Torre Sant’Isidoro

Nel Comune di Nardò, nell’omonima località, si erge Torre Sant’Isidoro a meno di 50 metri dal mare e a un’altitudine di 3 metri. Oggi è in concessione a privati.

Foto di Giorgio Maghenzani.

Comunicava visivamente a sud con Torre Inserraglio e a nord con Torre Squillace.

La Storia

Di Torre Sant’Isidoro sappiamo con certezza che nel 1622 fu necessario ricostruirla dalle fondamenta. I lavori della ricostruzione furono aggiudicati al neretino Giovanni Vincenzo Spalletta, questo ne affidò l’esecuzione ai concittadini: Ortensio Pugliese, Giovanni Francesco Mergula e Francesco Antonio Pugliese, che portarono a compimento i lavori nel 1624. Compare in tutta la cartografia antica. Fu censita in cattivo stato nel 1825 da Primaldo Coco e fu abbandonata intorno al 1842.

Un tempo la torre dominava questo bellissimo tratto di costa bassa indisturbata ma è stata raggiunta da un’espansione edilizia in tempi governati da assoluta “leggerezza” e insensibilità tanto da essere tollerate costruzioni addossate alla torre stessa. Oggi la torre è in concessione a privati.

Sul sito della Fondazione Terra d’Otranto sono riportati ben tre documenti, rarissime testimonianze dell’epoca, che arricchiscono la storia di questa torre.

La prima attestazione del toponimo risale al 1443 [Angela Frascadore, Le pergamene del monastero di S. Chiara di Nardò (1292-1508), Società di storia patria per la Puglia, Bari, 1981 pg. 117]: …massariam unam, nominatam Sancti Nicolai Pedi Roghina,   que est  prope  maritimam in Sancto Ysidero… (…una masseria chiamata  San Nicola Pedo Roghina, che si trova vicino al mare in Sant’Isidoro…)] e, più avanti nello stesso documento (pg. 120):…usque ad locum qui vocatur Salparea et vadit per massariam Sancti Ysideri, inclusive, usque ad turrim Sancti Ysideri, que est fundata  et constructa super territorio dicti pheudi, et deinde currit per viam que dicitur Carbasio, usque ad clausorium olivarum Carbasii, inclusive, et massariam Nicolai Cursari, que fuit Iohannis de Thoma de Neritono…(…fino al luogo che si chiama Sarparea e procede attraverso la masseria di Sant’Isidoro, comprendendola, fino alla torre di Sant’Isidoro che è costruita sul territorio di detto feudo1, e  poi  corre attraverso  la  via chiamata Carbasio, fino all’oliveto di Carbasio, comprendendolo, e alla masseria di Nicola Cursaro, che fu di Giovanni Toma di Nardò…).

La seconda attestazione è del 1500 [Centonze-De Lorenzis-Caputo, Visite pastorali in diocesi di Nardò (1452-1501), Congedo editore, Galatina, pg. 206: Item in territorio Neritoni, in loco nominato Sancto Nicola Pedironcha2, chesura una de herbagio cum puteo parietibus clausa, in loco est nominato Sancto Ysidero (Parimenti in territorio di Nardò, in località chiamata San Nicola Pedo Roghina, un luogo recintato a pascolo con pozzo, chiuso da pareti, in località chiamata Sant’Isidoro).

La terza testimonianza è quella lasciataci da Antonio De Ferrariis detto il Galateo, nel suo De situ Iapygiae pubblicato a Basilea nel 15583Inde divi Isidori Turris Neritonorum emporium… (Successivamente la Torre del divino Isidoro, emporio dei Neritini…).

1 Si tratta del feudo di Ignano citato in una parte precedente a quella del documento riportata.

2 Da notare quale deformazione ha assunto il toponimo, in poco più di cinquanta anni,  rispetto al precedente Sancti Nicolai Pedi Roghina.

3 Cito da La Giapigia e vari opuscoli, Lecce, Tipografia Garibaldi, 1867, vol. I, pag. 29.

Sappiamo che la torre attuale è la ricostruzione dalle fondamenta, iniziata intorno al 1622, della vecchia che era entrata in funzione nel 1569; la notizia dell’esistenza di una torre già nel 1443 e la testimonianza del Galateo che ho riportato alla fine (potrebbe per motivi cronologici riferirsi tanto alla torre originaria quanto alla sua prima ricostruzione) fanno pensare che quella attuale costituisca in realtà almeno una seconda ricostruzione. Da notare che il documento riportato è  lo stesso  in cui si parla in modo che non lascia assolutamente adito a dubbi, circa una possibile confusione con questa torre, di un’altra torre, da identificare probabilmente con Torre Uluzzo.

La Struttura

Compresa nella serie di Nardò a base quadrata, presenta piano terra quadrangolare senza aperture, di 12 metri per lato, definito da una marcata scarpatura (forse lascia pensare ad un intervento successivo di potenziamento). Il piano agibile, oltre il primo toro marcapiano, presenta finestre su tre lati e porta d’accesso levatoia in lato monte. Ma come scrive il Faglia, esistono segni di una porta levatoia sul lato sud anzichè sul lato monte dove ora esiste la scalinata. Si sviluppa inoltre un secondo piano, definito da un altro toro, che continua verticalmente fino al parapetto di coronamento. Questo, aggettante e sostenuto da beccatelli, è fornito di troniere e una piombatoia su ogni lato, in corrispondenza delle aperture. La garitta, sul terrazzo di copertura, è a filo del parapetto. L’accesso al piano agibile è servito da una scala rampante, probabilmente di epoca successiva.

Al suo interno è presente, al primo piano, un grande locale con camera e piccolo gabinetto in spessore di muro, camino e botola per raggiungere la cisterna sottostante, in un ampio locale voltato a botte. Sul terrazzo si accede alla guardiola attraverso una stretta scala di legno.

Immagini tratte dal libro di Vittorio Faglia (vedesi bibliografia).

Dove si trova: https://goo.gl/maps/CpHHTthDtyjjWDGR7

Bibliografia:

Fondazione Terra d’Otranto (2012). Torre Sant’Isidoro e torre Uluzzo sulla costa di Nardò. Sito Web.

De Salve, C. (2016). Torri Costiere. La Difesa delle Coste del Salento al Tempo di Carlo V. Galatina: Editrice Salentina.

Faglia, V. & Bruno, F. (1978). Censimento delle Torri Costiere nella Provincia di Terra d’Otranto. Roma: Istituto Italiano dei Castelli.

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