione: Progeca Edizioni.

Piazzasalento (2021). Torre Mozza (Ugento), progetto da 285mila euro per il recupero della torre. Sito Web.

Torre Suda

Nel Comune di Racale, nell’omonima località, si erge Torre Suda a 150 metri dal mare e a un’altitudine di 3 metri. Oggi essa è proprietà del comune, e viene utilizzata per mostre ed eventi.

Foto dal sito del Comune di Racale.

Torre Suda comunicava visivamente a nord con Torre del Pizzo e a sud con Torre Sinfonò.

La Storia

Torre Suda, che ha dato il nome alla località cresciuta a ridosso e la caratterizza con la superba presenza, sorge sul litorale roccioso. Risale al XVI secolo, sebbene il periodo di edificazione della torre risulti incerto, essa figura nell’elenco ufficiale del Regno di Napoli datato 1613. Nella cartografia antica e in altri documenti è menzionata a partire dal XVII secolo, sempre col nome di “Torre Suda”. Dismessa dalle funzioni militari, venne sigillata e utilizzata come cisterna, l’umidità filtrata dal materiale calcareo, permeabile, con cui era realizzata, diffuse l’impressione che “sudasse” e il nome, secondo la tradizione popolare, fu suggerito da questa circostanza. L’indicazione con lo stesso nome nella cartografia dei secoli precedenti, però, sembra smentire questa congettura. Nel 1825 venne censita in buono stato (Primaldo Coco) e nel 1842 era ancora in uso dalla guardia doganale.

Oggi la destinazione d’uso della torre è fortunatamente cambiato. Nel modesto locale del piano superiore, infatti, attualmente, si ospitano mostre ed eventi di ogni genere che richiamano l’attenzione di numerosi visitatori.

La Struttura

Torre tra le più rappresentative a base circolare. Il corpo di fabbrica risulta composto da diversi elementi architettonici funzionali a contrastare il deleterio impatto delle più evolute armi da fuoco. Il basamento di forma troncoconica, con diametro di 11 m, ospita una cisterna per l’approvvigionamento dell’acqua piovana che garantiva, in caso di assedio, la necessaria autonomia agli uomini asserragliati al suo interno. Il secondo ordine a forma cilindrica è stato corredato di elementi strutturali tipici dell’architettura militare. Si tratta di tre feritoie disposte secondo un orientamento strategico dalle quali si poteva rispondere in sicurezza alle varie aggressioni. La divisione dei due moduli, poi, viene sottolineata dal toro marcapiano. Il coronamento è caratterizzato dalla presenza di vari elementi: una caditoia, che oggi per i vari rimaneggiamenti subiti nel corso dei secoli, non sembra difendere nessun accesso alla Torre, da beccatelli, usati per sostenere parti sporgenti di un edificio e da un pettorale, un muretto che corre sulla sommità della torre. La scala esterna costituita da 29 scalini è agganciata al corpo mediano dal quale, attraverso l’unico ingresso più volte rimaneggiato, si accede al suo interno: un vano ottagonale che presenta delle nicchie ricavate nello spessa muraglia. Un angusto ambiente, poi, ospita la scaletta che conduce in cima alla costruzione.

Dalla pagina Facebook: Fotografando Lecce e il Salento
Dal sito internet del Comune di Racale

Da notare come oggi, la torre sia stata spogliata da quei corpi estranei aggiunti nel corso dei secoli.

Dalla Pagina Facebook: Fotografando Lecce e il Salento

Dove si trova: https://goo.gl/maps/GbW69geePAPT243u7

Bibliografia:

Comune di Racale (2020). La Torre di Torre Suda. Link: https://www.comune.racale.gov.it/vivere-il-comune/territorio/da-visitare/item/la-torre-di-torre-suda

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.